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Film recensioni - 2012

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di Gianluigi Negri
Segnali dal futuro. Anzi, no: dal passato. La fine del mondo? Arriverà il 21 dicembre 2012. E i Maya lo avevano predetto secoli prima. Lo slittamento della crosta terrestre porterà alla distruzione quasi totale del pianeta: si salvi chi può. O, in questo caso, si salvi chi ha più soldi. Avete un miliardo di euro? Accomodatevi e acquistate un biglietto per poter vedere (beati i ricchi) l’alba del giorno dopo. Tutti i governi del mondo collaborano a un piano per salvare il salvabile nel nuovo film di Roland Emmerich: in tre anni, in una base segreta, vengono costruite modernissime e corazzatissime arche di Noè, sulle quali portare poche migliaia di fortunati (tra loro si intravede anche la regina Elisabetta con i suoi cani!) che dovranno ripopolare la Terra e garantire un futuro all’umanità.

Ecco il «2012» di Emmerich, il regista più catastrofico in circolazione. Quello che ha distrutto città e nazioni in «Independence day», «Godzilla», «The day after tomorrow». Come sempre, firma anche la sceneggiatura: e se abbonda con gli effetti speciali, difetta nei dialoghi e in «politica». Parte da presupposti scientifici sui quali si è documentato - ci sono diverse teorie su ciò che potrebbe accadere nella fatidica data e il regista tedesco ne tiene conto - ma costruisce un kolossal classista. Un film sulle differenze. Sulla fine delle religioni tradizionali, con il Papa e il Dalai Lama che vengono «spazzati via» nel giorno dell’apocalisse, il primo mentre prega con migliaia di fedeli in San Pietro, il secondo mentre aspetta «serenamente» la sua ora in solitudine. Un film catastrofico in cui lo scienziato che aveva previsto il disastro (Chiwetel Ejiofor) riesce persino a prendere decisioni «umanitarie» come fosse lui il presidente degli Stati Uniti (il quale del resto aveva preferito morire tra la «sua» gente). Una tragedia nella quale un eroe per caso - il padre di famiglia e scrittore fallito John Cusack - dimostra che uno su un miliardo (tra coloro che non hanno un miliardo di euro da spendere per un biglietto per la salvezza) alla fine ce la fa. Se a ciò si vuole aggiungere che il presidente del Consiglio italiano nel giorno del «giudizio» rimane in San Pietro a pregare e che le decisioni tra i grandi del mondo, in sua vece, le prende il cancelliere tedesco, l’Italia non ci fa proprio una gran figura. Ma non è il caso di essere patriottici con il regista de «Il patriota». Piuttosto, se si guarda il suo «2012» dal punto di vista logico, ne esce un disastro.

E anche guardando alle scelte del cast si aprono voragini spaventose: pur essendo scontato scegliere un presidente americano di colore, Danny Glover fatica ad essere credibile; la figlia del presidente Thandie Newton pare dire con lo sguardo «che ci sto a fare in questo film»; Woody Harrelson continua a farsi del male scegliendo troppo spesso ruoli «fuori di testa». Il migliore è forse il sosia di Arnold Schwarzenegger che, come governatore della California, annuncia in televisione che tutto va bene nel preciso istante in cui la terra si mette a tremare sul serio e il suo Stato viene inghiottito dalle acque. Che cosa si salva allora? Gli effetti speciali sono gli assoluti protagonisti: perfetti, travolgenti, onnipresenti. Le mille catastrofi di «2012» inseguono per tutto il film John Cusack e la sua famiglia, che tentano disperatamente di mettersi in salvo su auto, camper, aerei, furgoni, arche. Non gli danno tregua un secondo: paiono raggiungerlo e superarlo ogni volta, ma rimangono sempre indietro di un millimetro. Per l’Al Pacino di «Ogni maledetta domenica» la vita era una questione di centimetri. Per Emmerich il cinema è una questione di millimetri. Per il pubblico, che può divertirsi, e anche tanto se vuole, una questione di pop corn.

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