intervista

Anna Caterina di Francia: «Un repertorio affascinante»

La Antonacci: «Ci siamo “scelti” a vicenda: e tutto è iniziato con Berlioz»

Anna Caterina Antonacci

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Parigi è stata per un po’ la sua città e la musica francese è diventata un tassello importante della sua carriera. Proprio con la cantata per voce e orchestra «La mort de Cléopâtre» di Hector Berlioz, torna a Parma Anna Caterina Antonacci. Nota per la sua versatilità, grazie alla quale passa con agilità dal barocco all’opera contemporanea, il soprano canterà questa sera nell’Auditorium Paganini (ore 20.30) per la stagione «Nuove Atmosfere». Con lei la Filarmonica Arturo Toscanini guidata dal suo direttore ospite principale Kazushi Ono, che dirigerà anche la Quarta Sinfonia di Piotr Ilic Ciaikovskij e la Serenata op. 22 di Antonín Dvorák.
Come viene raffigurata Cleopatra in questa cantata di Berlioz?
«Si tratta di un bilancio molto amaro fatto in punto di morte da Cleopatra, sconfitta e costretta a salvare il proprio onore uccidendosi. Ci sono due recitativi e due arie: nella prima parte, Cleopatra ha un momento di rimpianto e rievoca i momenti felici della sua vita, quando riuscì a trionfare su Cesare e Antonio, grazie alla sua bellezza. La seconda parte è invece un’invocazione ai faraoni, suoi avi, sino al morso del serpente in cui l’accelerazione del battito del cuore è reso dall’orchestra in modo estremamente realistico».
Kazushi Ono afferma che in questo brano l’orchestra non accompagna soltanto il canto ma è partner della voce...
«In tutte le opere di Berlioz l’orchestra è sempre molto densa, importante e attinente al testo e questa cantata è un piccolo concentrato d’opera, molto drammatica e ardita».
Lei ha vissuto a Parigi e la musica francese ha acquistato un ruolo importante nel suo repertorio: cosa l’ha affascinata di questa cultura?
«Negli ultimi dieci anni ho scelto e un po’ sono anche stata scelta dal repertorio francese. Tutto è iniziato nel 2003 con ‘Les Troyens’ di Berlioz, che ho cantato al Théâtre du Châtelet a Parigi. Ne ho scoperto la bellezza e la profondità, mi ha conquistato. Ho quindi esplorato le opere, il repertorio sinfonico e quello da camera. Il fatto di aver abitato per alcuni anni a Parigi mi ha dato poi la possibilità di capire e conoscere meglio la cultura, il teatro, la letteratura e il cinema francese, e questo mi ha sicuramente arricchita».
Del suo lungo rapporto artistico con Parma cosa ricorda con più affetto?
«Ricordo la vittoria del Concorso Voci Verdiane, nell’88. Fu un momento importante: Mirella Freni era la madrina del concorso e vincerlo (tra l’altro cantando Rossini e non Verdi) fu una bella iniezione di autostima. Poi sono tornata a Parma nel 2004 per ‘Alceste’ di Glück, diretta dall'indimenticato Bartoletti e con la regia di Liliana Cavani, e ancora nel 2007 e nel 2010 per ‘Un giorno di regno’, regia di Pier Luigi Pizzi. Fu un gioiello di produzione. A Parma sono sempre venuta per occasioni di classe, mai per routine».
Quali i suoi prossimi impegni?
«Ora vivo a Ginevra e a breve ho un recital qui. Poi farò una tournée di musica barocca con l’Accademia degli Astrusi di Bologna, una ‘Carmen’ in Cina; l’anno prossimo debutterò ‘Ifigenia in Tauride’ e a San Francisco canterò in prima assoluta ‘La ciociara’ di Marco Tutino».

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