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Il mito di Coco raccontato da Alfonso Signorini

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Mariacristina Maggi

"Potete chiedermi tutto quello che volete, da Chanel a Berlusconi e Noemi, ma se è possibile portatemi del prosecco al posto dell’acqua».  E’ iniziata come un gioco la chiacchierata con il giornalista e direttore di Chi e Tv Sorrisi e Canzoni, Alfonso Signorini, lunedì a Villa Eden per presentare la sua seconda biografia femminile (dopo quella di Maria Callas) dedicata a Gabrielle Bonheur Chanel, in arte Coco Chanel, «Chanel. Una vita da favola» (Mondadori).
«Sono molto soddisfatto perché il libro ha già venduto 65 mila copie ed è in testa alle classifiche», ha subito dichiarato Signorini, sottolineando quanto per capire un personaggio sia importante conoscerne l’infanzia.
«Quella di Coco - ha raccontato - è stata un’infanzia negata, segnata dalla prematura morte della madre, da un padre rinnegato e dai soprusi e dalle angherie delle suore di clausura alle quali è stata affidata insieme alla sorella in tenerissima età; un passato che ritorna sempre, anche nei suoi frequenti incubi. Un passato che - guarda caso, proprio come per la Callas - alimenta la sua sfrenata ambizione e il desiderio di riscatto: un desiderio di grazia e bellezza capace di sanare un’infanzia e un’adolescenza segnate dalla tristezza».

Sull'ambizione di Coco Chanel Signorini si è soffermato più volte: «Dopo tanto dolore è stata una donna che si è costruita una corazza, apparentemente rigida (aveva giurato a se stessa di non piangere mai, ndr), distante, ambiziosissima e manipolatrice; una donna che non lasciava spazio ai sentimentalismi; così come nella moda agli orpelli, al superfluo. Tutto in lei anelava all’essenzialità».  E poi ancora Coco amica di Stravinski, Picasso, Chagall, Cocteau, Edith Piaf; Coco appassionata mentre canta al Cafè Chantant la filastrocca da cui rubò il nome «Chi ha visto Coco al trocadero»; Coco che alla notizia della sua morte in un incidente stradale del suo grande amore Boy Capel corre sul luogo per toccare la lamiera che ancora fuma e sentire ciò che ha respirato per l’ultima volta; Coco collaborazionista del nazismo più che altro perchè le piaceva portarsi a letto gli ufficiali; Coco e l’immancabile Chanel n° 5, chiamato con il numero della boccetta contenente l’essenza prescelta: una vita degna del miglior foilleton, vissuto però sulla sua pelle.

 Una donna anticonformista e modernissima, molto concreta, sensuale (tra i suoi amanti anche i fratelli Kennedy), scaltra e coraggiosa, regina di stile ed eleganza. Insomma: Coco Chanel.
«Una favola di ieri che ha tanto da insegnare alla fugacità dei nostri tempi», dichiara infine Signorini.
E a chi gli domanda se oggi invece una vita da favola potrebbe definirsi quella di Noemi, risponde: «Secondo voi tra cento anni parleremo ancora di Noemi?».
 

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  • Manu

    01 Agosto @ 23.26

    Speriamo che almeno di Chanel si sia informato un po' prima di scrivere le baggianate che ha scritto sulla Callas.... un gossipparo che viene preso seriamente. L'Italietta.....

    Rispondi

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