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Film recensioni - La solitudine dei numeri primi

Film recensioni - La solitudine dei numeri primi
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Non era facile, non lo era per niente, portare sullo schermo questa storia d’amore inespressa, quel romanzo dolente dal titolo bizzarro e suggestivo diventato in fretta un caso letterario,  la vita non solo parallela di due numeri primi solitari e incomprensibili agli altri. 

Non era facile, ma Saverio Costanzo, 35 anni e due film di nicchia ma densi e fondi all’attivo («Private» e «In memoria di me»), ci prova con il coraggio della serietà, riempiendo ogni cosa (e ogni emozione) del vuoto della solitudine: trasformando, con cifra stilistica personale, l’amatissimo  best seller di Paolo Giordano in un horror sentimentale (ed esistenziale), in un film pieno di cicatrici, di segni indelebili messi lì apposta a ricordare quello che vorresti avere dimenticato, di tagli del passato che tormentano anche il presente. 
Un temporale, uno specchio rotto, un bacio a labbra serrate: fedele ai punti cardine della storia di Alice e Mattia, il regista costruisce «La solitudine dei numeri primi»  su tre piani narrativi (infanzia, adolescenza e maturità) che si incastrano tra loro senza forzature, girando un film crudele e sopravvissuto, un incubo ad occhi aperti e a tutto volume dove i corpi, offesi, violati, ma mai reticenti, sono espressione di un essere, di un resistere. Meglio nella prima parte (bello l’inizio, a suo modo terribile), più sfilacciato e meno teso nella seconda, il film, sostenuto da un gruppo di interpreti molto aderenti al ruolo (guardate come cade la Rohrwacher o come getta via la matita per gli occhi...: ma sono bravissimi anche i ragazzini), avrebbe potuto chiudere (il finale cambia rispetto al libro) anche meglio: ma resta un’opera che ha il senso del dolore e ne conosce l’intimità. F. Mol.
 
Giudizio: 3/5
 
SCHEDA
REGIA:  SAVERIO COSTANZO
SCENEGGIATURA:   SAVERIO COSTANZO E PAOLO GIORDANO, DALL’OMONIMO ROMANZO DI QUEST’ULTIMO
INTERPRETI:   ALBA ROHRWACHER, LUCA MARINELLI, ISABELLA ROSSELLINI, MAURIZIO DONADONI, FILIPPO TIMI
GENERE:  DRAMMATICO
Italia 2010, colore, 1 h e 58' 
DOVE:  CINECITY, D'AZEGLIO, THE SPACE e CRISTALLO (Fidenza)
 

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  • manu iviato il 12/09/2010

    12 Settembre @ 22.17

    la critica è stata a mia parere troppo dura, due bravissimi protagonisti , da lodare anche solo per la trasformazione fisica che ti fa capire quanto possa essere reale e vero il tutto, non certo una storia impossibile specie ai tempi nostri, dove i genitori spesso sono sempre meno attenti, responsabili ed egoisti , Un film per me meritevole e toccante ma molto molto triste .

    Rispondi

  • Alessandro

    12 Settembre @ 19.10

    L'ho visto ieri sera ed ho ancora i brividi... Ho amato il libro ed ho apprezzato la coraggiosa trasposizione cinematografica di Costanzo che non cerca di essere copia conforme del libro. Alba Rohrwacher divina.

    Rispondi

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