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I Pooh in concerto al Regio: "Ricominciamo così. In sei"

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di Pierangelo Pettenati

Inizia una grande settimana di musica «leggera» al Teatro Regio di Parma: mercoledì l’atteso concerto di Luciano Ligabue (già tutto esaurito) e due giorni dopo quello dei Pooh, che tornano a Parma a circa un anno e mezzo di distanza dalla precedente esibizione, una delle ultime con Stefano D’Orazio (alla batteria dal 1971). Quello di venerdì alle 21 al Regio (organizzato da Arci e Caos Organizzazione Spettacoli, in collaborazione col Comune di Parma - Assessorato alla Cultura) rap-presenta il nuovo corso di un gruppo che ha deciso di rico-minciare da tre: Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian, accompagnati da Phil Mer alla batteria, Danilo Ballo alle tastiere e Ludovico Vagnone alle chitarre. da non perderli, tra l'altro, prima del concerto ospiti in diretta alle 17 su RPR Radio Parma. Noi intanto ne abbiamo parlato con Red Canzian: «L'ultima volta - ci dice - eravamo in un momento che poteva portare a un non futuro, o comunque a un periodo buio, quasi medioevale. E invece il rinascimento è arrivato in fretta. Siamo ripartiti più forti di prima, in sei, con un concerto di una bellezza pazzesca».

In quel momento, finito l’ultimo tour con Stefano D’Orazio, non sapevate davvero cosa avreste fatto?
«No, c'era ancora tanto fumo. Non perché pensassimo di non essere capaci di andare avanti in tre; molti hanno frainteso questo discorso. Il discorso è che quando uno va via, si rompe un equilibrio. La nostra paura era di non poter rimettere in piedi una cosa che funzionasse altrettanto bene. Non a livello musicale, perché di gente brava più di noi in giro finché si vuole, ma per lo spirito. Dovevamo capire se c'erano ancora cose da dire, perché se uno se ne va magari ha anche dei buoni motivi. Per questo abbiamo fatto un lungo lavoro di introspezione e ci siamo messi a scrivere tanto per capire se c'era veramente della carne da mettere al fuoco. E quando abbiamo sentito il materiale, esattamente quello che c'è nel disco nuovo, abbiamo capito che potevamo andare avanti».

Nel nuovo disco, «Dove comincia il sole», la batteria è suonata da Steve Ferrone, uno dei più grandi batteristi al mondo, mentre per il tour avete ingaggiato uno dei migliori giovani italiani; come sono nate queste scelte?

«Ferrone era una voglia che volevamo levarci da tanto, ci piaceva il suo drumming; volevamo una cosa pesante per fare il disco, un disco abbastanza rock, e l’abbiamo preso. Era comunque già in previsione di passare a Phil».

Dopo tanti concerti nelle piazze, nei palazzetti, negli stadi, perché siete ripartiti da luoghi più piccoli e intimi come i teatri?
«Nei sette concerti del tour fatti nei palasport ci siamo accorti che certe sfumature si perdevano. Questo non è un concerto massimalista, ci sono tanti particolari e raffinatezze, tanti brani strumentali che vanno curati e protetti e il teatro è l’habitat ideale. E poi suoni controllato a vista, per cui sei molto attento e concentrato. Questo è uno stimolo in più».

E’ bello vedere come un gruppo della vostra esperienza abbia ancora voglia di rimettersi in gioco, rischiando cose nuove
«E' bellissimo, sembriamo matti. Pochi giorni fa avevamo una breve pausa e abbiamo fatto inventare dal nostro manager una data all’ultimo minuto pur di suonare perché ci divertiamo. Stiamo bene; quando si sta bene non si sente la stanchezza».

Dobbiamo aspettarci ancora tanti anni con i Pooh?
«Siamo ripartiti senza fare programmi; è ovvio che vogliamo arrivare al cinquantennale, però andiamo a braccio. Adesso siamo in sei, magari l’anno prossimo saremo in 30, o magari solo noi tre in acustico. In libertà». I biglietti ancora disponibili sono in vendita all'Arci Parma in via Testi n. 4 (info tel. 0521/706214), Music Mille in viale dei Mille e Dj 70 a Fidenza.

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