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Lirica

"Ampollini, amico ironico e sincero"

Il grande baritono ricorda il presidente di Parma Lirica a un anno dalla scomparsa

"Ampollini, amico ironico e sincero"

Paolo Ampollini e Leo Nucci

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Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa di Paolo Ampollini, storico presidente di Parma Lirica, personaggio notissimo in città come grande appassionato d’opera e titolare di uno dei più antichi mobilifici. Leo Nucci, il grande baritono tante volte applaudito al Teatro Regio, cittadino onorario di Parma e fraterno amico di Paolo Ampollini, lo ricorda con queste affettuose parole.

E'passato un anno, ma quel giorno tremendo non l’ho dimenticato. Ero a Bilbao per lavoro quando mi chiamarono per darmi la notizia. Rivivo l’angoscia del momento, il dolore acuto. E ancora non riesco a darmi pace per non essere riuscito a essere presente al suo funerale. Avevo trovato un volo privato: sarei arrivato a Parma al mattino, per l’ultimo saluto a Paolo, e poi sarei subito ripartito per la Spagna perché dovevo cantare la sera stessa. Purtroppo, il cattivo tempo impedì il decollo. E mi è rimasto questo grande dolore dentro. A Paolo mi univa veramente un’amicizia fraterna, lo consideravo un fratello maggiore. Ci eravamo conosciuti nel 1976, a una serata dell’orchestra dell’Ater, quando ancora non si chiamava «Toscanini». Mi aveva parlato di Parma Lirica e mi aveva invitato per un concerto. Era nata subito una reciproca simpatia, che poi negli anni si è trasformata in un rapporto di grande stima e fraternità. Paolo amava le battute, gli piaceva stuzzicare, ma sempre con grande signorilità. E a me, sangue toscano ed emiliano insieme, piaceva stare al gioco e rispondere per le rime. Le nostre telefonate, che mi mancano tanto, cominciavano spesso con un suo canzonatorio «Buongiorno, caro maestro», cui rispondevo sullo stesso tono «Caro commendatore, lei come sta?». E via una sfilza di battute, da una parte e dall’altra, ma sempre con una complicità che non aveva bisogno di spiegazioni. A volte, era un affettuoso provocatore. Quando arrivavo a Parma Lirica per un concerto, gli piaceva ricevermi sotto un grande ritratto di un altro baritono. Una volta, dopo una serata al circolo, mi diede un premio al «mancato campione del ciclismo che ha preferito diventare un mediocre cantante». Mi mancano le sue battute e mi manca anche la sua dirittura morale. Nonostante la confidenza che c’era fra noi, non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno o fare commenti negativi su qualche cantante. Sapevo che non tutti gli piacevano, ma in lui c’erano una forma di riguardo e un’educazione profonda che gli impedivano comunque di pronunciare parole sgradevoli. Se faceva qualche critica, la faceva con garbo. Un episodio: Ballo in maschera di apertura della stagione 1989 al Regio. Il giorno prima avevo dovuto sottopormi a un servizio fotografico per una rivista americana. Erano venuti apposta a Parma e a Lodi, a casa mia, per fotografarmi nei panni di ciclista. Era gennaio, c’era un gran freddo, e così la sera della prima avevo un gran raffreddore. Non volli che il teatro annunciasse l’indisposizione prima della recita, è una cosa che non mi è mai piaciuta. Ma il pubblico, naturalmente, se ne accorse. Nell’intervallo, Paolo venne a trovarmi in camerino: «Che cosa ti succede, sembra che tu abbia dell’ovatta nella bocca… Perché non hai fatto annunciare che non stai bene?». E io: «Perché tanto ve ne siete accorti lo stesso…». «Bravo, questo è un altro dei motivi per cui ti stimo e ti sono amico». Per inciso, quella sera ebbi uno dei più grandi applausi della mia carriera, quando allargai le braccia perché non ce la facevo più… E l’indomani, con Paolo, andammo a consegnare il cachet della serata a due associazioni benefiche indicate da lui, una per i bambini e una per gli anziani.
Se penso a Paolo, sono tanti gli episodi che mi vengono alla mente. Un concerto per i bambini dell’ospedale è un progetto di cui parlavamo prima che lui se ne andasse e spero che si possa realizzare, in futuro, nel suo nome. Da quando lui non c’è più, sono tornato a Parma una sola volta: per andare a trovarlo al cimitero. Non sono più tornato al Regio, un teatro che mi ha dato tanto, ma mi è ancora difficile pensare alla città senza Paolo. E so già che, se tornerò a cantare al Regio, sarà impossibile frenare l’emozione nel ricordo dell’indimenticabile amico.

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