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Baby don't cry: lacrime in scena al Parco

Baby don't cry: lacrime in scena al Parco
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Dal 13 al 15 aprile alle ore 10 andrà in scena al Teatro al Parco di Parma l’anteprima di ‘Baby don’t cry’, la nuova produzione che il Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti ha voluto significativamente affidare a Babilonia Teatri, giovane realtà del teatro italiano che si è imposta all’attenzione di pubblico e critica vincendo nel 2007 il Premio Scenario con “Made in Italy”, e che in questi anni ha rinnovato profondamente il linguaggio della scena disegnando un ritratto graffiante dell’Italia contemporanea, fino a meritare quest’anno il Premio speciale Ubu, il massimo riconoscimento teatrale italiano.
Autori di ‘Baby don’t cry’ sono Enrico Castellani e Valeria Raimondi, gli interpreti sono Marco Olivieri e Francesco Speri.  Dopo l’anteprima parmigiana, lo spettacolo, rivolto ai bambini dai 6 anni, debutterà a Bari il 22 maggio nell’ambito del festival ‘Maggio all’infanzia’. Seguiranno le date del tour italiano, mentre a Parma tornerà in scena nella forma compiuta in autunno, nell’ambito del Festival Zona Franca.
Che cosa sono le lacrime?  E cosa vogliono dire davvero le lacrime dei bambini? Cosa ci raccontano della loro anima, di come vedono il mondo, gli amici, i grandi? E perché piangono i bambini del 2010? “’Baby don’t cry’ - spiegano  Enrico Castellani e Valeria Raimondi - nasce dalla voglia di creare uno spettacolo per ragazzi che affronti un tema di cui i bambini hanno una conoscenza e un'esperienza diretta e profonda. Piangere è un'esperienza che appartiene a tutti, ma che nelle diverse età della nostra vita assume significati e valori diversi. Prima di realizzare lo spettacolo abbiamo incontrato bambini di età diverse, dalla scuola materna fino alla quinta elementare. Con loro abbiamo parlato dei motivi che li spingono a piangere. Abbiamo scoperto che per i bambini il pianto non è in nessun modo un tabù. E' anzi materia di cui parlano senza nessuna reticenza, cogliendone la necessità e l'importanza”.
Nessun intento didascalico o moralistico: lo spettacolo vuole essere una fotografia di quello che è oggi il rapporto dei bambini col pianto. “Abbiamo provato a guardare al tema da punti di vista diversi – raccontano - accostandoli per creare una gamma di istantanee capaci di esaurire tutte le sfumature dei colori del pianto. Il lavoro fa emergere le contraddizioni che il nostro mondo crea in relazione a un'azione come il piangere. I bambini piangono per motivi diversi, anche a seconda delle esperienze di vita che hanno alle spalle. E' un dato che non giudichiamo e che a loro volta i bambini non giudicano. Semplicemente raccontiamo ragioni diverse per cui si può piangere. In questo modo ognuno può trovarsi rispecchiato in quel che vede e vivere lo spettacolo come un qualcosa che lo riguarda direttamente”.
I Babilonia Teatri hanno imposto in questi anni la loro idea personalissima dell’arte della scena. I testi, composti con la tecnica dell’assemblaggio e dominati dal gusto dell’iperbole e dell’accumulo, non sono più recitati come nel teatro tradizionale ma pronunciati come in una variante rock dell’arte teatrale.  Gli oggetti che compaiono in scena, frutto di una estetica pop che mescola alto e basso, kitsch e prodotti di consumo,  hanno un forte valore simbolico. “Per restituire tutte le valenze che il piangere porta con sé – raccontano - senza fare in alcun modo una graduatoria delle ragioni migliori, facciamo ricorso a tutti gli strumenti che il teatro ci offre: dalle luci alla musica, dalla voce al corpo, dalle parole ai suoni, dalla magia allo svelamento, dai simboli alla meraviglia”. Lo spettacolo procede per alternanze di momenti statici e momenti esplosivi, dove i punti di vista di adulti e bambini sembrano rispondersi a distanza. Il tutto è pervaso da una dimensione di gioco e condivisione che si manifesta a volte attraverso l'uso che gli attori fanno del loro corpo e della loro voce sulla scena e altre volte dalla costruzione iperbolica e fantastica dei testi. “Il risultato – concludono - è uno spettacolo che parla di bambini e con i bambini, ma che cerca di non trattarli come tali”.

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