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Armiliato: «Vocalità esasperata»

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 I Vespri Siciliani: un Verdi che non perdona, ma che magnifico si dona. Dalla Wiener Staatsoper, dove nei giorni scorsi è stato acclamato nella Forza del destino, al Teatro Regio di Parma, dove sarà Arrigo nei Vespri, il passo è breve per Fabio Armiliato, sempre più verdiano nell’anima e nel corpo. Infatti debutterà tra breve in un attesissimo Otello e, ancor prima, sarà a Bilbao con il Teatro Regio di Parma come protagonista del Corsaro. Tornerà al Metropolitan di New York per il Trovatore, festeggiando il ventennale del debutto in quest’opera. Impossibile scandire con precisione tutte le tappe di una carriera internazionale che, con o senza Daniela Dessì, sua compagna nella vita e nell’arte, ha visto e vedrà Armiliato nei più importanti teatri del mondo. 

Da domani, al Teatro Regio, andrà in scena l’opera che proprio qui venne eseguita per la prima volta nella versione italiana (1855) con il titolo di Giovanna De Guzman: quei Vespri Siciliani che vi fanno ora ritorno con un tenore che - come è noto - non è di quelli che sparano note retrive spacciate per istintive, ma cantano sapendo che la musica, questa musica, non è solo “ugola”, ma anche “intelletto”. E diciamolo! Questa musica è cultura. E Armiliato, da sempre, è un artista che ci fa caso. Infatti non si tira indietro quando c’è da parlare di crisi del teatro d’opera in Italia: «Il sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche - dice - ha creato l’illusione di poter generare competitività nel segno della cultura. Ma adesso agonizza. Per garantire gli obiettivi della competitività, servono programmazione e produttività. La qualità, poi, è il perno di ogni discorso sui teatri e la cultura. Se il dare qualità è l’unica tutela che noi artisti abbiamo per il futuro, anche per i teatri e per chi vi lavora è la stessa cosa. L’opera è un vero e  indiscusso primato della cultura italiana. Per non perderlo, bisogna mettere le persone giuste nei posti giusti».
Armiliato - com’è evidente - è una delle rare eccezioni alla trita prassi dell’intervista sull’ “acuto”, benché il ruolo di Arrigo nei Vespri Siciliani si presti a discorrere di sfide e controsfide tutte giocate sul terreno di una scrittura ostica ed emozionante:  «La vocalità per questo ruolo - spiega il tenore - è  verdianamente esasperata. Vi si avvertono influssi della scrittura francese, ma il testo letterario è  poco musicale, oltremodo sillabato. Ho interpretato il ruolo di Arrigo una sola volta nel 1988 e ora è una sfida consapevole tornare a cantarlo. In verità non è mai possibile affrontare questo ruolo seguendo un importante percorso di maturazione perché i Vespri Siciliani si eseguono poco. Il motivo? La necessità di un cast all’altezza di un enorme  impegno artistico».E.F.

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