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Il Teatro Regio diventa «tempio» dell'elettronica

Il Teatro Regio diventa «tempio» dell'elettronica
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Marco Pipitone

Dimenticate Giuseppe Verdi, lasciatevi alle spalle il melodramma e aprite il vostro cuore alle gelide traiettorie sonore di Alva Noto e Blixa Bargeld.  Sabato sera i due artisti tedeschi sono stati capaci di ridefinire le coordinate musicali della nostra città, trasformando il Teatro Regio in un tempio della musica elettronica. Un teatro sorprendentemente gremito in ogni sua parte che ha risposto in termini entusiastici al richiamo dei due musicisti, interpreti di un movimento musicale sotterraneo in grado di richiamare a Parma persone da tutta Italia, le quali sembrano non avere bandiera e nemmeno un’età per essere definite. Sono prevalentemente vestite di nero, e anelano al prezioso biglietto di un concerto (andato esaurito) tutto da raccontare.
Sono circa le 22 quando si spengono le luci, gli applausi composti del pubblico sciolgono il tempo dell’attesa e quando Blixa e Alva Noto compaiono sul palco il Regio esplode in un boato da stadio. Che l’apocalisse abbia inizio! Nemmeno il tempo di mettere a fuoco le due figure che lo sciame elettronico scaturito dalla consolle di Alva Noto prende il sopravvento.  Un suono corposo, oscuro, a tratti paradossalmente rassicurante, capace di ipnotizzare il pubblico il quale, abbandonate le proprie resistenze, è pronto per immergersi dentro un concerto che si annuncia - da subito - fuori dai margini e proprio per questo carico di sorprese. Ma l’attenzione è tutta per Blixa: come di consueto scalzo sul palco, elegantissimo nel suo completo di velluto nero, non ha certo bisogno di ricordare al pubblico quanto la sua personalità sia catalizzante.
 Ogni singolo gesto oltre ad esprimere un indiscutibile magnetismo è frutto di un esercizio di stile senza compromessi. La gestualità con la quale dipinge il suo mondo è parte di una teatralità unica che rimanda ai più grandi di sempre. Carsten Nicolai in arte Alva Noto, dietro la drum machine, tesse le fila di un suono totalizzante in grado di scardinare ogni singola certezza. La voce di Blixa si fonde, si trasforma, si placa... ma è solo un’illusione. Un semplice sospiro può divenire flagello, il ghigno di una smorfia raccontare invece la nemesi graduale di un manifesto programmatico in cui le canzoni sembrano non esistere. Difficile anche solo individuarle poiché esse vivono e si trasformano mediante l’improvvisazione, sull’onda della quale il duo da vita in questa occasione a nuove composizioni. «One», forse quella più accessibile, rievoca senza mezzi termini la musica elettronica tedesca, quella dei Kraftwerk i quali nel 1978 inauguravano la grande stagione della musica elettronica tedesca. Non resta che recuperare l’intento iniziale; «Mimikry» - il disco uscito l’anno scorso - è una dichiarazione d’intenti nella quale viene messo a nudo tutto il potenziale dei due artisti. C’è spazio anche per le immagini. Il video posto sul fondo del palco rimanda a figure geometriche pulsanti, a ogni suite sembra essere dedicato un colore; la musica rimane però l’unico denominatore. Alva Noto “martella “ a più non posso e il ritmo serrato di “Once Again” scuote il Regio mentre Blixa - come fosse uno sciamano - richiama l’attenzione con le sue istrioniche capacità. “Fall” oltre ad essere “un piccolo esercizio per le orecchie” scandisce il tempo del primo e unico encore. Le urla del leader degli Einsturzende Neubauten - opportunamente campionate - stridono su tutto il teatro e anticipano, di fatto “I wish I was a mole in the ground”: la cover oltre a celare abilmente la sua natura folk (ripresa pure da Bob Dylan) scandisce il tempo dei saluti.
Il tutto esaurito del Teatro Regio ha il sapore del trionfo e dimostra che il clamoroso successo di questa iniziativa potrebbe traghettare la nostra città verso nuovi orizzonti musicali. Il concerto di Alva Noto e Blixa Bargeld, organizzato dalla LiveAlivE di Alessandro Albertini, può infatti essere la prima pietra di un inedito modo di concepire la musica a Parma.  Sempre nell'inequivocabile segno della tradizione, l’apertura a nuove contaminazioni saprebbe ulteriormente arricchire la proposta musicale della nostra città.  

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