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Le colonne sonore di Parma

Paola Sanguinetti, una parmigiana nello star system

Canta con Andrea Bocelli in tutto il mondo. Ma ogni Capodanno ha un pensiero per la sua città

Paola Sanguinetti in concerto, lo scorso febbraio a Istanbul, con Andrea Bocelli
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Se ha un difetto, è l'eccessiva modestia. Su questo concordano gli amici storici, tutti suppergiù dell'ambiente musical artistico, di Paola Sanguinetti, soprano di fama internazionale e di cuore parmigiano.

Paola, una parmigiana vera, nell'intimo
«Sì anche se per un caso del destino sono nata a Ferrara perché mio padre Rodolfo, in quegli anni lavorava là. Mia mamma Lidia aveva sempre la nostalgia di Parma così non mi sono sentita a casa finché non siamo tornati qui. Avevo 7 anni».

E' di quegli anni anche il primo incontro con la musica
«Sulla scia di mio fratello Giorgio, più grande (ora docente di Musicologia all'Università di Roma Tor Vergata, ndr), frequentai le scuole elementari sperimentali e le medie al Conservatorio Boito. Nostro insegnante era il maestro Musini, persona molto spiritosa, brillante. Il suo insegnamento ha lasciato in me una forte impronta, mi ha aperto gli orizzonti, mi ha fatto ragionare. In una parola, mi ha insegnato la differenza tra le cose belle e i luoghi comuni»

Quando ha pensato: «Voglio cantare»?
«Oh, molto tempo dopo. Al Conservatorio ho studiato violino, solo croce, niente delizia. Non l'ho amato, forse ero troppo piccola. E poi non lo avevo scelto io. Allora di musicisti c'era molto bisogno e, siccome tutti avrebbero voluto dedicarsi al pianoforte, in Conservatorio ci smistavano. Io finii nella classe di violino. Non fu amore».

Quando il passaggio al canto?
«Quando ho iniziato a fare la comparsa al Teatro Regio, verso i 20 anni. Nel dicembre del 1979 debuttai in Traviata, ero figurante nella festa a casa di Flora. Quella rappresentazione è passata alla storia perché l'opera dovette essere interrotta, alla fine del secondo atto, per la rivolta del pubblico contro il soprano Elena Mauti Nuziata e il direttore Fernando Previtali. Il Loggione, inferocito, gridava: “Maestro, vai a letto!” e parecchio altro. Noi, che facevamo i figuranti, non sapevamo che fare, stavamo lì impietriti mentre il sipario veniva chiuso, la cantante piangeva. Arrivò Angela Spocci e ci disse: “Voi ragazzi adesso andate a casa”»

Un approccio indimenticabile
«Sì, davvero. Una persona con buon senso se ne sarebbe andata, avrebbe cambiato mondo. In verità, in quel momento, non pensavo che sarei diventata solista. Però è stato allora che mi sono innamorata del teatro, dell'aura magica che si respira. Mi decisi: avevo le basi musicali e la voce, così partecipai alle audizioni per entrare nel Coro del Teatro Regio; nel mio gruppo c'era anche Andrea Rinaldi che canta tuttora nel coro».

A quel punto si è messa a studiare
«Esattamente, volevo perfezionarmi. I primi rudimenti ce li impartì Liliana Nissolino, collega più grande di noi, che cantava nel Coro. Poi mi sono riiscritta al Conservatorio, questa volta a Canto»

E ha trovato come insegnante Wilma Colla, un'istituzione nel mondo del canto, tra l'altro moglie dello scomparso Edgardo Egaddi, maestro del Coro del Regio.
«C'erano tre classi, io fortunatamente fui assegnata a Wilma Colla, insegnante eccellente e persona eccellente. Non lasciava scappare una nota, con lei ogni suono veniva sezionato, controllato, analizzato»

Come è diventata solista?
«Sono rimasta a lungo nel Coro, una decina d'anni. Forse anche troppo. Ma nel frattempo papà aveva impiantato un'azienda sua a Luzzara e io andavo lì, lavoro d'ufficio. La mia vita non era impostata per fare la cantante. Poco alla volta iniziai a fare qualche concerto, con dei risultati. Un giorno arrivò Corrado Abbati, mi scelse dal Coro. Mi propose l'operetta, il ruolo di Valencienne nella Vedova Allegra. Mi trovai catapultata in una realtà completamente diversa dall'opera. Però ho imparato tantissimo, a stare sul palcoscenico tutti giorni. E poi a muovermi, recitare. Non solo, ho incontrato un gruppo di persone che sarebbero diventate amiche per tutta la vita, con cui ancor oggi appena possibile si cerca di lavorare insieme, penso ad Artemio Cabassi, per fare un nome. Sempre lì ho incontrato l'uomo che sarebbe diventato, nel 2002, il mio attuale marito, Enrico Zucchelli».

Dall'operetta all'opera.
«Il mio debutto assoluto è La cambiale matrimonio di Rossini al Festival di Torrechiara, dirigeva Carlo Piazza. E' stata la mia prima opera completa. Poi ho cantato tanto e dappertutto. Quante Tosche, e poi Otello, Adriana Lecouvreur, Trovatore, Don Giovanni, Le nozze di Figaro, Tabarro. La Bohème al Teatro Regio, nel 2000, fu una soddisfazione perché significava cantare nel mio teatro»

Una riflessione che si fa spesso: perché chi è di questa città non viene chiamato a cantare qui con la frequenza che ci si aspetterebbe?
«Per me è un discorso particolare. Non sto in un'agenzia. Sono le agenzie che fanno i pacchetti, ti piazzano nei teatri. Mi gestisco io la carriera, gli appuntamenti e per me questo è un pregio perché non avrei retto una vita sempre alle dipendenze, tutta programmata»

Un'amica comune dice che Paola Sanguinetti avrebbe fatto una straordinaria carriera se non fosse nata in una famiglia benestante.
«C'è una leggenda metropolitana che mi spaccia per ricca ma non è affatto così, vivo del mio lavoro. Fatico e studio. Sfogo anche la mia vena creativa inventando spettacoli, come ad esempio «Mio caro Mago» dedicato a Giuseppina Strepponi interpretata da una straordinaria Paola Gassman con interventi musicali miei e dell'arpista Davide Burani, con il quale collaboro da anni. Però sgomitare, proporsi in continuazione non è una cosa che mi appartenga. Non ho nulla contro chi lo fa, sono persone degnissime. Ma io non ho l'ambizione sfrenata».

Ciò nonostante, ha fatto una bellissima carriera. Con una chicca per cui molte donne la invidiano: la pubblicità dei Ferrero Rocher con Richard Gere.
«E' stato un caso. Il set era al Regio. La produzione voleva una cantante vera. Hanno visionato due o tre cantanti di Parma e poi hanno scelto me».

E intanto Richard Gere mangiava il cioccolatino
«Mi spiace dare una delusione ma non l'ho neanche visto Richard Gere, lui ha registrato il suo pezzo in America».

Poi c'è la lunga collaborazione con Andrea Bocelli.
«Questa invece è una cosa importante, di cui vado orgogliosa. Entri nello star system, anche se io non ne faccio parte. Io vivo quella dimensione da passeggera, in transito ed è molto divertente. Poi è una soddisfazione, ti trovi di fronte un enorme catino gremito di 12/14mila persone e devi cantare. Una bella responsabilità. Conoscere Andrea mi ha dato delle opportunità fantastiche: ad esempio ho cantato nella sede dei Berliner Philharmoniker con i Berliner, una gioia»

Recentemente abbiamo visto foto di gioielli pazzeschi postate su Facebook.
«Mi capita spesso di fare eventi privati. Questo era a Parigi per un'importante maison di gioielli. Mi hanno messo un collier incredibile per cantare, scortata dalla guardia del corpo finché non ho finito».

Canta regolarmente a Parma a Capodanno, il concerto benefico al Paganini.
«Sì e pensiamo di farlo anche quest'anno, per la quinta edizione. Con il mio Lions Club Maria Luigia intendiamo portare avanti il progetto, se il Comune ci viene incontro. E' un appuntamento che faccio volentieri perché rispecchia il mio carattere, c'è molta umanità».

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