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Film recensioni - Baciami ancora

Film recensioni - Baciami ancora
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 Filiberto Molossi

«E' nella mancanza di cura delle cose più semplici che facciamo gli errori più grandi». Che qui fuori, sai, è un brutto mondo e gli errori, quelli, «si pagano tutti». E hai voglia a dare la testa contro il muro, in fuga affannosa dal fallimento, a fare la conta dei rimorsi e dei rimpianti, pronto a chiederti come diavolo hai fatto a rovinare tutto: proprio là, sul filo teso del senso di colpa, in perenne bilico tra quello che resta e quello che manca, smarrito nell'ipotesi di ciò che sarebbe potuto essere e non è. Costretto ad affrontare il doloroso rewind di giorni trascorsi dietro le cose sbagliate, nella speranza che nell'album dei ricordi resti una pagina vuota, ancora tutta da scrivere. Prima che il telefono squilli in una notte di pioggia: e l'appuntamento con la vita non possa essere più rimandato.
Sorpresa: quel bacio non era affatto l'ultimo. E quasi dieci anni dopo il suo film più famoso, Gabriele Muccino torna, via Hollywood, sul «luogo del delitto»: per raccontare - alla ricerca della felicità - l'andata e ritorno di una generazione di reduci e disertori che la guerra in realtà non l'hanno mai fatta. Ma nemmeno persa. Stessi personaggi, medesima confusione esistenzial-sentimentale, ma tempi più abbruttiti e scavati: classe '67, Muccino esce dallo sbando generazionale di quarantenni ancora in prova nella certezza che le paure di ieri sono diventate le disillusioni di oggi, provando a indagare il mistero della coppia, là dove lo stare insieme è un'alchimia indecifrabile, una barca senza timone che però (forse) sta ancora a galla.
E allora ecco Carlo - l'io narrante che ne «L'ultimo bacio» perdeva la testa per Martina Stella - ancora innamorato della ex Giulia: e poi Marco, alle prese con il tradimento della moglie, Paolo e le sue pillole, Adriano che torna per conoscere il figlio da cui è fuggito, Alberto che invece vuole andarsene per sempre... Tutti lì, tra finire e ricominciare, a rincorrere la vita che non hanno vissuto per seppellire, ognuno a modo suo, l'utopia di un presente senza responsabilità.
Meglio quando più sincero, quando butta fuori tutto - rabbia, rancori, peccati non solo veniali -, e lo stomaco prevale sulla testa, «Baciami ancora», preceduto  dall'omonimo hit di Jovanotti che accompagna i titoli di coda, è il sequel non particolarmente necessario di un film di riferimento del rinnovato cinema italiano, uno spaccato contemporaneo diretto da Muccino con meno intensità e minor urgenza rispetto all'originale. Di cui perde, mentre soffia l'aria gelida del grande freddo, la naturalezza di un'insofferenza che ti divora dentro, quel sentirsi in gabbia, l'impossibilità di uscirne se non a pezzi.  
Invecchiati, insicuri, gelosi, immaturi, codardi, feriti:  messi in fila i suoi quarantenni, chiamati a chiedersi perché le cose sono andate come sono andate, il regista romano, ottimista nonostante tutto, cerca la strada, tra corse liberatorie (il suo marchio di fabbrica) e confronti a muso duro, di una drammaturgia credibile e compatta: ma i personaggi sono più distanti di una volta, certi dialoghi un po' meccanici o fuori bersaglio, alcune scelte (gli amici che intonano «Can't take my eyes off you» come ne «Il cacciatore»...) un po' facili. Ne esce un film forse sincero ma troppo lungo (2 ore e venti), motivato ma a tratti piatto, interpretato (bene Favino e l'Impacciatore, convinta la Puccini: meno Accorsi, sciupato, e Pasotti, truccato male) in maniera disuguale:  e che, fondamentalmente, dice (e fa) meno di quello che vorrebbe. O che sarebbe lecito aspettarsi da chi vuole diventare grande. E non ha più tempo di aspettare.
Giudizio: 2/3
 
SCHEDA
REGIA:  GABRIELE MUCCINO
SCENEGGIATURA:  GABRIELE MUCCINO
FOTOGRAFIA: ARNALDO CATINARI
MUSICA: PAOLO BUONVINO
INTERPRETI:  STEFANO ACCORSI, VITTORIA PUCCINI, PIERFRANCESCO FAVINO, GIORGIO PASOTTI, SABRINA IMPACCIATORE, CLAUDIO SANTAMARIA, VALERIA BRUNI TEDESCHI, MARCO COCCI, ADRIANO GIANNINI
GENERE:  DRAMMATICO
Italia 2010, colore, 2 h e 19’
DOVE: CINECITY E WARNER-THE SPACE
 

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Caratteri rimanenti: 2500

  • eliana

    31 Gennaio @ 22.23

    Penso si possa allargare la fascia dei coinvolti fino agli anni cinquanta. Determinista e consolatorio.

    Rispondi

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