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E' il "de profundis" dell'amore? Le risposte in un documentario

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 L'amore cantato da secoli di poesia, letteratura, cinema, sociologia e filosofia, quel motore immobile dell’esistenza umana, puro e indipendente rispetto ai casi del divenire umano, non esiste più. La vita contemporanea lo ha ridimensionanto nelle gerarchie dei bisogni naturali e ora, pur riconoscendolo come una tensione inesauribile e necessaria, appare, al pari di ogni altro fattore antropologico, influenzato dalle forze che agiscono in seno alla collettività. La cultura occidentale, sempre più prigioniera del mito della ragione, ha idealizzato una razionalità pura, radicalmene separata dalle emozioni e dalle passioni.

 Occorre restaurarne il prestigio o è giunta l’ora di recitare il De Profundis per l’amore come l’abbiamo sempre inteso? Questa domanda è l’oggetto del documentario «Amore - De Profundis», un progetto prodotto da Rai Cinema e da Fondazione Teatro Due su soggetto e sceneggiatura di Amedeo Guarnieri, che la regista Lucrezia Le Moli sta girando in questi giorni a Parma. 
Fondazione Teatro Due apre dunque i suoi orizzonti a un progetto extra teatrale, perseguendo l’intento di rispondere alle domande che più urgono in seno alla società contemporanea. 
Dopo la realizzazione dei precedenti documentari «Antigone e l’Impero» del 2007 e «L’Italia del nostro Scontento» del 2009, in «Amore -De Profundis» Lucrezia Le Moli mette ancora una volta al centro della riflessione l’individuo. La nostra società vede l’essere umano come una creatura divisa in due parti distinte: da un lato la ragione, di cui è giusto fidarsi; dall’altro le emozioni, che sono invece sospette. Si tende a credere che il progresso sociale sia portato avanti dalla sola ragione, come forza che riesce a reprimere l’emozione. Siamo bravissimi a parlare di cose materiali, ma non lo siamo affatto quando dobbiamo parlare di emozioni. È possibile un nuovo umanesimo che ponga in luce la compenetrazione tra emotività e razionalità?
Attraverso una serie di interviste effettuate su un campione di persone molto vario, «Amore De Profundis» osserverà la città di Parma e la sua provincia, nella consapevolezza che il modello di civiltà e benessere proposto dal centro emiliano rappresenti un buon paradigma della società contemporanea, alla ricerca di archetipi di una nuova concezione dei legami affettivi.
Quanto le leggi e il linguaggio della società dei consumi influenzano il concetto di amore nelle nuove generazioni? Fino a che punto la mancanza di un lavoro sicuro inficia la scelta di affrontare rischi e oneri di un rapporto affettivo duraturo? La relazione tra nuove tecnologie e vita affettiva, la definizione dei ruoli all’interno della coppia, le nuove frontiere della sessualità, la difficile coesistenza tra dimensione pubblica e privata, l’influenza della tradizione e della religione...questi i nuclei fondamentali di un’indagine condotta attraverso domande proposte a un pubblico trasversale nell’intento non tanto di definire concettualmente i grandi quesiti legati all’amore, ma piuttosto di evidenziare quanto lo stesso influenzi il corso della nostra esistenza.
L'obiettivo finale del documentario sarà di confrontare i temi emersi dalle esperienze dirette della gente comune con le argomentazioni dei massimi esponenti del pensiero filosofico, sociologico, psicoanalitico dello scenario contemporaneo. Un parallelo utile non solo a prefigurare possibili scenari futuri che consentano una visione oggettiva sul tema dell’amore, ma a capire quali sviluppi stia vivendo oggi l’eterna dialettica tra Amore e Ragione, tra passione e saggezza. Una sorta di prologo al documentario sarà realizzato dall’artista d’animazione francese Sébastien Laudenbach, autore il cui segno delicato e visionario accompagnerà lo svolgersi di tutto il documentario.  
L'amore cantato da secoli di poesia, letteratura, cinema, sociologia e filosofia, quel motore immobile dell’esistenza umana, puro e indipendente rispetto ai casi del divenire umano, non esiste più. La vita contemporanea lo ha ridimensionanto nelle gerarchie dei bisogni naturali e ora, pur riconoscendolo come una tensione inesauribile e necessaria, appare, al pari di ogni altro fattore antropologico, influenzato dalle forze che agiscono in seno alla collettività. La cultura occidentale, sempre più prigioniera del mito della ragione, ha idealizzato una razionalità pura, radicalmene separata dalle emozioni e dalle passioni.
 Occorre restaurarne il prestigio o è giunta l’ora di recitare il De Profundis per l’amore come l’abbiamo sempre inteso? Questa domanda è l’oggetto del documentario «Amore - De Profundis», un progetto prodotto da Rai Cinema e da Fondazione Teatro Due su soggetto e sceneggiatura di Amedeo Guarnieri, che la regista Lucrezia Le Moli sta girando in questi giorni a Parma. 
Fondazione Teatro Due apre dunque i suoi orizzonti a un progetto extra teatrale, perseguendo l’intento di rispondere alle domande che più urgono in seno alla società contemporanea. 
Dopo la realizzazione dei precedenti documentari «Antigone e l’Impero» del 2007 e «L’Italia del nostro Scontento» del 2009, in «Amore -De Profundis» Lucrezia Le Moli mette ancora una volta al centro della riflessione l’individuo. La nostra società vede l’essere umano come una creatura divisa in due parti distinte: da un lato la ragione, di cui è giusto fidarsi; dall’altro le emozioni, che sono invece sospette. Si tende a credere che il progresso sociale sia portato avanti dalla sola ragione, come forza che riesce a reprimere l’emozione. Siamo bravissimi a parlare di cose materiali, ma non lo siamo affatto quando dobbiamo parlare di emozioni. È possibile un nuovo umanesimo che ponga in luce la compenetrazione tra emotività e razionalità?
Attraverso una serie di interviste effettuate su un campione di persone molto vario, «Amore De Profundis» osserverà la città di Parma e la sua provincia, nella consapevolezza che il modello di civiltà e benessere proposto dal centro emiliano rappresenti un buon paradigma della società contemporanea, alla ricerca di archetipi di una nuova concezione dei legami affettivi.
Quanto le leggi e il linguaggio della società dei consumi influenzano il concetto di amore nelle nuove generazioni? Fino a che punto la mancanza di un lavoro sicuro inficia la scelta di affrontare rischi e oneri di un rapporto affettivo duraturo? La relazione tra nuove tecnologie e vita affettiva, la definizione dei ruoli all’interno della coppia, le nuove frontiere della sessualità, la difficile coesistenza tra dimensione pubblica e privata, l’influenza della tradizione e della religione...questi i nuclei fondamentali di un’indagine condotta attraverso domande proposte a un pubblico trasversale nell’intento non tanto di definire concettualmente i grandi quesiti legati all’amore, ma piuttosto di evidenziare quanto lo stesso influenzi il corso della nostra esistenza.
L'obiettivo finale del documentario sarà di confrontare i temi emersi dalle esperienze dirette della gente comune con le argomentazioni dei massimi esponenti del pensiero filosofico, sociologico, psicoanalitico dello scenario contemporaneo. Un parallelo utile non solo a prefigurare possibili scenari futuri che consentano una visione oggettiva sul tema dell’amore, ma a capire quali sviluppi stia vivendo oggi l’eterna dialettica tra Amore e Ragione, tra passione e saggezza. Una sorta di prologo al documentario sarà realizzato dall’artista d’animazione francese Sébastien Laudenbach, autore il cui segno delicato e visionario accompagnerà lo svolgersi di tutto il documentario.  
 

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