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DANZA

Beatrice a Montecarlo sulle punte

La Piastra, 16enne parmigiana, accolta all'Académie Princesse Grace dopo essere stata all'Accademia della Scala

Beatrice Piastra

Beatrice Piastra

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Sedici anni, alta, fisico slanciato, capelli rossi e una passione per la danza che l’ha portata alla prestigiosa scuola di danza dell’Académie Princesse Grace. Beatrice Piastra, parmigiana, studia da due anni a Montecarlo, dopo aver passato altri due anni nell’Accademia del Teatro alla Scala. Figlia d’arte (suo padre è chitarrista classico), sin da bambina ha mostrato un talento naturale: «La prima volta che sono andata a vedere uno spettacolo di danza mi è piaciuto tanto che chiedevo sempre a mia madre di mettere su quella musica e poi ballavo per casa. - spiega Beatrice – Quindi i miei mi hanno iscritto alla scuola di Annarita Pozzessere: lei mi ha fatto amare la danza anche nei suoi lati più duri».
Come è andata l’audizione per l’Accademia della Scala?
«Eravamo in 400: ricordo che ci tenevo tantissimo, ero agitata e non avevo mangiato. Dopo tre selezioni siamo entrate in venti».
A undici anni è stato difficile lasciare casa?
«Da un lato sai che stai realizzando il tuo sogno, dall’altro vorresti rimanere a casa con la mamma che ti prepara la colazione. Però i miei genitori mi sono stati molto vicini».
Perché poi la scelta dell’Accademia di Montecarlo?
«Dopo aver studiato con Loreta Alexandrescu, che mi ha dato molto, ho avuto la fortuna di incontrare altri maestri: Marco Batti, direttore dell’Ateneo della Danza e del Balletto di Siena, mi ha preparato per l’audizione a Montecarlo. Quindi sono stata selezionata per uno stage estivo con Luca Masale, direttore dell’Académie Princesse Grace, e sono stata presa».
Che genere di danza studiate?
«Ci sono varie discipline, perché la versatilità è richiesta nel mondo del lavoro. La maggior parte delle ore sono di danza classica, poi studiamo lo stile neoclassico di Jean-Christophe Maillot, facciamo corsi di contemporaneo, pilates, variazioni del repertorio, punte, passo a due, coreografia e flamenco».
È stato difficile cambiare paese?
«È stato un cambiamento positivo: scuola e convitto sono in una grande villa sul porto di Montecarlo, che è una città piccola e sicura. Siccome gli allievi arrivano da tutto il mondo si parla soprattutto inglese, ma ho imparato molto bene anche il francese».
La vostra giornata tipo?
«Sveglia alle 6.30, colazione (siamo seguiti da un dietologo), poi ci prepariamo e siamo in sala un’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scaldarci. Di solito alle 8.45 inizia la lezione di classico. Poi facciamo pilates e alle 12 c’è la pausa pranzo. Nel pomeriggio, dalle 14 alle 18 ci sono le altre lezioni di danza e verso le 18.30 abbiamo i corsi scolastici di italiano, matematica, inglese ecc. I ritmi sono difficili ma ci abituano a quelli del mondo del lavoro. I lati positivi di questa scuola? Ci hanno fatto capire che quando danzi conta prima di tutto quanto sai comunicare. Per questo sono molto attenti a valorizzare le nostre particolarità: ogni allievo è molto diverso, ce ne sono di alti, di bassi, non ci sono standard».
Momenti difficili?
«L’anno scorso ho avuto una frattura da stress al piede: mi sono dovuta fermare, il mio corpo mi ha detto che stavo lavorando troppo. Sono esperienze che ti fanno crescere e ti fanno capire che non sono tutte rose e fiori».
Sogni?
«Quello di entrare nella Compagnie des Ballets de Montecarlo e, a fine carriera, di poter danzare nella compagnia di Pina Bausch, perché mi piace molto il lato teatrale delle sue coreografie. Di Meillot mi piacerebbe interpretare Giulietta e, in Cenerentola, la matrigna perché è un personaggio molto carismatico».

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  • rosita

    06 Marzo @ 09.58

    Uno su mille ce la fa....... in bocca al lupo, Beatrice !!! ^_^

    Rispondi

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