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La diva dal cuore grande

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 Laura Ugolotti

 

E'riconosciuta come una delle più grandi dive degli anni '60 e '70, eppure lei, Lydia Alfonsi, è prima di tutto una donna; forte, tenace e orgogliosa. La è stata fin da ragazzina: «Sono uscita di casa molto giovane - racconta -, ho sempre dovuto lavorare per mantenermi. E’ una scelta che consiglio ai giovani: l’indipendenza aiuta a crescere e forma il carattere». Un’indipendenza che spesso l’ha portata a scelte sofferte: «Si è parlato spesso della mia amicizia con Re Hussein, si è detto di tutto. Conservo ancora le sue lettere. Tra di noi c'era una profonda stima e un grande affetto, ma quando si è trattato di scegliere la mia vita ha preso una strada diversa». Dopo gli esordi a teatro, infatti, Lydia Alfonsi conosce il regista Giacomo Vaccari e decide di andare a lavorare con lui a Roma. «La tv mi ha portato via - ricorda -; il lavoro era troppo importante e non potevo concedermi distrazioni. Ma non ho rimpianti: ho fatto quello che era giusto». La sua carriera in quegli anni è un susseguirsi di successi: dalla Maschera D’Argento per la sua interpretazione nello sceneggiato televisivo «Mastro Don Gesualdo», al riconoscimento della critica francese come migliore attrice televisiva italiana. Ma il momento più bello, per lei, è stato l’incontro con Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica. «Mi vide a teatro - ricorda - e volle conoscermi. Fui invitata al Quirinale e quando entrai nella stanza mi sedetti di fronte alla sua scrivania. ''Assolutamente no'', disse ''non voglio nessuna scrivania in mezzo''. Mi fece accomodare sul divano e parlammo alla pari, come due amici. Fu l’emozione più grande della mia vita». A ricordarle per sempre quei momenti è rimasta la pergamena della Presidenza della Repubblica, gelosamente custodita nell’accogliente salotto della sua casa parmigiana, insieme a ritratti, fotografie, locandine. «Dopo aver trascorso diversi anni tra Roma e Milano - racconta - sono tornata a Parma per motivi familiari. La permanenza poi si è prolungata fino a diventare definitiva. Viaggio molto, ho amici a Mantova, a Napoli, come Ettore Capuano, direttore della rivista ''Breve'' che spesso mi dedica pagine lusinghiere; appena posso vado a trovarli. Ma la mia vita è qui ora, dove sono le mie radici, i miei legami più profondi». Come quello con la sorella, «l'intelligentissima Violetta», come ama definirla, che le ha dato tre nipotini e con cui ha trascorso le ultime feste. «Il Natale è divertente, è un’occasione per stare in famiglia, ma anche per riflettere e pensare a chi soffre». Con questo spirito Lydia Alfonsi ha messo la sua firma su un maglietta che servirà a raccogliere fondi per i bambini del Congo. «Si chiama ''Donna fiaccola'' - spiega - e prende il nome da uno dei miei aforismi, contenuti nella raccolta ''Aforismi e Flashback d’amore''. Pino Strabioli su Rai Tre disse che era il suo preferito, così ho voluto tradurre questa sorpresa in qualcosa di concreto». «La televisione oggi è molto diversa da quella degli anni '60; c'è meno tempo per prepararsi al personaggio, poco approfondimento. Ma ci sono anche giovani talenti, come Isabella Ferrari, che trovo sia una bravissima attrice». «Mi piace molto anche Platinette - aggiunge -, perché incarna il coraggio dell’intelligenza, e per questo ha tutta la mia stima». Il coraggio, l’orgoglio, sono valori importanti per lei, anche nella sofferenza: «Mai lasciar scorrere le lacrime - dice -. Io non l’ho mai fatto. Per fierezza, orgoglio, ma anche per salvarmi dal dolore. Ho sempre pensato che piangendo avrei finito col soffrire di più». Ma Lydia Alfonsi nella vita non ha solo sofferto: «Ho avuto e dato tanto, come tutti. La gioia mi viene dagli altri, perché la vita è come uno specchio: se loro sono felici la sono anch’io. Mi viene dalla compagnia dei cari amici - anche parmigiani, come i proprietari del Gran Caffé dei Marchesi -. Con loro torno bambina, riemerge la parte più infantile e spensierata di me». Per il resto Lydia Alfonsi è una donna forte, tenace. Come Elettra, il personaggio che ama di più: «rappresenta la forza dell’azione contro le ingiustizie», spiega. «Il teatro fa parte di me - aggiunge -; ancora oggi improvviso recital poetici per gli amici, è capitato a Mantova ma anche in palestra. Loro si siedono a terra e mi ascoltano recitare poeti e cantautori. Franco Battiato è il mio preferito». «Il teatro - continua, mentre la voce si fa più profonda e lo sguardo si perde tra i ricordi - mi ha dato il diritto della scelta delle donne. La mia vita sono stati i miei personaggi, ho vissuto attraverso le loro storie. Per questo agli altri risulta difficile vedermi come donna: quello dell’attrice è un ruolo in cui sono rimasta incastrata». «Le racconto un aneddoto, per dimostrarle cosa intendo e per chiudere l’intervista con un sorriso. Qualche tempo fa, sotto i portici di via Mazzini, una signora mi ha fermata. ''Lei è Lydia Alfonsi?'', mi ha chiesto. Le ho risposto ''Sì'' e ha commentato: ''Come le assomiglia!''. Non sapevo che dire. ''Grazie'', le ho risposto e sono corsa via».

 

 

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  • viviana

    18 Aprile @ 21.59

    ho conosciuto oggi la signora Alfonsi dopo averla vista in tv negli anni 6o/7o é una splendida signora fiera ,simpatica affascinante spero che continui a venire a Montecatini e di poterla incontrare ancora.

    Rispondi

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