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Vive Verdi - Nel concertone rock di Roma, citazioni del Maestro, l'elegia di Morricone e il Va'pensiero di Paoli

Vive Verdi - Nel concertone rock di Roma, citazioni del Maestro, l'elegia di Morricone e il Va'pensiero di Paoli
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(Ansa/Michele Cassano e Nicoletta Tamberlich) 

ROMA – Che sarebbe stato un Concertone particolare lo si è capito subito. Lo si è visto dalle migliaia di mani alzate sulle note dell’Inno di Mameli. Dalle parole «storia, patria e lavoro» che sovrastavano il palco. Dai Tricolori presenti in una piazza con poche bandiere di partito. Una sensazione confermata poi dal religioso silenzio con cui il pubblico ha ascoltato l’inedita sinfonia di Ennio Morricone, oltre alle successive esecuzioni di brani de 'La Traviata' e de 'Il Trovatore', e dal canto del 'Va pensiero' che si è alzato dalla folla durante l’esibizione di Gino Paoli.

Una piazza quasi apolitica, con pochi striscioni contro la guerra e contro il governo Berlusconi. Dal palco, tanta musica e pochi riferimenti alla politica di fronte ad una piazza in cui spiccavano le bandiere per il sì al referendum contro il nucleare. Le esigenze della par-condicio hanno bloccato gli artisti, anche nella satira. Il conduttore Neri Marcorè ha cantato 'Immunità rivolta al premier, ma poi ha dovuto prendere i leader dell’opposizione interpretando Antonio Di Pietro e Pier Ferdinando Casini. Ed è scoppiata la polemica, con accuse di censura, da parte di diversi artisti che hanno dovuto firmare una liberatoria nella quale si obbligava a non parlare di referendum e a non dare indicazioni di voto, per la diretta televisiva su Rai3. Caparezza ha ironizzato sulla bandiera italiana, proponendo di allungare a dismisura il verde, eliminando il rosso e precisando però che si trattava solo di colori. Gino Paoli, Bandabardò, Ascanio Celestini, hanno criticato la liberatoria, ritenendola lesivo della libertà di parola, un’interpretazione rigettata dagli organizzatori, secondo i quali è la legge ad imporre un tale atto, ed anche dalla Rai, che parla di prassi in campagna elettorale o referendaria.

Eppure la politica, con gli appelli a ridare centralità al lavoro dei leader sindacali che organizzano la manifestazione e le polemiche sulla par-condicio, non poteva mancare in questo Concertone, privo di star straniere, e dominato dai cantautori italiani e con la novità assoluta dell’orchestra sul palco. Un’edizione record per i numeri secondo gli organizzatori che parlano di almeno 500mila presenze (sarebbero 300mila secondo fonti non ufficiali della Questura).

I 72 elementi della Roma Sinfonietta con 60 coristi hanno riempito il palco nella parte serale. Hanno dapprima accompagnato Neri Marcorè in una versione di 'Dolcenerà, dedicata alla tragedia giapponese. Poi Daniele Silvestri e i Subsonica. Fino al momento clou di Ennio Morricone, che ha diretto la sua «elegia per l’Italia» composta per l’occasione. Un contrappunto (arricchito da un intervento in prosa di Mariano Rigillo) tra coro e orchestra con riferimenti alla storia musicale italiana tra 'Inno di Mamelì e 'Va pensierò. Un 'Va pensierò poi riproposto, in maniera decisamente originale da Gino Paoli, accompagnato da tutta la piazza, prima dell’attesissima esibizione di Lucio Dalla e Francesco De Gregori con «Viva l’Italia».

Un primo maggio dedicato all’Unità d’Italia. Non solo con la doppia esecuzione dell’Inno di Mameli, in versione rock e in versione corale, ma anche con i ripetuti omaggi a Giuseppe Verdi e a tanti altri personaggi simbolo dell’italianità. Un omaggio non solo musicale ma anche con tanti momenti di prosa: da Ascanio Celestini, autore di un pezzo sulla Repubblica romana, ad Andrea Camilleri che in un video registrato, ha sottolineato l'importanza della patria, che vive un momento di difficoltà. Dall’ex pm Gherardo Colombo, che ha spiegato il ruolo centrale della Costituzione, al «giro d’Italia in 150 secondi o poco più», con citazioni di autori italiani e non solo da parte degli attori Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Carlotta Natoli e Marco Presta.
 

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  • Davide C.

    03 Maggio @ 16.43

    Ho sempre rispettato l'Inno italiano pur trovandolo orribile musicalmente. Mi rifiuto però di cantarlo; almeno una strofa doveva essere abolita nel 1946: "Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute. Il sangue d'Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò." Poi ci si stupisce che tanti abitanti in Alto Adige/Südtirol lo rifiutino in toto. L'Inno tedesco (in realtà era quello austriaco), musicato da uno dei più grandi compositori della storia (Haydn,) ha perso dal 1990 le prime due strofe, quelle che cominciavano con "Deutschland, Deutschland über alles, über alles in der Welt". A mio parere anche gli Inni devono essere modificati seguendo il corso della storia.

    Rispondi

  • beta46

    03 Maggio @ 10.05

    Che bello vedere che adesso tutti cantano l'inno d''Italia. E poi vedere che i più appassionati sono quelli che nella loro gioventù cantavano ben altri inni , fa una certa impressione. Mi sembrano dei convertiti in punto di morte. Per queste persone , negli anni '70 cantare Fratelli d'Italia equivaleva cantare un inno di destra.

    Rispondi

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