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Ma sapevate che il film Ultimo tango a Parigi venne bruciato come ai tempi del rogo?

Ma sapevate che il film Ultimo tango a Parigi venne bruciato come ai tempi del rogo?
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La morte di Maria Schneider ha come riportato le lancette del tempo indietro di 38 anni.

Ultimo tango a Parigi, il film del regista parmigiano Bernardo Bertolucci al quale l'immagine dell'attrice scomparsa era rimasto legato quasi indissolubilmente,  è stato molto più di un film di successo e di polemiche. A quella pellicola, infatti, si lega una delle più incredibili ed assurde vicende giudicziarie, che ebbe il suo culmine nella decisione di mandare al rogo la pellicola. Ma non in senso metaforico: il film venne davvero bruciato, e ne rimasero solo tre copie, come prescriveva la legge ma con il divieto di proiezione.

E per alcuni anni al regista parmigiano furono sospesi i diritti civili, compreso quello di recarsi a votare. Solo dieci anni più tardi, una proiezione semi-clandestina, ma in una rassegna aperta al pubblico, aprì un nuovo procedimento penale, che però questa volta si concluse con l'assoluzione dei responsabili del cineclub, e a seguire finì per "liberare" anche il film.

Una storia che merita di essere conosciuta, anche dai giovani di oggi, o ricordata, a chi l'ha vissuta tanti anni fa. Eccovi alcuni spunti:

La cronaca della Gazzetta di Parma (vedi anche la foto della pagina che correda questo articolo)

Era il 18 febbraio 1973, e la Gazzetta di Parma dedicava quasi una pagina (ma oggi sarebbero almeno due) alla prima proiezione cittadina del "discusso film".

L'articolo di cronaca parla di "folla delle grandi occasioni", per la prima proiezione (ore 13,30) al cinema Jolly. Il giorno precedente, in una pubblicità sulla Gazzetta, la Direzione del cinema si diceva "orgogliosa e onorata di presentare Ultimo tango a Parigi", aggiungendo che il film era "vietatissimo" ai minori di 18 anni, che conteneva "alcune  scene scabrose e delicate, imposte dalle esigenze drammatiche del racconto", e infine che sarebbero stati "vietati gli ingressi di favore". Nei giorni successivi, proprio per soddisfare i tanti spettatori, il film sarebbe stato messo in proiezione anche al Lux.

I commenti del pubblico - "Nessuno lo giudica osceno", titola la Gazzetta. E in effetti, anche le critiche nascono da altri motivi:

Anna casalinga 36 anni: "Il film mi è sembrato noioso e a tratti incomprensibile" ; Donatella, studentessa, 20 anni: "Ho rifiutato il film in blocco perchè non mi ha soddisfatto contenutisticamente, anche se Brando è bravissimo".

Ma prevalgono nettamente i commenti favorevoli:

Luciano Allegri, insegnante, 26 anni: "Ho trovato il film molto bello, e sinceramente non ho capito il perchè di tutte quelle accuse di oscenità". Stefano Mingiaia, studente, 19 anni:  "E' talmente intenso e poetico che vi sono notevoli difficoltà ad esprimere un giudizio all'istante".

La recensione - Porta una firma cara a tutti noi della Gazzetta, perchè quella di un bravissimo e sensibile colega scomparso troppo presto: Paolo Pedretti.

Ultimo tango a Parigi - scrive Pedretti - libera sullo schermo tutta la genialità nativa di Bernardo Bertolucci, giunto al suo miglior esito cinematografico.  (...) La pellicola è assolutamente originale, personsalissima, e ha sapore nostrano pur sullo sfondo dei tetti parigini. (...) Paul percorre, attraverso le tappe d'una sfrenata esperienza erotica, il difficile cammino d'una crisi d'identità, che è la stessa crisi dell'uomo ingabbiato, messo in angolo nelle tele di Francis Bacon (...)  Un film già consegnato agli annali del cinema.

L'editoriale - A quella prima parmigiana dell'Ultimo tango era dedicato, in prima pagina, l'articolo del direttore Baldassarre Molossi, sotto la consueta testata "L'opinione". Un articolo esemplare, che spiazza il lettore così:

"Pur nella sua crudezza e nella sua crudeltà è un film romantico e innocente, oserei quasi direi: casto" (...)

Il film di Bertolucci, tenero e crudele al tempo stesso, è un consommè di materia grigia.

La storia e la vicenda giudiziaria (Wikipedia)

Ultimo tango a Parigi: i video su You Tube

Ultimo tango a Parigi: fotogallery

Bertolucci dopo la morte di Maria Schneider: "Avrei voluto chiederle scusa"

 

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  • cambogiano

    16 Dicembre @ 11.52

    un gran bel film e quel che è successo alla pellicola per me è sempre stato illuminante nel comprendere il "pudore cattolico" dettato solo da simpatie o non simpatie

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    08 Febbraio @ 10.01

    Certamente cercheremo di imparare a scrivere, perchè di imparare non si finisce mai. Comunque "bruciato come ai tempi del rogo" significa semplicemente che alla pellicola di Bertolucci venne riservato lo stesso trattamento (ovviamente non in pubblico) che nel Medioevo veniva riservato a "stregoni", eretici ed altro (http://it.wikipedia.org/wiki/Morte_sul_rogo). E il titolo significa che nel 1973 in Italia ci fu una sentenza da Medioevo: può essere un titolo forzato, non credo sgrammaticato o sbgliato. (G.B.)

    Rispondi

  • Malèt

    08 Febbraio @ 09.41

    Più che altro, cosa significa " ...venne bruciato come ai tempi del rogo?" Ma che rogo? Ma imparate a scrivere va ...

    Rispondi

  • Giovanni

    07 Febbraio @ 13.45

    Come dice Busi "bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo"!! Ma all'epoca mi ricordo ancora - come puoi dimenticarlo - Salò o le 120 Giornate Di Sodoma e li mi ricordo che il burro non era nemmeno preso in considerazione..strano...

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    07 Febbraio @ 11.30

    Ho visto il film, alla sua uscita nelle sale: allora, ero ventenne. L'ho trovato un inno alla castità.

    Rispondi

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