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Personaggi

Fabrizio Croci, "un posto al sole" tra la tv e il teatro

Il poliedrico attore parmigiano è un volto noto delle soap e delle fiction. "Passo dall'avanguardia all'intrattenimento: per un attore le tournée sono fondamentali"

Televisione

Fabrizio Croci

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«Un posto al sole» ma anche «CentoVetrine» e «Vivere». E' di Parma uno dei volti più noti della soap televisiva italiana. Fabrizio Croci, 42 anni, è tornato a vivere a Gainago con la mamma Alida, dopo aver abitato per una decina di anni a Roma. Fa l'avvocato, invece, il fratello Emanuele. Dopo il diploma magistrale, si iscrive all'università - facoltà di Economia e Commercio - poi la passione per la recitazione lo ha portato via da Parma e adesso il ritorno a casa.
Quando è nato l'amore per il teatro?
«In principio c'è stato il cinema, soprattutto quello americano degli anni '80: così ho amato, in modo particolare, Scorsese e Coppola. Ma ero stato influenzato positivamente anche da Elia Kazan e dal suo “Gioventù bruciata”. All'inizio non amavo il neorealismo italiano, che poi ho apprezzato in seguito. A 20 anni ho frequentato un corso a Parma. Ma la svolta è arrivata vedendo uno spettacolo al teatro Regio: era “La dolce ala della giovinezza” con Rossella Falk e Lino Capolicchio, vedendo questo spettacolo ho capito che anche il teatro poteva avere una contemporaneità. Fino ad allora, per me, il teatro era solamente classico».
Poi ha lasciato Parma per Roma: una scelta di vita?
«Nel 2000 feci uno spettacolo di Vincenzo Cerami al Teatro Due, poi sono andato a Roma ma due anni dopo sono ritornato a Parma, dove con la compagnia teatrale “Numeriprimi”, feci sei spettacoli al Teatro del Tempo e dei corsi di recitazione con novanta iscritti. Nel 2004 sono ritornato nella capitale e ho cominciato a lavorare anche in televisione. La prima occasione è stata “Vento di ponente 2”. Poi sono stato protagonista di una puntata a “Ris 2”. Mi venivano assegnati sempre personaggi controversi, spesso ero il cattivo di turno».
E così arrivarono le soap: «Un posto al sole», «Vivere» e «CentoVetrine».
«Nel 2007 sono entrato nel cast di “Un posto al sole”, in onda su Raitre, interpretando Gabriele Marelli. Sempre nel 2007, nel ruolo di Marco Zard, ho girato “Vivere”, su Canale 5. Poi, per un certo periodo, ho lasciato le soap e ho realizzato, sempre per la televisione, “Terapia d'urgenza”, “Ris 5 - Delitti Imperfetti” e “Un caso di coscienza 4”. Nel 2011, infine, sono stato scelto per interpretare Alessio Nisi, un giornalista d'assalto sempre a caccia di scoop, nella soap opera “CentoVetrine”, su Canale 5. Ora il mio personaggio è stato congelato perché è finito in carcere. Una grande opportunità mi è stata data con il personaggio dell'ingegner Manni nella serie tv “Squadra Antimafia - Palermo oggi 2”. Un ruolo completamente diverso da quelli che interpreto solitamente. Durante la permanenza romana ho lavorato anche in teatro con la compagnia “Accademia degli Artefatti”, con le regie di Fabrizio Arcuri, uno dei registi più interessanti e innovativi della scena nazionale. Dunque l'opportunità di essere attore nei testi di Brecht o di Fassbinder, di esplorare la drammaturgia contemporanea di autori quali Ravenhill, Martin Crimp, Sarah Kane o di essere protagonista di uno spettacolo alla Biennale di Venezia».
Teatro, televisione e cinema: ci parli dell'ultimo film interpretato, «Limen» (Omission).
«Sotto la regia di Emiliano Dante, ho interpretato “Limen” (Omission), girato a L'Aquila. E' un film di fantapolitica, con un intrigo religioso, riferito a sette segrete. E' stato girato nel 2006, poi montato una prima volta e nel 2010 ci sono state nuove riprese e una nuova uscita nelle sale lo scorso anno».
Come è stato ritornare a Parma dopo tanti anni?
«Tornare a Parma dopo essersi allontanati ti fa apprezzare anche quelle caratteristiche che in un primo tempo chiami limiti e che in seguito riconosci come aspetti che, in qualche modo, ti assomigliano. Credo che la provincia ti entri nel dna e che sia un un segno indelebile della tua personalità con i suoi pro e contro. L’andarsene per poi tornare dopo un percorso altrove ti permette di mettere meglio a fuoco i suoi aspetti positivi come il senso di appartenenza, il suo confidenziale scorrere placido, i suoi silenzi, i volti di quelle persone che, per qualche motivo, ti sembrano sempre familiari. Allo stesso tempo, nel mio caso, andarmene mi ha permesso di fare un cammino professionale ampio e pieno di contaminazioni eterogenee, dal teatro classico a quello di avanguardia, dal teatro di intrattenimento a quello off, dalla soap al cinema autoprodotto, dalla fiction al film vero e proprio. Questo, secondo me, è fondamentale per chi intende fare l’attore. Se non fai anni di tournée in giro come una trottola non ti formi l’ossatura necessaria per supportare la cartilaginea sostanza di questa eterea professione. Questa ricchezza di input rubati da questa vita nomade, che ora mi trovo come un piccolo tesoro composito, sto cercando di farla vivere in un piccolo teatro di Parma, dalla commovente bellezza nel quartiere dell’Oltretorrente, oggi purtroppo più conosciuto per fenomeni di degrado che per la sua gloriosa importanza storica: il Theatro del vicolo, gestito da Egidio Tibaldi, uno dei pochi, se non l’unico, che concepisce il teatro come luogo “aperto” e infatti insolitamente offerto a più compagnie locali bisognose di spazio, attraverso un laboratorio da me realizzato insieme al giovane gruppo degli “Anticorpi teatri”».
Quali sono i programmi futuri?
«In questi giorni (fino a domani, ndr) sto recitando a Bologna in “Historie de “F” (Come Faust e Margherita divennero una sola anima corrotta)”, che si addentra nel mito di Faust e Margherita, arrivando ad interrogarsi sulla corruzione e la libertà, passando da Sade e arrivando ai giorni nostri. Regia e drammaturgia di Pietro Babina. Sul palco con me Francesca Mazza».

 

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