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Corrado Medioli

La fisarmonica che suona in "pramzàn"

"Il mantice è la sua anima e il suo polmone". "Ma sbaglia chi la associa soltanto al liscio"

La fisarmonica che suona in "pramzàn"

Corrado Medioli

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In principio fu Migliavacca. Sì, proprio lui, il violinista errante, cieco come un bluesman della Louisiana, l'autore della celebre «Mazurca» che porta il suo nome, morto in povertà - così come aveva vissuto - nel 1901. Lo stesso anno di Verdi. Ma cos'altro possono avere in comune il più grande compositore italiano e un musicista di strada che concedeva bis per pochi spiccioli?
La riposta non soffia nel vento, bensì in una «Fratelli Crosio» di Stradella, luccicante e personalizzata come si conviene a ogni grande artista: la fisarmonica di Corrado Medioli, inesauribile ambasciatore della parmigianità nel mondo (per esser chiari: ha suonato a Wembley con l'Orchestra Sinfonica della Bbc).
«Cosa mi chiedono quando suono all'estero? Le arie di Verdi, naturalmente, ma anche la Mazurca di Migliavacca. Non avete idea di quanto sia conosciuta».
E forse è proprio a Migliavacca che s'ispiravano i fisarmonicisti di strada che giravano per le campagne e che fecero scattare la scintilla nel piccolo Corrado.
«Quel suono così evocativo mi rimase impresso - racconta - e iniziai a suonare a sei anni. Allora da piccoli si andava in colonia, ed è lì che conobbi un bambino che già maneggiava lo strumento: era Gianni Verderi, che poi vinse anche il campionato mondiale».
Ancora con i calzoni corti, Medioli ne imbracciava già una sui palchi del NordItalia
«A 14 anni suonavo con i Pinazzi, poi andai a Milano con l'Orchestra Spinelli. Quindi vennero i Players e successivamente la povera Giuni Russo, della cui band ho fatto parte per anni».
Strumento popolare per eccellenza, la fisarmonica non figurava certo tra i corsi del Conservatorio. Ma il suo direttore dell'epoca, il maestro Ferrari Trecate, ne era appassionato.
«Da lui imparai tantissimo, soprattutto dal punto di vista dell'interpretazione. Perché la fisarmonica non è solo tecnica, per quanto sia uno strumento assai complesso: ci sono ragazzi bravissimi, ma che sembrano dei robot, mancano totalmente di espressività».
E pensare che pochi strumenti riescono a coprire l'intera gamma dei sentimenti, dall'allegria più sfrenata alla malinconia più struggente, come la fisarmonica.
«Infatti - osserva Medioli - sbaglia di grosso di chi associa questo strumento solo al ballo liscio. C'è anche la creatività del jazz, come la nobiltà della classica. Non a caso anche a Verdi piaceva moltissimo il suo suono».
Il segreto della fisarmonica? Medioli non ha dubbi:
«Il mantice: è come il polmone del cantante, qualsiasi espansione, dalla più dolce alla più grave, la devi fare con il mantice. Che è anche la sua anima».
Più prosaicamente: quanto può costare una fisarmonica?
«Quella professionale può arrivare anche ai 14/15mila euro. Ce ne sono altre che costano la metà, poi quelle da studio anche molto meno. Le ditte più famose? Beh, tutti conoscono la tedesca Hohner, o quelle italiane come la Fratelli Crosio di Stradella, che ha realizzato la mia, e la Soprani di Castelfidardo. Anche se adesso, come per le automobili, il processo è un po' cambiato: una volta si faceva tutto in casa, adesso vengono assemblate le varie componenti».
Che differenza c'è tra la fisarmonica come la intendiamo noi e il bandoneon di Piazzolla?
«Sono quasi due strumenti diversi. Innanzitutto il bandoneon ha due tastiere. Poi all'interno ha lamelle molto più grosse».
Concertista, didatta, compositore (da «Gioiello» a «Mattino», che qualcuno vorrebbe riarrangiare per coro), anche vibrafonista, nonchè animatore di feste popolari e iniziative benefiche: qualunque sia l'evento, specie se «pramzàn», Medioli c'è. Purchè si suoni dal vivo.
«Sì perchè se mi chiedono di suonare in playback, allora è meglio che chiamino qualcun altro. Alle tv ho detto di no un sacco di volte proprio per questo motivo».
Ma è vero che una volta ha tolto la corrente a un'orchestra di liscio durante una sagra?
Medioli annuisce e sorride, con l'aria divertita di chi l'ha fatta grossa: «Di colpo si è “spenta” la musica e sembravano tutti pesci nell'acquario. Purtroppo sono le basi registrate la rovina della musica popolare».
Sale da concerto di mezza Europa, dov'è spesso accompagnato dal figlio pianista Stefano, addirittura mete impensabili come Yemen e Pakistan. Eppure poche «location» emozionano Medioli come le case di riposo.
«Suonare per i nostri anziani mi fa capire quanto sia importante la musica per chi è rimasto con poco altro al mondo. In quei luoghi c'è tanta tristezza e vedere quegli sguardi che s'illuminano e si risvegliano, è una sensazione che non si può spiegare».
Abbiamo volutamente lasciato in fondo il capitolo Gigi Stok: si sente il suo erede?
«Certamente non il suo allievo, visto che non ha mai insegnato. Ma è ovvio che lui per me è stato un maestro. Era il numero uno, quando ci siamo conosciuti ero ancora un ragazzo e nonostante la differenza di età siamo diventati amici. Così, quando decise di ritirarsi, chiese a me di prendere il suo posto, e fu così che divenni il fisarmonicista dei Cadetti di Gigi Stok. I suoi consigli sono stati impagabili: lui, che non si è mai mosso da Parma, conosceva il pubblico come nessun altro: “Fai le cose per bene - mi diceva - ma senza esagerare”. Che detta in dialetto suonava pressappoco così: “Tì contentja, mo lässogh la vója...”».

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