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Lennon, il mito a 30 anni dalla morte

Lennon, il mito a 30 anni dalla morte
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Anima dei Beatles, ma anche musicista solista, autore di disegni e testi poetici, nonché attivista politico e paladino del pacifismo. A ottobre avrebbe compito 70 anni. Invece fu assassinato a colpi di rivoltella da un suo stesso fan, Mark David Chapman, la sera dell'8 dicembre 1980 a New York.
L'8 dicembre di trent'anni fa Mark Chapman uccideva John Lennon, a pochi passi dal Dakota Building, la sua residenza di New York (è il palazzo in cui Polanski girò «Rosemary's Baby»). Il 30 dicembre invece cade il quarantennale dello scioglimento dei Beatles. Anniversari che servono solo a ribadire una realtà incontrovertibile: John Lennon e i Beatles rimangono uno dei più clamorosi fenomeni popolari della storia.
L'ultima dimostrazione, l’ennesima, arriva da iTunes dove, dopo anni di rifiuti, dal 16 novembre è a disposizione il catalogo dei Fab Four. Sono più di 450 mila gli album scaricati (il più richiesto è «Abbey Road») e oltre due milioni i download dei singoli brani (il più gettonato «Here Come the Sun» che è in «Abbey Road»). Cifre che nessuno oggi avvicina nel mondo della musica. E sono numeri che fanno ancora più impressione se si pensa al fatto che a settembre dell’anno scorso sono stati ripubblicati gli album in studio dei Beatles in versione rimasterizzata e digitalizzata e che, proprio come accadeva negli anni d’oro, questi titoli avevano monopolizzato le classifiche di mezzo mondo. Per non dire poi della recente pubblicazione rimasterizzata e digitalizzata dell’opera omnia di John Lennon solista. Un fenomeno che non ha riscontri e che evidentemente, anche grazie alle nuove tecnologie, sta contagiando le nuove generazioni.
I Beatles sono stati insieme più o meno sette anni e dal vivo hanno suonato poco. Ma hanno cambiato il mondo. Lo scioglimento è avvenuto in un mare di acredine: John e Paul non si sopportavano più (Lennon definì «silly», stupide, le canzoni di McCartney), George Harrison, l'umorista del gruppo, reclamava più spazio per le sue composizioni ma alla fine si schierò con Lennon, mentre Ringo era sempre più frustrato dal ruolo marginale cui era stato confinato. Da molti, e per molto tempo, Lennon è stato considerato il vero genio del gruppo, un giudizio ingeneroso nei confronti di Paul. Sicuramente era il personaggio più anticonformista e trasgressivo, uno che si rivolse così alla platea del teatro dove i Beatles festeggiavano il titolo di baronetti: «il pubblico in galleria può applaudire, quello in platea faccia tintinnare i suoi gioielli». John era un leader naturale, finito nel mirino dell’FBI per la sua militanza pacifista e per la sua vicinanza a movimenti radicali, un uomo che, per sfuggire alle convenzioni e non rimanere imprigionato nel ruolo della pop star, ha avuto il coraggio di smontare il più importante gruppo pop della storia. Su John Lennon e i Beatles esiste una letteratura sconfinata, anche da questo punto di vista i Fab Four non hanno rivali. Eppure nessuno è mai riuscito a spiegare in termini razionali una parabola incredibile che ha portato quattro ragazzi non particolarmente istruiti e tecnicamente non particolarmente dotati a passare nel giro di sette anni da «Love me Do» a incisioni che hanno cambiato la storia della musica e della tecniche di registrazione, modificando per sempre il valore e la percezione della musica pop.

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