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Le vostre recensioni - Depeche Mode

Le vostre recensioni - Depeche Mode
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Dopo le date estive allo Stadio Olimpico di Roma e a San Siro di Milano, i Depeche Mode sono tornati in Italia per un concerto nel palazzetto di Bologna il 25 novembre, seguito il giorno dopo dalla tappa di Torino.

Le danze si aprono con In Chains, canzone dalle atmosfere elettro-soul e brano d’apertura del loro dodicesimo e ultimo album di studio, Sounds Of The Universe, da cui sono tratti anche i seguenti due pezzi: la potente e oscura Wrong e Hole To Feed. I due protagonisti, il carismatico e magnetico frontman Dave Gahan e Martin Gore, la “mente” creativa nonché chitarrista della band, luccicante nella sua giacca di brillantini, appaiono da subito in splendida forma fisica e vocale e il pubblico dei “devoti”, così sono stati ribattezzati i fans del gruppo inglese, risponde in un tripudio di entusiasmo.
La struggente Walking In My Shoes è il primo dei classici intramontabili proposti. Dave sprigiona tutta la sua energia, mentre sullo sfondo appaiono video appositamente realizzati per il tour da Anton Corbijn, geniale fotografo e regista olandese, autore dei videoclip più memorabili oltre che dei Depeche, anche di U2 e del film su Ian Curtis, Control. Si continua con A Qestion Of Time e la sublime Precious, tratta dal precedente Playing The Angel del 2005 e dedicata da Martin ai suoi figli che dovettero subire la separazione dei genitori, poi è la volta di due pezzi molto sensuali che esaltano le doti sceniche e interpretative, quasi da ballerino, di Gahan: World In My Eyes e Fly On The Windscreen.
 

Il pubblico, già in visibilio, viene ulteriormente deliziato dalla comparsa di Martin in veste di cantante principale. Il biondo autore interpreta accompagnato al piano dall’ottimo Peter Gordeno, Insight, un’autentica “chicca” proveniente dall’album Ultra del 1997 e il brano si chiude sul messaggio “You’ve got to give love” (“Devi dare amore”), cantato in loop da Gore e tutto il palazzetto. Il momento di gloria di Martin prosegue con l’immancabile e avvolgente Home, il brano più celebre da lui cantato per i Depeche.
Dave si riappropria del suo ruolo di leader con Miles Away / The Truth Is, uno dei tre brani da lui composti per l’ultimo album, poi si prosegue con Policy Of Truth, It’s No Good, In Your Room e l’incontenibile I Feel You, il pezzo più rock e “animale” del gruppo. Qui Dave ricorda i migliori showman della storia del rock’n’roll, pur rimanendo assolutamente unico, mentre Martin macina la sua chitarra col trascinante e inconfondibile riff della canzone e il batterista Christian Eigner, che accompagna la band dal vivo da più di dieci anni, picchia sui tamburi a più non posso.
Ma i Depeche Mode non sarebbero stati quello che sono se nella loro carriera non avessero scritto un pezzo come Enjoy The Silence, semplicemente perfetto dal testo alla musica, risalente all’album dell’esplosione Violator del 1990. Qui Dave scatena il pubblico, lasciandogli cantare tutti i ritornelli della canzone e dirigendo il mare di braccia che ondeggiano sul finale di Never Let Me Down Again, altro monumento della band, col quale i musicisti si congedano momentaneamente dai fans.
Il bis è aperto ancora da Martin che canta, di nuovo accompagnato solo dal piano di Gordeno, un altro suo dolcissimo brano, One Caress, pezzo del 1993 e ancora una volta brividi lungo la schiena per l’interpretazione eterea e quasi lirica del “cantante in seconda”.
 

Ormai si avvicina la fine della serata ed è ora di celebrare la storia di questo imprescindibile complesso con Stripped, che, insieme all’album da cui è tratto Black Celebration del 1986, segnò una svolta fondamentale per i ragazzi di Basildon. Il pezzo, magnificamente suggestivo e sorretto dal ritmo di un motore per tutta la sua durata, rimanda agli anni più elettronici della band e invita a un ritorno alla natura e alla fuga dalla vita metropolitana. Dopo Behind The Wheel è la volta del momento più atteso ed esaltante di ogni concerto Depeche Mode che si rispetti: Personal Jesus. Il suo incedere blues è assolutamente irresistibile ed è impossibile non ballare e alzare le braccia al cielo come fa Dave urlando “Reach out and touch faith!”. 
Adesso è veramente finita e Dave, Martin, Andrew Fletcher (il terzo componente ufficiale della band), Peter e Christian si abbracciano uno di fianco all’altro, ringraziando e salutando i sempre calorosi sostenitori italiani.
Dopo 29 anni di carriera, è una gioia vedere come questi quasi cinquantenni “ragazzi” riescano ancora a consegnarci dei live memorabili, interagendo col loro pubblico in una maniera così coinvolgente ma, ed è questo l’aspetto più sorprendente, altrettanto naturale e autentica.
Una band da ammirare e, per le nuove leve musicali, da studiare.

                                                                                                                 Ennio Cicero

 

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  • Paola

    02 Dicembre @ 15.53

    Concerto EMOZIONANTE!!!! E' proprio vero, hanno quasi 50 anni d'età, dei quali 30 sulle "scene" e non li dimostrano affatto.... Credo si possano contare sulle dita le band che dal vivo rendano le proprie canzoni addirittura migliori di quelle create in studio!!! Due ore di spettacolo passate - ahimé- in un lampo....

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  • ANTONIO

    02 Dicembre @ 11.23

    ANCORA UNA VOLTA CI INCANTONO CON LE LORO MUSICHE E VOCE DI BARITONO DI GHAN SPERO CHE CI DARANNO ANCORA EMOZIONI ....

    Rispondi

  • elisa

    30 Novembre @ 22.04

    Una bella recensione..avrei speso qualche parola in più su in your room........semplicemente perfetta e i feel you.........cantata con una forza pazzesca......e descritto le movenze di Dave un pò più....nel dettaglio.......ma il pezzo rende l'idea....il connubio fra corpo e mente Dave/Martinè la vera arma vincente.Li adoro!!!

    Rispondi

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