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L'Arena s'inchina a Bergonzi

L'Arena s'inchina a Bergonzi
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Elena Formica
Non c'è storia. Senza di lui non c'è storia. All’Arena di Verona, al Metropolitan di New York, alla Scala di Milano, al Covent Garden di Londra egli ha cantato e canterà per sempre. Quel suo canto bellissimo, quel canto acceso di nuova luce e di nuovi accenti, quel canto che all’opera di Verdi restituiva gloria e poesia - altro che la «muscolar tenzone» dell’ingenuo volgo tenorile! - è ancora lì che riecheggia inestinguibile. Questa è storia, signori. La storia di un mito: Carlo Bergonzi, «il miglior tenore verdiano del '900», a cui martedì scorso, all’Arena di Verona, è stato consegnato l’Oscar della Lirica per l’impareggiabile carriera. La "sua" Arena, « l’immenso palcoscenico dove Carlo Bergonzi è stato - come ha annunciato Massimo Ghini in veste di conduttore - il più grande Radamès», lo attendeva da tempo. E con ansia. Pubblico in visibilio, standing ovation per Sua Maestà "Il Tenore" condotto in scena su una portantina dorata: «Sono passati 53 anni dal mio debutto in Arena - ha ricordato Bergonzi - e l’emozione è forte. Ho cantato qui per la prima volta nel 1957 in un’Aida diretta da Tullio Serafin e sono tornato per 18 magnifiche stagioni interpretando tutti i ruoli del grande repertorio da Verdi a Puccini, da Boito a Mascagni e Leoncavallo. Ho dato all’Arena tutto quello che potevo, di più non...». Ed ecco che una lama - la commozione - attraversa all’improvviso la voce di Bergonzi spezzandola un istante; al suo pubblico, allora, il tenore lancia lo stesso saluto che usava rivolgergli un vecchio fabbro di Vidalenzo di Polesine, il paese natale: «Salve, la vita comincia domani!». Michele Placido, nell’intenso monologo che seguirà, non riuscirà a fare altrettanto "teatro".
C'era molto di Parma nel "gala" per gli Oscar della Lirica, premi che verranno assegnati ufficialmente nel 2011 da una Academy internazionale promossa dalla Fondazione Verona per l’Arena.
I ringraziamenti di Faggiani
C'era il Coro del Regio di Parma che, diretto da Martino Faggiani, ha ricevuto il Golden Opera Award e ha cantato brani di Verdi e Bellini. Faggiani ha ringraziato Bruno Cagli, a cui si deve la formazione di questa eccellente compagine, quindi Bruno Bartoletti, Mauro Meli e l’indimenticato Romano Gandolfi.
C'era Vittorio Testa, bussetano, vicedirettore del Tg5, autore e conduttore del programma «Loggione» sulla rete ammiraglia Mediaset, premiato anch’egli con un Golden Award strameritato. Il direttore d’orchestra Pietro Mianiti, fidentino, dirigeva i Virtuosi Italiani, mentre 40 bussetani, per lo più soci degli Amici di Verdi, assistevano alla serata insieme all’assessore alla cultura Emilio Mazzera.
Quattro ore di musica, sovrabbondante il festoso menù di uno spettacolo che, seppur valido sul piano artistico, si è prolungato fin quasi all’una senza intervallo. Numerosi i premiati: i soprani Désirée Rancatore, Hui He, Maria Laura Martorana con i tenori Celso Albelo e Francesco Hong; Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Opéra di Parigi; il pianista compositore Giovanni Allevi e il grande soprano Mirella Freni (Oscar alla carriera). Madrina dell’evento Katia Ricciarelli. Ai giovani Maria Alejandres e Zyian Atfeh è andato il Premio Zenatello. A Maria Callas, Renata Tebaldi e Mario Del Monaco l’Oscar all’incancellabile memoria.
 

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