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"La mia amicizia con Guccini alla base del mio film su di lui"

Intervista a Francesco Conversano autore di "La mia Thule". Presentazione mercoledì alla Casa della Musica per Parma Music international film festival

"La mia amicizia con Guccini alla base del mio film su di lui"

Guccini

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Quando si parla di Francesco Guccini non si può non pensare a un volto noto, quasi familiare, che ha fatto la storia della canzone d’autore italiana. Alla sua barba, che poco è cambiata dalla copertina di «Via Paolo Fabbri 43», alla sua stazza, allo sguardo bonario e malinconico. Oggi che Francesco Guccini ha dato, a suo dire, l’addio al palcoscenico, ha lasciato una sorta di testamento nell’album «L’ultima Thule». Registrato nel celebre Mulino di Pavana (Pistoia), paese natale del cantautore, all’album è dedicato il film di Nene Grignaffini e Francesco Conversano, «La mia Thule», che sarà presentato al Parma Music international film festival mercoledì 17 alle 21, alla Casa della Musica. Guccini sarà presente sabato 20 alle 20,30 alla cena di premiazione del festival al Circolo di Lettura (prenotazione al 393/0935075).
Francesco Conversano, può raccontare come è nata l’idea del film?
Principalmente dal rapporto personale, perché c’è un’amicizia che dura da lungo tempo con Francesco Guccini e Nene Grignaffini è molto legata alla moglie Raffaella. Già una decina di anni fa avevamo prodotto per Raitre un documentario su Francesco e i suoi luoghi, quindi c’è stata un’esperienza pregressa che ci ha avvicinato sia dal punto di vista musicale che del personaggio a tutto tondo. In nome di questo affiatamento nel lavoro, ci siamo detti, perché non provare a fissare l’ultimo documento artistico in previsione della realizzazione di questo suo ultimo disco? La particolarità poi stava nel luogo in cui il disco è stato registrato, il Mulino di famiglia, in un luogo e in una modalità che voleva suggellare l’esperienza di 40 anni con i suoi musicisti, sia dal punto di vista umano che artistico. Sono state quattro settimane di lavoro collettivo molto intenso.
Che atmosfera si è creata tra la troupe e i musicisti durante la lavorazione del documentario?
Un’atmosfera di grande naturalezza, un clima rilassato tra le persone, disponibili, discrete, non invadenti. L’importante per noi era cogliere quello che accadeva nel rispetto del lavoro degli uni e degli altri. Dai grandi ai piccoli gesti del vivere insieme. Non era così scontato, perché un elemento estraneo che entra in momenti di elaborazione e di vita privata può essere anche di disturbo al processo creativo, quindi il nostro compito era quello di essere invisibili, di entrare in punta di piedi.
Questa esperienza cosa ha lasciato nel rapporto con Francesco Guccini, come artista e come uomo?
Indubbiamente ha rafforzato la stima e un rispetto reciproco, e poi ci siamo anche divertiti molto. Francesco è dotato di un’ironia molto forte, ed è anche una persona di grande generosità e semplicità, una vera rarità nell’ambiente dello spettacolo, riesce a mettere a proprio agio le persone che gli stanno intorno e rispetta il valore degli altri. Con lui i rapporti umani vanno al di là dei rapporti di lavoro. In questo film-documento si sono sedimentate e suggellate le relazioni di 40 anni con i musicisti e con le persone che hanno lavorato con lui da una vita. E’ stata un’esperienza totale del ciclo della vita, è come se avesse veramente chiuso il cerchio. Nel documentario compaiono diversi ospiti, tra i quali Ligabue e Pieraccioni.
Come è stato lavorare con loro?
E’ naturale che sia venuta molta gente a trovare Francesco, persone più o meno famose ma non per questo meno importanti, dal Mulino passano davvero tutti: è un microcosmo dove con naturalezza ruotano le persone, si respira accoglienza e condivisione. Nel documentario si vede anche il pescatore che passa dal Mulino e dice la sua... e questo è stato il bello da cogliere per noi. L’ospitalità, il garbo, la semplicità di questo «set naturale e non convenzionale», ed è lo stesso linguaggio che volevamo dare al documentario: senza effetti speciali, non ce n’era bisogno.

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  • patti

    19 Settembre @ 20.47

    grande maestro!!!!!!! unico ed inimitabile! sei e resterai per sempre nel mio cuore!!!!

    Rispondi

  • Stefano

    15 Settembre @ 10.22

    C'è un piccolo errore, il paese Natale di Francesco non è Pavana ma Modena

    Rispondi

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