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Al Due «Pocket Shakespeare»: dieci «mini» capolavori in scena

Al Due «Pocket Shakespeare»: dieci «mini» capolavori in scena
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A Teatro Due prenderà il via in prima nazionale il 13 ottobre - con repliche sino al 22 - «Pocket Shakespeare», un progetto pensato per il Festival Verdi e realizzato da Fondazione Teatro Due e Teatro Festival in collaborazione con la Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia. «Pocket Shakespeare» - spiega una nota stampa - è il nome che raggruppa dieci mini gioielli, dieci mezz’ore d’autore tratte da altrettanti celebri capolavori shakespeariani; adattamenti originalissimi, affascinanti e curiosi usciti dalle penne di giovani drammaturghi sulla base della tradizione inglese della riduzione di un testo a «pocket». 

Partendo da testi fondamentali per l’ideazione drammaturgica verdiana gli studenti del Laboratorio di Regia e Drammaturgia della Facoltà di Design e Arti dello IUAV di Venezia Alice Biondelli, Camilla Ferro, Arianna Gasperini, Giacomo Giuntini, Matteo Moglianesi, Emanuele Nicolotti, Serena Zambon e Carla Zamboni, insieme a Luca Fontana e Roberto Cavosi, docenti del corso, hanno elaborato dieci drammaturgie originali. Lavorando sull’ingrandimento di particolari, sullo spostamento del punto di vista e su rovesciamenti di prospettive si sono ottenuti dei mini testi che, per effetto dell’assenza del peso della tradizione, hanno restituito un uso meno «museale» di Shakespeare grazie a un approccio più libero, ma non per questo meno colto.
Ne sono scaturiti - continua la nota - dieci visionarie storie nelle storie che, messe in scena da dieci registi e trentacinque attori, danno vita a un viaggio insolito nelle storie di Shakespeare in un percorso labirintico dislocato negli spazi del teatro, ridisegnati ed allestiti ad hoc.
Per «Il Mercante di Venezia» l’obiettivo stringe su Shylock, un manager nel suo ufficio della city finanziaria di Venezia che sbriga tutti i suoi affari al telefono fino al suo fallimento.
In «Ban Ban Caliban» tratto da «La Tempesta» il protagonista è Calibano, impegnato a riportare alla normalità la sua isola trasformata in discarica.
Da «Antonio e Cleopatra», giocando su un meccanismo di teatro nel teatro, scaturisce «Quand’eravamo padroni del mondo…», un dialogo in cui i protagonisti sono due attori in camerino prima di entrare in scena ad interpretare Antonio e Cleopatra, compagni sulla scena e nella vita. Nel testo, tratto da «Romeo e Giulietta», «Come ho ucciso Romeo e Giulietta», sulla falsa riga della tradizione inglese ottocentesca che lasciava concludere il dramma con un happy end, Giulietta si sposa con Paride e poi… lo assassina per mettersi all’altezza morale di Romeo, reo d’aver ucciso Tebaldo. Se in «La virtù del buon governo», tratto da «Misura per misura», il paradosso seicentesco è stato ibridato con i romanzi libertini del ‘700 ottenendo un gioco boccaccesco sulla disgrazia delle virtù in cui Isabella preferisce far morire il fratello anziché cedere la sua verginità, per «Lear» invece è stato preso alla lettera quel saggio teorico secondo il quale Beckett inizia dove termina Shakespeare e per cui coppie del teatro beckettiano altro non sono che Lear e il fool, ne è scaturito «Dal niente vien fuori niente», un testo autonomo che non ha nessun bisogno di riferimenti all’originale, una riflessione sull’essere e sulla memoria. 
Tutto il mondo del «Troilo e Cressida» è visto attraverso il filtro dell’uomo delle pulizie Tersite, protagonista di «Guerra e libidine! Firmato: Tersite», un intermezzo comico che si svolge fra i militari in riposo presso la bettola del campo; dall’ «Enrico IV» nasce invece «Quand’ero paggio…», un ingrandimento del grasso e ripudiato Falstaff visto sul letto di morte nell’«ospedale» di Mrs Quickly. 
In «Otello» il generale degradato dell’esercito si confessa a un tribunale immaginario come per espiare le sue colpe che lo porteranno a torturarsi all’infinito nel ricordo ossessivo del suo delitto, mentre «Lady M» è la sonnambula depositaria della tragica vicenda di «Macbeth».
Per completare il viaggio attraverso l’ispirazione verdiana accanto ai dieci «Pocket Shakespere», è stato pensato anche un «Pocket Verdi», un’ «undicesima stanza» completamente dedicata alla musica di Giuseppe Verdi in cui i Solisti dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma eseguiranno, in serate diverse, tre concerti in versione pocket, per settimini di fiati, tratti dal vertice della produzione operistica verdiana di ispirazione shakespeariana: «Macbeth», «Otello» e «Falstaff» (17 ottobre ore 18; 20 e 22 ottobre ore 19.30).
Lo spettatore potrà comporre il proprio personale percorso shakespeariano scegliendo, in base al gusto e alla curiosità, la sequenza con cui assistere alle pocket plays, in scena a rotazione tutti i giorni a partire dalle 19.30, ad eccezione di sabato 17 in cui gli spettacoli inizieranno alle 18 e domenica 18 ottobre in cui l’inizio è previsto per le 15.30. Informazioni e orari: Biglietteria Teatro Due 0521.230242 – biglietteria@teatrodue.org - www.teatrodue.org.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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