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Checco Zalone: «Prendo in giro noi italiani, non i musulmani»

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Checco Zalone torna dopo il successo clamoroso  di «Cado dalle nubi» (oltre 14 milioni di euro di incasso) e si candida, di fatto, a inaugurare un nuovo filone dei cosiddetti «cinepanettoni», più moderno e politicamente scorretto. In realtà si dovrebbe parlare di «post-cinepattone», («Che bella giornata», distribuito da  Medusa, sarà nelle sale dal 5 gennaio), ma quella dell'uscita subito a ridosso delle feste è una tendenza che sta prendendo piede tra i distributori.
Di certo Zalone incarna una comicità più  vivace, nuova e politicamente scorretta. «Sapevamo che questo problema c'era- dichiara il regista Gennaro  Nunziante -, ma se vogliamo anche essere un po' diversi dagli  altri,  allontanandoci con leggerezza da  mogli, amanti, corna e figli, non potevamo fare altrimenti. Anche  perchè se non entra Luca in certi contesti (Luca Medici è il  vero nome di Checco Zalone, ndr) chi può farlo? Ma sia chiaro che non vogliamo moralizzare nessuno»,
In  «Che bella giornata», Zalone e Nunziante - anche co-sceneggiaturi - si  divertono a dileggiare i terroristi arabi, il campanilismo, la  Chiesa (c'è un'apparizione di Para Benedetto XVI interpretato da Tullio Solenghi) e persino l’esercito italiano, con il personaggio di Rocco Papaleo.  Quest’ultimo, cuoco in forze all’esercito italiano, torna da una  missione e di fronte a un arabo che gli chiede quale ideale lo  spinga a prestar servizio in Iraq e Afghanistan, risponde: «Prendo  6000 euro al mese e non faccio un c....: per me questo è  l'ideale, scusate tanto».
Nunziante difende così la battuta: «Noi del sud siamo quelli che più hanno dato a questo Paese.  Nell’esercito come durante il terrorismo. E spesso l’eroismo di  questi soldati meridionali è metter su casa, fuori dalla  retorica».
«La battuta di Papaleo - interviene lo stesso Zalone - è stata al centro di un dibattito. Con il produttore Valsecchi non parliamo  solo di f..., ma anche di cose serie. In questo caso volevamo smascherare e dissacrare quello che siamo.  Anzi, forse dovevamo essere ancora più politicamente scorretti».
Nel film Zalone è un addetto alla security che si ritrova  all’interno di un goffo intrigo fatto d’amore e terroristi  dilettanti (che vorrebbero preparare un attentato alla Madonnina), grazie a Nabiha Akkari, sua bellissima e dolcissima  controparte femminile: «I musulmani - dice lei - andranno in sala a ridere come tutti gli altri, noi  prendiamo in giro il terrorismo. Non c'è pesantezza moralistica  nel trattare questo tema. Possiamo ridere di tutto. E vale anche  per noi arabi, non ci sarà alcun problema, non temo minacce!».
  Zalone, sempre istrione e spiritoso, si fa per un attimo serio e  commenta: «Lo sberleffo è per noi, io prendo per i fondelli gli  italiani, il mondo occidentale. Ora non voglio la crisi atlantica  in una commedia, ma quando dico 'Voi abitate in Islam?', oppure  quando difendo le donne, non rispettate nei paesi arabi, e poi  maltratto mia madre pugliese, accuso l’ignoranza e l’ipocrisia del  nostro paese. Non  saprei dove sono i passaggi lesivi per i musulmani. Ci siamo posti  i problemi solo sulle vittime di guerra italiane, quasi tutte del  Sud, che magari potevano sentirsi mancare di rispetto dal personaggio di Papaleo. Ma i  terroristi stanno tranquilli, siamo noi a far la figura dei  coglioni». Preparazione approfondita e improvvisazione sul set,  ecco il metodo Nunziante- Zalone, che tutti elogiano, fino ad  arrivare a paragoni importanti come quello di Ivano Marescotti,  vittima prediletta di Zalone nel film, che cita addirittura,  parlando del comico pugliese, Alberto Sordi. «Io come lui? Non ne  sono neanche un’unghia» si schernisce Checco.

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