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Spettacoli

Acosta: "Danzare, la mia vita. Sono pronto a nuove sfide"

Acosta: "Danzare, la mia vita. Sono pronto a nuove sfide"
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di Valentina Bonelli

Il tradizionale gala di danza di mezza estate di «Sotto il cielo di Parma» quest’anno vanta un grande protagonista dei palcoscenici internazionali: Carlos Acosta, artista dalla storia affascinante e avventurosa. Nato a La Havana, cresciuto alla scuola del leggendario Ballet Nacional de Cuba di Alicia Alonso, dopo anni come guest nelle migliori compagnie del mondo, lo statuario e atletico ballerino è attualmente principal dancer al Royal Ballet di Londra.
Nello spettacolo che porta il suo nome, in scena questa sera, alle 21.30, al Parco Ducale, Acosta sarà accompagnato da una pleiade di artisti, come ci racconta alla vigilia del debutto: «Con me ho voluto ottimi ballerini dell’English National Ballet, tra i migliori interpreti del momento. Nello sceglierli ho guardato naturalmente alle capacità tecniche, che devono essere eccellenti, ma anche alla passione e all’entusiasmo. Molti di loro mi accompagnano da tempo in questo spettacolo. Ho voluto anche un danzatore e coreografo di formazione contemporanea: Miguel Altunaga, cubano, oggi alla Rambert Dance Company».

Che programma ha scelto per Parma?
«E' dal 2006 che, nei miei spettacoli, costruisco un programma misto, che al debutto, a Londra, mi valse un Olivier Award. Ho cercato di creare un programma equilibrato. I ballerini confrontano la propria tecnica classica anche con coreografie contemporanee. E per il pubblico spero che la serata sia fonte di sorprese».

Per sé, che brani ha scelto?
«Ho riservato per me “Apollo”, perché ritengo Balanchine un vero maestro e perché mi piace interpretare questo balletto introducendo un elemento di giocosità - pur restando fedele all’intenzione del coreografo. “Le Bourgeois” di Van Cauwenbergh è diventato invece un pezzo distintivo dei miei gala, perché in fondo è bello divertirsi mentre si danza. Quanto a “Maijisimo”, l’ho imparato tanto tempo fa, con il Balletto di Cuba. Era un brano tipico della compagnia e chiude oggi il mio spettacolo con un tocco di fuoco latino».

Perché lasciò Cuba e cosa prova quando vi fa ritorno?
«Ho avuto l’opportunità di farlo, per crescere come danzatore, e ho colto l’occasione. Ma non ho mai veramente lasciato Cuba, dal momento che torno appena posso, per stare con la mia famiglia e con gli amici. A Cuba, poi, il balletto occupa un posto speciale nel cuore della gente: camminando per le strade de L’Havana chiunque incontri ha una propria opinione sul balletto: è un po' come il calcio in Italia. E poi devo moltissimo al Ballet Nacional de Cuba, per l’imprinting che ha dato alla mia vita, e quando torno è sempre un piacere esibirmi con la mia ex compagnia. Mi è capitato di recente anche nel tour londinese e mi sono sentito molto orgoglioso e felice di tornare a danzare con i vecchi amici. Dietro tutto questo c'è naturalmente Alicia Alonso, la pietra sulla quale il balletto cubano è fondato: è impossibile dire cosa ha dato per creare e nutrire la compagnia».

Come ha scelto di danzare con il Royal Ballet? E come si adatta un repertorio come quello inglese ad un temperamento come il suo?
«A dire il vero è stato il Royal Ballet a scegliere me. E’ davvero una delle migliori compagnie del mondo e mi ha dato la chance di misurarmi con i grandi ruoli inglesi. Ma anche la libertà di sviluppare i miei progetti all’esterno. Quanto al temperamento, il Royal Ballet è pieno di ballerini di origini latine: Tamara Rojo dalla Spagna, Marianela Nunez dall’Argentina e la vostra Mara Galezzi dall’Italia. Credo che il mix funzioni: la cosa bella per tutti, a Londra, è questa scintilla in più che portiamo all’inverno inglese».

Tra le sue tappe figura anche l’Italia, dove si è esibito con la Compagnia Teatro Nuovo di Torino e con Luciana Savignano. Come trova il pubblico italiano?
«È sempre stato un grande piacere per me ballare nel vostro Paese. Il pubblico italiano è tra i più esperti al mondo e mi ha sempre accolto benissimo, sin da quando apparvi per la prima volta sui vostri palcoscenici, da giovanissimo».

Dopo «Tokororo», lo show basato sulle sue memorie d’infanzia a Cuba, pluripremiato e amatissimo dal pubblico, con cos'altro le piacerebbe misurarsi?
«Intanto spero di continuare a danzare ancora per molti anni: è la mia vita. Ma sono sempre alla ricerca di nuove sfide, sia in palcoscenico che fuori. Ho scritto la mia autobiografia, sto lavorando ad un romanzo e ho mi sono messo alla prova recitando in un film. Il futuro è da scrivere».
Per informazioni sullo spettacolo di questa sera e sulla rassegna «Sotto il cielo di Parma»: tel. 0521.039399, www.teatroregioparma.org.
 

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  • daniela iotti

    15 Luglio @ 11.40

    Lo spettacolo è stato gradevole anche se a tratti un po' accademico (quasi un saggio di una scuola di danza). Sinceramente mi aspettavo più passione e intensità. Ciò che mi ha però veramente fatto arrabbiare è l'ambientazione dello spettacolo: ottima per i concerti rock, ma non certo per la danza. Il palcoscenico era collocato in modo tale che fino alla ventesima fila (i primi settori costano anche di pu!!!) non si vedevano i piedi, le prime due o tre file vedevano i ballerini dal ginocchio in su. Figurarsi quando i ballerini eseguivano figure a terra: ogni tanto scomparivano dalla nostra vista. Spero che gli organizzatori per gli anni a venire tengano presente questo problema. Non si può asservire una nobile arte come la danza agli interessi degli organizzatori del rock. Meglio non inserirla allora nel cartellone o tornare in Pilotta o meglio ancora al Regio (anche sfidando il caldo). Cordiali saluti, grazie per l'attenzione Daniela Iotti

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