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Spettacoli

L'abbraccio di Cannes a Bernardo Bertolucci

L'abbraccio di Cannes a Bernardo Bertolucci
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dal nostro inviato
Filiberto Molossi

Il Woody made in Paris che prima di duettare con Benigni strizza l’occhio alla premier dame Carlà? Oppure l’enigma Malick, il Salinger del cinema, che qui porta un film più atteso del sole nella stagione delle piogge? O ancora l’inimitabile Almodovar, che questa volta fa flirtare il suo melò addirittura con il cinema horror? No, nessuno di questi. Cannes, cuore e capitale del sesto continente - il cinema -, saluta tutti con rispetto ma si inchina solo a un sognatore 70enne cresciuto a Baccanelli, Parma, ai tempi in cui lo schermo era grande quanto il campo di gioco della magia e quella campagna appena fuori il centro si trasformava su richiesta in un set improvvisato dove ricreare i riflessi della fantasia di qualcun altro, i lampi di quei film visti in città poco prima. Il Festival apre i battenti e lo fa con una carezza: rendendo omaggio a Bernardo Bertolucci, uno di noi, che qui capirono prima che altrove.
Stasera l’ultimo imperatore riceverà la Palma d’oro alla carriera dal presidente di giuria Robert De Niro, quel ragazzo americano che volle a tutti i costi nel cast del film-mito «Novecento». Un applauso che si prolungherà fino a domani: quando verrà proiettato «Il conformista».
Nel Festival di Bertolucci, ciliegina sulla torta di un’inaugurazione all star targata Woody Allen (che apre la kermesse con le romantiche passioni che sanno di croissant di «Midnight in Paris»), c'è però spazio per tutti: perché Cannes, giunto al 64° ciak, ha fatto le cose in grande senza sentire ragioni. Venti film in concorso e un gruppo di maestri che hanno fatto la storia, e non solo quella di questa rassegna. L’Italia, in un torneo di livello mondiale, gioca a due punte la partita che potrebbe avvicinarla al Palmares: con il Papa smarrito del grande Moretti, amatissimo in Francia, c'è anche il primo film americano di Paolo Sorrentino, budget da panico (per un europeo) e una star - Sean Penn - con tanto di rossetto. Il film si chiama «This must be the place», le sensazioni sono buone e la traccia lasciata sulla Croisette dal regista 40enne con «Il divo» profonda. La storia? Una rock star in disarmo va a trovare il padre morente: e scopre che è sopravvissuto a un campo in sterminio...
Padri e figli d’altro canto sono il vero filo rosso dell’intero Festival: a partire da «Tree of life» di Malick - che dirige Brad Pitt e (ancora) Sean Penn -, dove le colpe dei genitori ricadono inesorabilmente sui figli. Il film dell’autore de «La sottile linea rossa» è già circondato da un alone di leggenda: se è bello la metà del trailer si rischia il capolavoro. Figli che cercano padri («Il ragazzo con la bicicletta» dei Dardenne, che qui vincono sempre), genitori putativi, non per sangue ma per scelta (lo sciuscià di Kaurismaki che si prende cura di un bambino immigrato), padri che si vogliono vendicare dell’uomo che gli ha violentato la figlia cambiando il volto (nell’ultimo, curioso, Almodovar) della realtà. E poi Von Trier, che torna dopo i fischi ad «Antichrist» con un visionario apologo sulla fine del mondo, i samurai disoccupati (e aspiranti suicidi) del prolificissimo Takashi Miike, il quotatissimo turco Ceylan che si avventura nella solitudine delle steppe dell’Anatolia: per tacere dell’ultimo arrivato in concorso, «The artist», film muto e in bianco e nero sull'Hollywood dei primi vagiti del sonoro. Farà poi alzare la temperatura il rovente «Sleeping beauty», versione molto hot della bella addormentata, in cui una prostituta si concede solo quando dorme. E se è ambientato in un bordello (dove figura anche la nostra Jasmine Trinca) anche «L'apollonide» del già scandaloso Bonello, ne «La source des femmes» di Mihaileanu («Il concerto»), che forse guarda ad Aristofane, le donne fanno lo sciopero del sesso contro i loro uomini scansafatiche...
Fuori dai denti ma più legata alla realtà invece la storia d’amore e rabbia di «Polisse», interpretato anche da Scamarcio. Folto e molto agguerrito, come sempre a Cannes, il plotone degli outsider, c'è parecchio da vedere anche fuori gara. Gus van Sant, ad esempio, apre Un certain regard con i suoi adolescenti tra amore e morte (in «Restless», sulla carta molto promettente), ma ci sono anche degli iraniani Panahi e Rasulof che sfidano, a rischio della vita, il regime di Teheran e Jodie Foster regista, che fa parlare Mel Gibson solo attraverso il suo castoro di peluche. Spazio anche per i kolossal più sfacciatamente hollywoodiani: al porto di Cannes attraccano la quarta avventura de «I pirati dei Caraibi» e il secondo atto di «Kung fu Panda».
Tra le sezioni collaterali tenta poi il colpo grosso Alice Rohrwacher, sorella di Alba, che porta il suo «Corpo celeste» alla Quinzaine. L’autrice segue le vicende di una 13enne che si appresta a fare la cresima, denunciando l’ipocrisia dell’educazione cattolica. Chissà che nel paese delle meraviglie, la debuttante Alice non trovi la sua strada.

BERTOLUCCI AL TG1: "PREMIO PER GLI ITALIANI CON LA FORZA DI COMBATTERE". «Dedico questa Palma a quegli italiani che ancora hanno la forza di combattere, protestare e anche di indignarsi»: Bernardo Bertolucci lo ha detto durante un'intervista al Tg1.

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  • Marcos88

    12 Maggio @ 16.26

    E' un vero peccato che gli unici a rendersi conto che ci prendono tutti in giro siano questi comunisti! E' un vero peccato che gente come Italo Neri non riesca a capire la differenza fra un imprenditore e un politico. Effettivamente in Italia è difficile capirlo perchè ormai si può essere sia l'uno che l'altro... Ormai il paraocchi che indossa certa gente è troppo grosso per vedere oltre il proprio naso e ammettere che il ventennio berlusconiano non ha prodotto veramente nulla di buono per il paese. w Bertolucci, w Benigni, w Saviano... e tanti altri intellettuali COMUNISTI che nonostante gli sforzi non riescono a svegliare un paese assopito

    Rispondi

  • edo

    12 Maggio @ 13.39

    Bertolucci è stato un ottimo regista, ma è un pessimo attore.

    Rispondi

  • italo neri

    12 Maggio @ 12.35

    Evviva la Palma d'Oro alla Carriera, ma anche evviva alla nostra indignazione verso chi come: Bertolucci Fratelli, Benigni, Castellitto e family, etc. etc. fanno i comunisti con distribuzioni Medusa, Mediaset, soldi ministero, RAi etc. siamo indignati ma veramente tutti indignati, dimenticavo siamo molto stanchi... delle morali,,,, di bernardo condividiamo la sofferenza non lezioni di indignazione,,,

    Rispondi

  • Marcos88

    11 Maggio @ 16.02

    Grande Maestro Bertolucci! Praticamente dedica il premio agli unici veri italiani, come lui! Non indignarsi in momento del genere è davvero da malati gravi, così come è malata la nostra politica! Tanti complimenti e grande orgoglio nell'essere tuo concittadino!

    Rispondi

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