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Valeri e Vukotic: «Le fuggitive»

Valeri e Vukotic: «Le fuggitive»
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Mariacristina Maggi

-Valeria: «Una commedia che pare scritta proprio per noi»

E' una commedia che sembra scritta apposta per noi», dice subito la grandissima Valeria Valeri che con l’entusiasmo di sempre questa volta affronta un successo tutto francese  con l’amica e amata collega Milena Vukotic. «E' un testo bellissimo, moderno, di grande attualità. Tutte le donne si riconosceranno nelle due protagoniste e sarà un’occasione per sorridere e allo stesso tempo riflettere». Del resto, sono tante «Le fuggitive» (titolo della messinscena, da stasera al Nuovo Teatro Pezzani di Parma, ndr) che almeno in sogno decidono di andare chissà dove, al di là degli schemi imposti, alla ricerca di una nuova coscienza. Certo, nella realtà pochissime possiedono la grinta di questa straordinaria signora della scena italiana, che in sessant'anni di onorata carriera non ha mai saltato una stagione teatrale, prestando il suo talento anche alla televisione (dallo sceneggiato «Il giornalino di Gian Burrasca» alla prima fiction «La famiglia Benvenuti»), al doppiaggio (dove prestò la voce anche a Natalie Wood) e qualche volta al cinema (tra i film ricordiamo «Le stagioni del nostro amore» di Florestano Vancini con l’allora collega e compagno di vita Enrico Maria Salerno e «Io e Caterina» di Alberto Sordi). «Finché sono a questo mondo non mi fermo», ribadisce con ironia e riflettendo sui tempi e i cambiamenti: «Ho sempre lavorato con un ritmo frenetico, ricordo che con Calindri in una stagione abbiamo portato in scena 18 commedie: oggi il teatro di parola è sempre meno frequente, i giovani non hanno modo di cimentarsi... Ma sono ottimista, se c'è il talento tutto è possibile. Comunque, io non mi sono fatta proprio mancare niente». La sua instancabile curiosità l’ha infatti portata a recitare anche insieme ai ragazzi di «Amici» di Maria De Filippi nel musical «Portami tante rose»: «un’esperienza bellissima». Scelta subito da Elsa Merlini, la Valeri è entrata successivamente nella compagnia di Laura Carli, poi di Andreina Pagnani e Gino Cervi, poi ancora lo Stabile di Genova, Gli Associati -con Enrico Maria Salerno, Giancarlo Sbragia, Ivo Garrani -, portando in scena classici di Dostoevskij, Feydeau, Shakespeare... e un memorabile «Sacco e Vanzetti». Poi sempre più il genere brillante. «Perché far ridere - dice - è decisamente la prova d’attore più difficile: se un attore drammatico non riesce a diventare comico, significa che gli manca qualcosa, ce lo hanno insegnato molto bene anche Totò e Rascel. L’ironia è la cosa più importante». Quell'ironia che l’ha vista trionfare con Alberto Lionello ne «L'anatra all’arancia», con Gino Bramieri ne «I banchieri hanno un’anima», con Alberto Lupo in «Fiore di cactus» o nell’affiatato soldalizio artistico con l’attore Paolo Ferrari con il quale la prossima stagione riporterà in scena «Gin Game». Una vita senza sosta, quella della Valeri, e di questo le è grato tutto il teatro italiano... Una vita con un rimpianto soltanto: «Quando ero giovane per gli attori di teatro era quasi impossibile fare cinema, erano due mondi distinti, e poi eravamo sempre in tournée... Mi sarebbe davvero piaciuto girare un film con Visconti». Sarebbe piaciuto anche a noi. 

-Milena: «Due solitudini  raccontate in modo leggero»

Ha vestito più i panni della disincantata moglie del ragionier Ugo Fantozzi, restando indelebile nell’imaginario di tanti, di tutti; sempre moglie, questa volta del conte Mascetti, in quella straordinaria avventura di Monicelli che è stata «Amici miei». E poi ancora un’indimenticabile sorella Tettamanzi in «Venga a prendere il caffè da noi» di Lattuada ed evanescente cameriera in «Giulietta degli Spiriti» dell’amico Federico Fellini. Tantissimi i ruoli interpretati dalla brava e intensa Milena Vukotic che con la leggerezza del suo corpo da ballerina ha attraversato gran parte del più grande cinema italiano, passando per Bunuel («Il fascino discreto della borghesia», «Il fantasma della libertà», «Quell'oscuro oggetto del desiderio»), Tarkoskij (Nostalghia) e Oshima («Max amore mio»).
In teatro, suo secondo amore, ha lavorato con i più grandi, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Strehler, Paolo Poli, Zeffirelli. Questa volta divide la scena con Valeria Valeri nella commedia francese «Le fuggitive», dopo oltre quarant'anni: e lo fa con grande emozione. «Valeria è una persona meravigliosa, un’attrice straordinaria di una naturalezza totale, capace di portare in scena tutta la sua contagiosa solarità»   confida subito la Vukotic, che ribadisce: «C'è tra noi un legame di sincera amicizia, ci conosciamo da tanto tempo, da quando lei era stata mia madre nella serie televisiva diretta da Lina Wertmüller “Il giornalino di Gian Burrasca”. E la complicità sul palco si sente». La pièce, infatti, sta riscuotendo molto successo, consentendo alle due attrici di giocare (nel senso del francese «jouer») in un dialogo libero dagli schemi. «E' la storia di due donne, ciascuna in fuga da un mondo che non le appartiene più (una dalla casa di riposo, l’altra dalla festa del 20° compleanno della figlia) e sotto un aspetto leggero e brillante raccontiamo la storia di due solitudini: la storia di una ricerca, la ricerca della libertà», ci spiega l’attrice romana al momento impegnata sul set di «Un medico in famiglia». Tornando un passo indietro, ci racconta con gioia le varie tappe della sua carriera, iniziata come ballerina a Parigi, l’arte dalla quale ha ereditato l’impeccabile disciplina: tra i ricordi più cari, l’amicizia con Fellini, alla base della sua crescita artistica e umana. «Dopo aver visto “La strada” ho scelto di fare cinema», ha ricordato con riconoscenza, confermando un pensiero indubbiamente felliniano: «Amo moltissimo questo mestiere, per la possibilità che ti offre di giocare con la fantasia, di ritrovarti in una perenne condizione infantile che si presta a continui cambiamenti». E ogni volta la Vukotic riveste i ruoli con grande intensità, dedicando al suo lavoro una profonda dedizione: quella dedizione, forse suggerita da Strehler, altro grande maestro che ricorda con affetto e gratitudine.  

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