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Fascino, rose rosse e tip-tap: come batte il cuore di Ranieri

Fascino, rose rosse e tip-tap: come batte il cuore di Ranieri
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di Mariacristina Maggi

 Un grande applauso ha accolto al Palacassa Massimo Ranieri: l’eterno ragazzo che ha fatto sognare più generazioni con la forza della sua potentissima voce e la sua straordinaria presenza scenica.
 Un vero e proprio «Istrione» come canta nella bellissima canzone di Charles Aznavour (a sua volta atteso al Regio il 30 ottobre); un vero e proprio acrobata del palcoscenico capace di travolgere una platea intera. Romantico, malinconico e dolcissimo e poi ancora ironico e stravagante, quasi il funambolo e giocoliere dello storico «Barnum» (splendida messinscena del 1983). Un artista completo che a gran richiesta di pubblico (per un tutto esaurito) è tornato a Parma, «terra straordinaria ricchissima di cultura e bellezza: gli emiliani - ha detto - sono un po' come i napoletani del nord, capaci di affrontare la vita sempre con il sorriso».
 E’ infatti la terza volta nel giro di un anno mezzo che l’artista napoletano ha fatto tappa nella nostra città, dopo il grande successo delle due date al Teatro Regio, spingendo moltissimi spettatori a ripercorrere ancora la sua lunga carriera nello spettacolo «Canto perché non so nuotare...da 40 anni» (da cui è nato un doppio album): i suoi brani più noti, le canzoni degli autori più amati, frammenti di repertorio classico napoletano e aneddoti di vita vissuta. 
E una nuova e incalzante versione di «Se bruciasse la città» ha alzato il sipario sull’affascinante avventura di Giovanni Calone (questo il suo vero nome) che dalle esibizioni sugli scogli ai piedi dei ristoranti, mentre gli amici facevano acrobazie nell’acqua - visto che lui non sapeva nuotare - è passato dai matrimoni e le cresime ai più grandi teatri italiani ed europei: pur rimanendo - nonostante il successo - l’entusiasta e riconoscente ragazzo di sempre. Eterno e instancabile mattatore che alterna ballo, flessioni, acrobazie e un’impeccabile prova di tip-tap (dedicata all’uomo che gli ha cambiato la vita: Fred Astaire) a indimenticabili e struggenti brani e, perché no, barzellette, curiosità e momenti di leggerezza, senza mai rinnegare le umili origini, quando il suo cinema era una grande finestra sul pianerottolo di casa (una sola stanza, ndr) che si affacciava sul golfo.
 «Da quella finestra ho imparato a sognare». E quanti sogni regalati reinterpretando (più volte) «Perdere l’amore», una canzone che non ha età; quanta struggente malinconia ne «L'erba di casa mia», «Vent'anni» o ne «La vestaglia»; quanto amore in «Ti penso», «Ti parlerò d’amore» e nell’attesissima «Rose rosse per te» (con una ragazza in delirio con un mazzo di rose solo per lui, ndr); quanto rispetto per gli autori amati: Aznavour, Venditti, Mia Martini, Mina... Autori rivissuti con la sua delicatissima sensibilità. Lo stesso rispetto, sensibilità e galanteria riservati all’altra metà del cielo, «tradita solo con la musica». «Sono un uomo fortunato - confida - circondato da un’orchestra e un corpo di ballo al femminile». E siamo stati fortunate anche noi. 

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