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All'Edison «C'era una volta Leone»

All'Edison «C'era una volta Leone»
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 Di Clint Eastwood diceva che aveva due espressioni, con il cappello e senza cappello, (ed è stata tramandata anche la variante «con e senza sigaro»). Ma era solo una battuta guascona, niente a che vedere con la grande, epica 'cattiveria' dei suo antieroi, quel cinismo senza scrupoli che fu una delle indimenticabili invenzioni del suo cinema. 

A Sergio Leone (1929-1989) Solares Fondazione delle Arti, in collaborazione con Fronte del Pubblico - Comitato regionale di Coordinamento per le attività cinematrografiche in Emilia-Romagna e con la Cineteca di Bologna, dedica da domani al Cinema Edison d'essai una lunga rassegna, intitolata «C'era una volta Leone».
Otto pellicole, in sostanza tutti i film da lui girati più «Il mio nome è nessuno», western crepuscolare con Terence Hill di cui Leone firmò l'idea e la produzione. Un omaggio che parte dall'esordio insolito nel 1961 con «Il colosso di Rodi», un epico film storico in costume, per poi proporre tutti i titoli immortali che hanno rivoluzionato il genere western, e concludere con quel «C'era una volta in America» che chiude una lunga dichiarazione d'amore al Paese che lo ha ispirato più di ogni altro.
 Si parte dunque dagli inizi di Leone, figlio d'arte di Vincenzo Roberti, regista preferito dalla diva del muto Francesca Bertini, inizi che furono nel segno di un genere, il cosiddetto peplum, che andava molto di moda negli anni Cinquanta, gli anni della «Hollywood sul Tevere».  Ma dopo «Il colosso di Rodi», occasione da non mancare per vedere da dove Leone è partito per approdare su tutt'altri porti, ecco all'improvviso tra il 1964 e il 1966 la «trilogia del dollaro» che porta con sé la reinvenzione del West e la fama internazionale sia per il regista romano che per Clint Eastwood, diventato, da semplice interprete televisivo di secondo piano qual era allora, un'icona del cinema: «Per un pugno di dollari», «Per qualche dollaro in più», «Il buono, il brutto,  il cattivo».
 Il West raccontato da Leone è un luogo della mente, abitato da uomini (una donna, Claudia Cardinale, comparirà solo in «C'era una volta il West») duri, spietati, violenti, di fronte ai quali non è facile stabilire dove risieda il bene e dove il male. 
 Assieme a nuovi eroi nasce uno stile nuovissimo e immediatamente riconoscibile, amatissimo dal pubblico e imitato dai registi delle generazioni successive (da Kubrick a Tarantino), fatto di primissimi piani, di silenzi, di una fusione con la musica (le meravigliose partiture di Ennio Morricone) che è essa stessa sceneggiatura: «Morricone è il mio miglior sceneggiatore», disse Leone. Ecco allora «C'era una volta il West» e «Giù la testa», dove emerge con sempre più forza il tema dell'amicizia, che è uno dei motivi fondamentali anche dell'ultimo capolavoro, «C'era una volta in America».
 «Sono figlio unico, ho sempre sentito la mancanza di un fratello da amare», ha detto Leone in un'occasione. Ultimo capolavoro solo perché la morte, che ha colpito il regista nel 1989, ha decretato la fine di un grande progetto, «L'assedio di Stalingrado», che doveva avere come protagonista Robert De Niro. 

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