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Ornella Vanoni "senza fine": "Se non canto divento triste"

Ornella Vanoni "senza fine": "Se non canto divento triste"
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 Mariacristina Maggi

Chi nella vita non ha conosciuto almeno un giorno di malinconia? Proprio per questo una delle canzoni più amate da Ornella Vanoni è «Domani è un altro giorno». «E' uno di quei giorni che ti prende la malinconia che fino a sera non ti lascia più...': un inizio davvero geniale - dice lei stessa - e ogni volta provo lo stesso coinvolgimento». Mancano pochi giorni al concerto della Signora per eccellenza della musica leggera italiana,  lunedì alle 21,30 sul palco del piazzale della Pilotta «Sotto il cielo di Parma». Una voce inconfondibile anche al telefono: ironica, sensuale, suadente, comunicativa... Non a caso lo spettacolo in scena è intitolato «Contatto 2011»: contatto con quel pubblico che da quando cantava le «Canzoni della Mala» la ama incondizionatamente. «Il concerto lo facciamo insieme, è un po' come fare l’amore: io cerco di dare le mie emozioni e il pubblico mi restituisce le sue. E’ una sinergia di energie che dà un senso molto forte al mio mestiere: il senso più alto». In scena, infatti, la Vanoni si racconta (chissà.., forse parlerà anche della sua recente candidatura alle amministrative di Milano) e vive il palcoscenico come una «casa»: piena di emozioni e sentimenti di cui parlare e cantare. «Perché se non canto divento triste: cantare mi fa impazzire dalla gioia», dice senza nascondere quella passione che da sempre la contraddistingue. «Sono molto felice di tornare a Parma - continua - è una città che amo e nella quale ho amici carissimi ma pericolosissimi... tra bottiglie di champagne e culatello...».
 
Amici per cui canterà con l’anima: «Ritengo questo il segreto della mia carriera, al di là del talento naturale e della tecnica con cui puoi affinare le capacità: è dal di dentro, è dal cuore che proviene la mia voce». Punto di partenza del tour il successo del disco «Ornella Vanoni Live al Blue Note» tra cover di colleghi, brani jazz e di bossanova e classici del suo repertorio sconfinato, tra cui l’immancabile «Senza fine». «E' una canzone che Gino Paoli ha scritto per me, è il mio ritratto: la prima volta che mi ha visto è rimasto colpito dalle mie mani,  grandi, senza fine...Mani che tutto possono toccare...beh (dice con una risata, ndr), qualcosa sicuramente mi sfugge...». Quelle mani indimenticabili, come le emozioni di 'Insieme», concerto dell’85 con lo stesso Gino Paoli (replicato vent'anni dopo con «Ti ricordi? Non non mi ricordo»): con una Vanoni bellissima in abito rosso di Versace che lasciava scoperta la sua splendida spalla: immagine indelebile di eleganza e sensualità. «L'uso del corpo è importante, vengo dalla scuola di Strehler e devo a lui la mia capacità di stare in scena», dice con gratitudine ripensando ai tempi del Piccolo di Milano. Deve a se stessa - diciamo noi - quel talento straordinario che l’ha resa anche una grande attrice: ma è stata poi la musica a rubarle l’anima. «Lo ripeto - conclude - se non canto, divento triste». Se non canta, signora Vanoni, diventiamo tristi anche noi.
 

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  • Umberto da Napoli

    06 Luglio @ 23.32

    Grazie Mariacristina, per il bell'articolo e per il finale che Ornella definirebbe geniale oltrechè vero: "se non canta, signora Vanoni, diventiamo tristi anche noi"

    Rispondi

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