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Orietta Berti: «Sono Parmareggio come il formaggio»

La cantante: «Mia madre era di Traversetolo. E mi sono sempre vestita da Artemio»

orietta berti
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Il palcoscenico è il suo regno. Una carriera lunga mezzo secolo come cantante. Ma questo termine è riduttivo quando si parla di Orietta Galimberti, 73 anni, - meglio conosciuta come Berti («la decisione di accorciare il cognome fu del grande Giorgio Calabrese») - perché lei, reggiana-parmigiana («il padre Mafaldo di Cavriago, la madre Anna Olga Vitali di Traversetolo. Sono come il formaggio» ricorda la stessa Orietta), è un'artista a tutto tondo. Musica, cinema, televisione. Ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo, partecipando a undici Festival di Sanremo, dieci edizioni di «Un disco per l'estate», senza dimenticare Canzonissima, i musicarelli negli anni '60 e le presenze a «Domenica in», «Quelli che il calcio», «Buona domenica» e oggi a «Che fuori tempo che fa», ogni domenica su Raitre, in prima serata.

Orietta Berti, che abita a Montecchio con la famiglia (il marito Osvaldo Paterlini, i figli Otis, che lavora con lei, e Omar), è un vero e proprio «fiume in piena» quando racconta la sua carriera. «E' stato mio padre - attacca - ad avvicinarmi alla musica, amava la lirica: fin da bambina, mi portava in giro alle diverse audizioni. A Parma, Fidenza, Bologna: voleva che diventassi un mezzosoprano o un soprano. Dopo una lunga gavetta, nel 1961 ho partecipato al concorso “Disco d'oro”, a Reggio Emilia, interpretando “Il cielo in una stanza”. In quell'occasione sono stata notata da Giorgio Calabrese, che mi propose una serie di provini alla Karim. A Milano, nella casa discografica, ho incontrato anche De André e Remigi». Orietta si ferma un attimo, poi continua: «Fu realizzato un disco che, però, non venne mai stampato. Calabrese continuò a credere in me e, grazie a lui, ottenni un contratto con la multinazionale tedesca Phonogram: su etichetta Polydor, pubblicai così il mio primo disco. Era il 1963». Ma la svolta nella carriera della cantante arriva un anno dopo, con i brani di Suor Sorriso. «E' stato con “Dominique” - sottolinea - versione italiana di una canzone di una suora belga. E' stato questo disco a farmi conoscere al pubblico grazie anche alla partecipazione, per Pasqua, ad un programma televisivo». La sua dolcezza e la sua bravura fanno centro e nel 1965 arriva il successo popolare con «Tu sei quello» con cui vince il «Disco per l'estate». Orietta Berti è ormai lanciatissima e non può mancare a Sanremo. «Ho debuttato nel 1966 - ricorda, sorridendo - con un brano di Remigi-Testa, “Io ti darò di più”. Dopo al Festival sono tornata altre dieci volte, l'ultima nel 1992 con “Rumba di tango” con Giorgio Faletti. In Riviera, sempre con Fazio, ho condotto anche Sanremo Giovani 1997 e due anni dopo il Dopofestival con Teo Teocoli». Gli anni '60 e '70 vedono la cantante di Montecchio tra le grandi protagoniste nel panorama musicale italiano: tutti ricordano brani come «Io tu e le rose», «Tipitipitì», «Non illuderti mai», «Fin che la barca va», «Via dei ciclamini», che fanno presenza fissa nella hit-parade radiofonica. Senza dimenticare le tournée all'estero. «Quegli anni - puntualizza - sono stati molto intensi, sempre in giro per l'Italia per partecipare alle diverse manifestazioni: da Sanremo a Saint-Vincent, a Venezia. Con me, c'era sempre mio marito (sposato il 14 marzo 1967 ndr), che mi supportava in tutto. Per tre anni ha mantenuto anche il lavoro che aveva a Parma, poi ha lasciato. Amicizie con i colleghi? Difficili da instaurare: ti vedi qualche ora prima della serata e dopo l'esibizione te ne andavi. Allora la musica leggera italiana andava forte in Europa e nel mondo». Orietta Berti ha tagliato il traguardo dei 50 anni di carriera: in un album-cofanetto, «Dietro un grande amore», ci sono cinque compact disc: nei primi quattro tutti i pezzi più celebri della cantante; nel quinto le interpretazioni dei classici napoletani, tra cui «Na sera 'e maggio», «T'aspetto 'e nove», e «Dietro un grande cuore», che dà il titolo all'intera antologia. Ma Orietta Berti non è stata solo una cantante, la televisione l'ha vista protagonista in diversi ruoli. «Sul piccolo schermo - ricorda - sono stata accanto a Fabio Fazio a “Quelli che il calcio”, poi cinque anni con Maurizio Costanzo a «Buona domenica”. Mi sono messa in gioco, come concorrente, a “Ballando con le stelle” e per un anno ero ospite fissa a “Domenica in”. Adesso sono ritornata al fianco di Fazio a “Che fuori tempo che fa”. E' un ruolo che mi piace, mi diverto molto. Poi, appena finita la trasmissione, ritorno subito a Montecchio. Non riesco proprio a stare lontano da casa».

Conversando con Orietta, il discorso finisce su Parma: «Ho ancora dei parenti, due cugine: Ilia e Emilia. Poi, per diversi anni, ho avuto come sarto Artemio: mi vestivo da lui. Così venivo spesso a Parma, adesso invece mi rivolgo a Mi-Ba Tricot di Carpi. In passato, invece, ho indossato abiti di Trussardi e Laura Biagiotti».

Prima di chiudere l'intervista, le chiediamo quali consigli darebbe a un giovane che volesse tentare l'avventura nella musica leggera: «Deve lavorare sempre, crederci e mai demordere. E soprattutto, all'inizio, deve dare retta a chi ha più esperienza». Parola di Orietta Berti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Enzo

    22 Luglio @ 20.17

    Storie d'altri (bei) tempi. Oggi invece per essere un cantante di successo devi drogarti fino distruggerti, essere tatuato fin sotto le ascelle, e poi suicidarti a 50 anni con i tuoi fan in delirio che ti ammirano per il gesto coraggioso.

    Rispondi

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