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Film of life: nessuno come Malick

Film of life: nessuno come Malick
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di Filiberto Molossi

C'è chi ha gridato subito al capolavoro e chi invece è uscito dalla sala a metà, chi lo ha citato nel vangelo della domenica e chi lo ha visto al contrario (prima il secondo tempo poi il primo...) e non se ne è accorto, chi lo ha atteso un anno intero e chi lo ha snobbato senza remore. Mettetela come volete, ma non c'è film che abbia diviso (sin dalla prima proiezione al Festival di Cannes, dove poi ha trionfato) come questo. Eppure la giuria della «Gazzetta» - che anche quest'anno (seguendo una lunga tradizione avviata nel '96 dall'indimenticato Maurizio Schiaretti) ha assegnato i suoi «Oscar» - non ha avuto dubbi, trovandosi più unita che mai nell'eleggerlo miglior film della stagione cinematografica 2010-2011. Potente, ambizioso, visionario: lunga vita a «The tree of life». La straordinaria sinfonia per immagini che ha appena vinto la Palma d'oro ha sbaragliato i concorrenti anche nel nostro gioco, portando sul trono il leggendario Terrence Malick, nominato miglior regista dell'anno all'unanimità. Non era mai accaduto prima che un autore fosse votato da tutti i giurati. Malick, tra l'altro, bissa la vittoria (ci sono riusciti solo Woody Allen e Sam Mendes) del '99, quando al primo posto era finito «La sottile linea rossa». Nonostante il pubblico abbia dimostrato di preferire i film italiani (averete presente gli incassi record dei vari Zalone, Albanese e «Immaturi»?) a quelli a stelle e strisce (poco accattivante per la platea, finito l'effetto 3D, l'offerta d'oltre oceano), la nostra classica, in controtendenza, parla americano, o al massimo inglese: sul podio, infatti, dietro Malick, «Il grinta» dei Coen, un classico di ritorno, e «Inception» di Nolan, il film più moderno (insieme a «The social network») dell'anno.

Nella tormentata stagione dei tagli alla cultura, delle proteste di piazza, dell'annunciato (e poi, fortunatamente, cancellato) aumento del prezzo dei biglietti, Parma si conferma nella top ten delle città italiane dove si va più al cinema, prima assoluta tra quelle che non sono capoluogo di regione. Rispetto al primo quadrimestre del 2010 perdiamo una posizione (da noni a decimi: ci supera Bari), guadagnando però (dati Cinetel) 15mila spettatori rispetto allo stesso periodo di due anni fa. Bene? Fino a un certo punto. Questo inizio 2011, in realtà, non fa sorridere gli esercenti: orfane di film come «Avatar» e «Alice in wonderland», le sale in Italia hanno perso oltre l'8% di spettatori rispetto ai primi 4 mesi dell'anno scorso. Colpa di flop imprevisti (vedi «Rio»: quando lo capiranno che se il film è debole guardarlo con gli occhialini non basta a resuscitarlo?), ma anche di una distribuzione che fa scelte poco coraggiose (perché nessuno ha comprato un piccolo e bellissimo film come «La vita dei pesci», visto a Venezia?), «nascondendo» le pellicole che invece dovrebbe promuovere (penso ad esempio allo struggente «Non lasciarmi», giudicato probabilmente troppo triste per avere successo), e di una crisi che incide sul portafoglio (cresce il numero di chi scarica i film o li vede, in qualche modo, in streaming) ma anche sui gusti: la gente ha già i suoi problemi a cui pensare? Facciamola ridere, distraendola con un'overdose di commedie: il giochino può funzionare per un po', ma non certo alla lunga.Tornando alla nostra classifica, i migliori interpreti dell'anno sono Colin Firth e Natalie Portman, i vincitori dell'Oscar.

Una scelta convenzionale? Forse: ma come si fa a prescindere dallo straordinario re balbuziente de «Il discorso del re» e dalla dolente ballerina de «Il cigno nero»? La rivelazione è la 14enne Hailee Steinfeld de «Il grinta» (che ha superato in volata Gemma Arterton e Elle Fanning), mentre il premio per la migliore opera prima va al danese «Brotherhood», già vincitore del Festival di Roma. E gli italiani? E' una gara a due: con il risorgimentale «Noi credevamo» di Martone che batte al fotofinish «Habemus Papam» di Moretti. Ma dietro di loro, c'è poco. Tra gli interpreti nazionali, è super Servillo: da «Gorbaciof» a «Una vita tranquilla», passando per il Tonna de «Il gioiellino» e il Mazzini di «Noi credevamo», l'attore napoletano è apparso una volta di più imbattibile, nonostante la concorrenza dell'ottimo Kim Rossi Stuart di «Vallanzasca». Ma è italiana, purtroppo, anche la grande delusione: «La passione» di Mazzacurati. Spiace dirlo, ma è davvero un gran pasticcio.

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  • Matteo

    20 Giugno @ 11.33

    il 48% e passa dei votanti ha scelto Habemus Papam? Ma dai, non l'avrei mai detto...ed ovviamente per il valore della pellicola...non per tenere alta la fede (politica)...per dirla alla Fantozzi, "Habemus Papam è una cagata pazzesca!"

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