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Regio: «Il naso», satira in musica

Regio: «Il naso», satira in musica
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Arriva stasera alle 20 al Teatro Regio di Parma «Il naso» di Dmitrij Shostakovich nel leggendario allestimento del Teatro Musicale da Camera «B. Pokrovskij». Lo spettacolo è considerato leggendario in quanto è il medesimo che debuttò nel 1974, sotto lo sguardo divertito di Shostakovich. In attesa della «prima», oggi alle 14.30 si terrà la prova generale aperta al pubblico (info: 0521.039399). Per comprendere al meglio l'opera, di seguito la presentazione del nostro critico musicale Gian Paolo Minardi.

Torna al Regio «Il naso», nella stessa produzione proposta nel gennaio del 1979, quella del Teatro Musicale da Camera di Mosca che del capolavoro di Shostakovich dal 1974 è il depositario storico, posizione legata alle tormentose vicende che hanno accompagnato la vita di quest’opera composta dal musicista poco più che ventenne tra il 1927 e il 1928. Dopo le critiche seguite alla prima esecuzione al Teatro Malyi di Leningrado, il 18 gennaio 1930, l’opera rimase in scena per quattordici rappresentazioni, oltre altre due nella stagione seguente, per poi rientrare in un silenzio che in Russia sarà rotto solo nel 1974 grazie all’esemplare messa in scena del Teatro da Camera, con la regia di Boris Pokrovski, la stessa che ha accompagnato il cammino dell’opera fino ad oggi. 

Fuori dalla cortina, «Il naso» aveva fatto la sua apparizione, in tedesco, a Dusseldorf per arrivare in Italia, nel 1964, al Maggio Fiorentino in una produzione in lingua italiana, che ottenne vivo successo, sul podio Bartoletti, regia di Eduardo De Filippo e scene di Mino Maccari; più fredda l’accoglienza alla Scala nel 1972. Oggi «Il naso» circola in tutti i maggiori teatri del mondo, su un apprezzamento consolidato, come uno dei titoli più originali del teatro musicale moderno. 

La travagliata storia che ha accompagnato quest’opera ha le sue radici nella particolare temperie di quei primi anni Trenta, con il brusco smorzarsi degli entusiasmi che avevano accompagnato la rivoluzione d’ottobre; terreno di quella straordinaria libertà creativa, sfrenamento intellettuale e ardimentoso sperimentalismo, che aveva toccato tutti gli ambiti artistici, pensando a Majakowskij, a Malevic, a Mejerchol'd, ad Eizenstein, entusiasmi che avevano acceso la fantasia del giovane Shostakovich che con la sua Prima Sinfonia era apparso sulla scena musicale con l’aria provocatoria di «enfant terrible». Il giro di boa che segue, in una direzione di rigido burocratismo spegne inesorabilmente quel fervore: l’accusa di «formalismo borghese» si accompagna alla predicazione del «realismo socialista», in un crescendo che giungerà, riguardo a Shostakovich, nel 1936 con la drastica condanna della sua seconda opera, «Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk». Basti ricordare, per avere un’idea di quella «rivoluzione culturale», che la spinta ideologica arrivò a mutare molti titoli di opere di repertorio, «Una vita per lo zar» di Glinka divenuta «La falce e il martello», «Tosca» presentata come « La battaglia della Comune». Si può dunque immaginare l'accerchiamento sospettoso verso un’opera di scoperta vocazione satirica come «Il naso». Giustamente Rubens Tedeschi ha scritto che «Il naso è arrivato in ritardo», in quanto la carica acre che esso esprimeva trovò la resistenza con l'inizio di un riflusso destinato a produrre esiti tragici di cui il suicidio di Majakowskij avvenuto in quegli stessi mesi dopo l’acerrima campagna contro «Il bagno» rappresenta una delle punte agghiaccianti. «Perché “Il naso”?» titola il breve scritto con cui il musicista cercò di rispondere alle critiche giustificando la scelta del soggetto: «Basta solo rileggere questo racconto per convincersi che “Il naso”, come satira dell’epoca di Nicola I, è il più efficace di tutti i racconti di Gogol.... suggerisce molte interessanti soluzioni dal punto di vista della “musicabilità”...offre molte interessanti soluzioni sceniche». Precisava inoltre che « la musica non è intenzionalmente di colore “parodistico”. No! Malgrado l’estrema comicità di quanto accade sulla scena, la musica non vuole avere effetto comico. Lo ritengo giusto poiché Gogol tratteggia tutti gli accadimenti più comici in tono serioso. Qui stanno la forza e il valore dell’umorismo gogoliano». 

Geniale umorismo che aveva preso le mosse da un fatto di cronaca - la miracolosa impresa del padre di un chirurgo italiano, Molinetti, che aveva ricucito un naso, conservato dentro un pane caldo -per innescare una storia surreale: il naso del protagonista che improvvisamente sparisce ricomparendo poi come personaggio nei panni di un Consigliere di Stato per ricollocarsi infine dopo le più incredibili avventure nel volto del suo legittimo proprietario, il maggiore Platon Kovalev. Fantasia sfrenata dietro la quale si muove una lucidissima critica sociale. Lo stesso Shostakovich elaborerà il libretto, con la collaborazione di altri scrittori, scrivendo una partitura mirata a ricreare la dimensione grottesco-surreale con elementi che rispecchiavano quella libertà linguistica che la musica era andata conquistando nel mutato clima culturale post rivoluzionario. Evidente il richiamo ai ritmi meccanici dei film muti (dove Shostakovich aveva fatto la gavetta come accompagnatore) e al teatro bio-meccanico di Mejerchol'd, come pure ai conglomerati verbali tipici di Stanislavskij va riferito il contrappunto intricatrissimo, alimentato da un cast oltremodo gremito che comprende una settantina di personaggi; ma ancor più provocatoria la strumentazione che pur pensata per una compagine cameristica crea effetti sonori assolutamente inconsueti. Una musica, diceva Shostakovich, scritta «in allegria», ma è un’allegria sospinta da quel pessimismo che il musicista si porta dentro di sé come un tratto ineliminabile, destinato a illividirsi e farsi sempre più tragico e desolato.g.p.m.   

 

 

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