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Spettacoli

L'incanto di Pina Bausch torna con i giovani interpreti

L'incanto di Pina Bausch torna con i giovani interpreti
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di Valeria Ottolenghi

REGGIO EMILIA - Si è rinnovato così, meravigliosamente, il sentimento del dono: perché tra gli intrecci di commozione all’incontro con «Kontakthof», lo spettacolo di Pina Bausch con ragazze e ragazzi dai quattordici anni, presentato al Teatro Valli di Reggio Emilia nell’ambito del Festival Aperto, si avvertiva intensa, profonda, emozionante - tra quel rumore di passi, le sedie che ridisegnavano lo spazio insieme ai corpi, le singole azioni tra le vaste coralità - la definitiva traccia, preziosissima e amata, che la Bausch ha regalato alla danza, al teatro, all’arte.
L'alternanza emotiva, i ritmi tra musiche e silenzi, la difficoltà del vivere tra piccole quotidianità e onde d’angoscia, le distanze che mutano tra solitudini, attrazioni di coppia e azioni di gruppo, il variare fluido di stilizzazioni e ripetizioni, il gusto delle citazioni in dimensioni oniriche, e gli innumerevoli altri i segni rintracciabili - nelle posture dei corpi, le espressioni dei volti, sensualità continuamente negate / svelate - sono confluiti così naturalmente in tante poetiche, in una tale miriade di spettacoli, da ricordare, anche seguendo questa ulteriore versione di «Kontakthof», coreografia che il Tanztheater Wuppertal non ha mai abbandonato, come la Bausch abbia in qualche modo risposto ad un bisogno espressivo del tempo, la sua ricerca assorbita come necessità e naturale nutrimento d’innumerevoli artisti.
Il «luogo dei contatti» è un vasto salone spoglio, un’austera sala da ballo, in un altro tempo, giovani in completo e cravatta, ragazze con abiti di seta e raso: lo spettacolo ha oltre trent'anni, presentato dalla compagnia anche alla Scala di Milano, successive le versioni per interpreti over-65 e, quindi, per adolescenti, per Aperto nel suo più recente riallestimento. Si entra quindi in un’altra dimensione, di non professionismo, ma, nella rinuncia del movimento, del gesto assoluto, limpido e perfetto, giungono altri sensi, valori espressivi, con quegli adolescenti - direzione e supervisione di Bénédicte Billiet e Josephine Ann Endicott - che arrivano a condensare, in quel tempo sospeso, conflittuale, di stati d’animo confusi, l’universalità dell’incertezza del vivere, in abiti d’altri anni, tra musiche a tratti ironiche, ma soprattutto colme di struggimenti e nostalgie. Un incanto. Volti neutri e improvvise risate, gesti replicati dell’aggiustarsi gli abiti, dispetti e pensieri d’attenzione (morire/ essere salvata), un cavallino come gioco d’infanzia (la monete chiesta agli spettatori), forme di tenerezza e aggressività, timori e voglia di piacere, astrazioni e apparizioni (deliziosa la coppia di fanciulle di rosa vestite), mangiare una mela e muoversi come gruppi contrapposti maschi/ femmine... Bella la scena dei giovani interpreti che, seduti vicini, raccontano al pubblico - e di una commozione indimenticabile lo smarrimento della ragazza toccata nel corpo dal gruppo di maschi... Applausi e applausi per la giovane compagnia, per Pina Bausch.

 

 

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