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Sorelle Fontana: regine della moda e della fiction tv

Sorelle Fontana: regine della moda e della fiction tv
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A Valentino Garavani è stato dedicato un film che raccontava i retroscena e i preparativi della sua ultima sfilata a Parigi. Prada si è guadagnata il titolo di un film-cult sul mondo della moda, «Il Diavolo veste Prada», appunto. E in tv, dopo la vita di Coco Chanel, arriva ora «Sorelle Fontana», sulla vita delle celebri stiliste, in due puntate che Lux Vide produrrà per Rai Fiction in stretta collaborazione con la Fondazione Micol Fontana, che metterà a disposizione per alcune scene gli abiti originali. La regia è di Riccardo Milani, Lucia Zei firma la sceneggiatura. Le riprese cominceranno domani: le stiliste saranno interpretate da Anna Valle (ex Miss Italia, sarà Giovanna), Alessandra Mastronardi (star dei «Cesaroni», darà volto a Micol) e Federica De Cola (vista nel «Commissario Montalbano», sarà Zoe). Tra i protagonisti anche Anna Bonaiuto e Gianni Cavina, nel ruolo dei genitori. Marco Bocci e Marco Foschi saranno invece Enrico e Leonardo, i grandi amori di Micol. Del resto, non poteva sfuggire agli occhi degli esperti di fiction una storia reale che sembra una fiaba.La notorietà internazionale delle sorelle Fontana arrivò nel 1949, quando Linda Christian scelse un loro abito per il suo matrimonio con Tyrone Power. Ma gli inizi furono duri. La storia di Zoe, Micol e Giovanna, inizia nei primi del Novecento a Traversatolo, dove le tre sorelle venivano avviate, seguendo la tradizione familiare, al mestiere di sarte. Diverse per molti aspetti, in comune avevano il desiderio di affermazione, il bisogno di spaziare, il sogno della conquista. La più grande, Zoe, decise un giorno di lasciare il paese natale per una grande città; indecisa tra il nord e il sud lasciò al destino la scelta. Avrebbe preso il primo treno che transitava in stazione. Quel treno era diretto a Roma. Così, come ogni fiaba che si rispetti, cominciò l'avventura delle sorelle Fontana.Roma offrì alle tre sorelle diverse possibilità. L’inizio fu difficile, Micol racconta che abitavano in un modesto appartamento e scambiavano pane e burro in cambio di piccole riparazioni e orli. Ma la grande occasione fu portata loro dalla prima cliente importante: Gioia Marconi, figlia del grande scienziato, che si fece confezionare una serie di abiti che riscossero successo, e questo significò una serie di altre clienti dai nomi prestigiosi, come quello di Linda Christian che si affidò a loro per l’abito da sposa. Fu il matrimonio del secolo: cinegiornali e rotocalchi sembravano impazziti. L’eco delle sorelle Fontana, artefici di una moda italiana in concorrenza con quella francese, ormai affermata e molto costosa, arrivò negli Stati Uniti. Il matrimonio, l’abito bianco divennero argomento principale per tutte le ragazze da marito. Subito dopo Maria Pia di Savoia si fece confezionare l'abito nuziale. Margaret Truman, figlia del presidente degli Stati Uniti, ordinò il corredo e l’abito da sposa. Hollywood scoprì Roma. L’invasione di attori celebri e di registi movimentò la quiete della capitale, rimasta assopita per un lungo periodo: Mirna Loy, Barbara Stanwyck, Michelle Morgan e molte altre, ma la più assidua cliente fu Ava Gardner che ebbe un lungo rapporto con le sorelle Fontana. Per lei fecero anche gli abiti dei film «La contessa scalza» e «Il sole sorge ancora».Per alcuni anni le sorelle Fontana si sono occupate anche di arte contemporanea. Stilisticamente, l’idea più innovativa fu quella di fondere arte e moda tramite il tessuto stampato. Le tre sorelle hanno aperto l’atelier a Roma nel 1943 e hanno ceduto il loro marchio nel 1992. Micol, ultranovantenne ma ancora in gamba, sopravvissuta alle sue sorelle, ha continuato con la Fondazione Micol Fontana, con sede a Piazza di Spagna, che custodisce lo storico archivio, i bozzetti e i disegni degli abiti creati dagli anni '40 al '90, indossati da personaggi che hanno fatto sognare intere generazioni, quali: Ava Gardner, Liz Taylor, Audrey Hepburn, Grace di Monaco, Soraya, Maria Gabriella di Savoia, Jacqueline Kennedy. Nella sede della Fondazione si possono consultare più di duemila figurini, un fondo fotografico di pose di modelli, modelle, eventi, attrici e personalità.

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