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Applausi ai Vespri con la scenografia della strage di Capaci

Applausi ai Vespri con la scenografia della strage di Capaci
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Applausi, ieri sera al Teatro Regio di Torino, per la prima dei Vespri siciliani, unìopera mnolto attesa anche per la scelta di rappresentarla in una scenografia contenporanea, che comprende anche le macerie della strage di Capaci

La recensione di Barbara Beccaria/Ansa

TORINO, 16 MAR – Vuole scuotere gli animi degli italiani, il loro orgoglio di popolo, il loro bisogno di giustizia partendo dal dolore per la strage di Capaci, il nuovo allestimento del teatro Regio di Torino dei 'Vespri Sicilianì di Giuseppe Verdi, andata in scena questa sera. Alla prossima recita del 18 marzo tra gli spettatori ci sarà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Torino per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

La Sicilia martoriata dalla Mafia, si fa, per volere del regista Davide Livermore, paradigma di un’Italia che deve ritrovare la forza di alzarsi e lottare per la sua dignità. Contro la Mafia, certo, e anche contro gli oppressori, che nel libretto dell’opera, ambientata da Verdi nel 1282, sono i francesi e che nell’allestimento di Livermore sono i media. Ovvero giornali e tv, ovvero il fascismo mediatico di cui parlava Pasolini. Perchè, secondo il regista, «oggi, se non passi in tv non sei nessuno e se le cose non vengono riportate dai media non sono reali». Di video l’allestimento è infatti pieno, a partire dal primo atto, quando la scena si apre su un funerale di stato che ricorda quello per la strage di Capaci a cui partecipò la vedova del caposcorta Schifani, così tanto ripresa dalle telecamere di allora. Un funerale moderno, con tanto di bara ricoperta dalla bandiera italiana, pensato per rappresentare il funerale che apre l’opera di Verdi, quello di Federico d’Austria, ucciso dall’invasore. Un funerale ripreso da un grande schermo situato sul palco nel quale scorrono le immagini di un telegiornale, con i sottotitoli in movimento. Elena d’Austria piange il fratello Federico come la vedova Schifani piangeva il marito.

C'è da dire che, se il libretto dell’opera, scritto per l'Opera di Parigi, è già molto complicato e lungo – e questa è anche una delle ragioni per cui i Vespri non vengono così spesso rappresentati – questo nuovo allestimento certo non lo semplifica. Lo spettacolo, infatti, è felice per la sua resa scenografica e per la splendida esecuzione dell’orchestra, diretta da Gianandrea Noveda e dagli ottimi cantanti, ma tanto, forse troppo ardito e complicato. Come, d’altronde, hanno anche rilevato molte persone tra il pubblico. Pubblico che comunque ha applaudito più volte a scena aperta.

«D’altronde – dice il regista – anche Verdi si rifece ad una storia ambientata nella Sicilia del 1282 per parlare agli italiani del periodo preunitario perchè non poteva fare diversamente per problemi di censura. Così io ho voluto parlare ai miei contemporanei». Livermore ha anche cambiato il finale. In Verdi i siciliani insorgono, nell’opera di Livermore tutti i protagonisti, italiani e francesi vengono richiamati dalla Costituzione italiana della quale, appare, su uno schermo l'articolo che recita: «la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

 

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  • giovanni Azelmo.Randazzo

    30 Marzo @ 22.03

    per me lo spettacolo è stato una bella delusione quanto a regia scene e costumi,politicizzato al massimo e snaturato completamente.peccato...perchè le voci e la direzione d'orchestra sono state eccellenti.

    Rispondi

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