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Film recensioni - We want sex

Film recensioni - We want sex
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di Filiberto Molossi

C'è chi pensa che saranno le donne a salvare il mondo: non mi stupirei accadesse davvero. Di certo sono loro che lo hanno cambiato. In meglio. Donne che inseguono diritti e non privilegi, che aprono nuove strade, che non alzano le spalle, anche quando tutti lo fanno intorno a loro. E si battono perché trionfi la giustizia. O almeno, che non è poco, il buon senso.  Donne che alzano la voce (e non la gonna) come le struccate e impagabili protagoniste di «We want sex»,  spumeggiante e orgoglioso manifesto proto femminista di Nigel Cole che, recuperata in qualche dimenticata soffitta della memoria comune un'emblematica storia vera, tende la mano all’altra metà della classe operaia in un film ben scritto e interpretato ancora meglio dove la guerra dei sessi - archetipo del cinema classico - si trasferisce in fabbrica. 
L’anno è il '68 dei grandi cambiamenti, l’industria la Ford di Dagenham, Inghilterra: ci lavorano 55 mila uomini e appena 187 donne. Queste ultime sono addette alla cucitura dei sedili delle auto: ma nel loro stabile piove dentro, guadagnano molto meno dei colleghi che portano i pantaloni e sono state appena declassate. Le operaie però non ci stanno: e, guidate da Rita (working class heroin interpretata da un’ottima Sally Hawkins), dichiarano sciopero per vedere i loro salari equiparati a quelli degli uomini. Sembra un fuoco di paglia: è l'inizio di una rivoluzione. 
Ricostruiti con gusto i proletari '60 made in England, tra hot pants, pettinature cotonate, case popolari e frigo pagati a rate, il regista de «L'erba di Grace» colora l'altro ieri con tinte pastello per poi girare  con piglio alla Loach (ma stile meno ruvido rispetto a quello dell'autore di «Piovono pietre») un film ispirato e molto british dove mescola la passione civile alla commedia sociale, l'affondo politico allo spaccato di costume, l'impegno alle schermaglie matrimoniali. Sottratto alla realtà un coraggioso manipolo di protagoniste dei propri tempi, «We want sex» (per una volta il titolo «italiano» suona meglio dell'originale, «Made in Dagenham», a dire il vero un po' moscio), presentato con successo fuori concorso all'ultimo Festival di Roma, denuncia l'imbroglio maschilista di padroni e sindacati, esaltandosi nel gioco di squadra di donne anche molto diverse tra loro (il confronto tra Rita e la deputata Barbara Castle, come anche quello tra l'operaia e la moglie, decorativa, del suo datore di lavoro) per cucire insieme una pellicola combattiva ma non priva di ironia che alza il vessillo dell’emancipazione. Là dove la battaglia per la parità continua fatalmente anche fuori dalla sala.
Giudizio: 3/5
 
SCHEDA
REGIA:  NIGEL COLE 
SCENEGGIATURA:  WILLIAM IVORY
FOTOGRAFIA: JOHN DE BORMAN
INTERPRETI:  SALLY HAWKINS, BOB HOSKINS, MIRANDA RICHARDSON, ROSAMUND PIKE, DANIEL MAYS
GENERE:  COMMEDIA
Gran Bretagna 2010, colore, 1 h e 53’
DOVE: ASTRA
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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