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Muti, musica che va dritta al cuore

Muti, musica che va dritta al cuore
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di Vincenzo Raffaele Segreto

Una foto di Jean Arthus Bertrand: è una savana bruciata; in mezzo, un grande albero verde da cui nasce una ragnatela di sentieri: sono le orme lasciate dagli animali che vi andavano a cercare l’ombra. E i sentieri si trasformano in vene, e l’albero in un cuore.
E un altro cuore: che pulsa fin dal 1997 e da Ravenna fa scorrere musica e sogni lungo vene ideali che si chiamano «Vie dell’Amicizia». Due cuori ancora: quello di George, che dal Kenya viene al Ravenna Festival a portarvi la gioia della sua arte, e che proprio qui incontra il suo destino, annegato nel nostro Adriatico, e quello di Marco, che muore per cercare di salvarlo. Due cuori che non battono più se non, e per sempre, nella nostra memoria: una duplice morte che non riusciamo a immaginare se non come un seme che è suprema incarnazione della «Via dell’Amicizia». È con questo cumulo di ricordi e di emozioni che vi raccontiamo del nuovo viaggio del Ravenna Festival: a Nairobi, la grande e sofferente capitale del Kenya, per un concerto a sostegno delle attività di benefattori come padre Kizito e la sua comunità Koinonia, i volontari di AVSI, per creare borse di studio per ex bimbi di strada, e sostegno a Francesca Lipeti, il ‘medico dei masai’ e in ricordo di missionarie quali Annalena Tonelli e suor Leonella Sgorbati, romagnola la prima, piacentina la seconda, entrambe martiri in Africa. Questo viaggio nell’amicizia ha avuto tre tappe: Piacenza, Ravenna, e in fine Nairobi, dove nella verde cornice dell’Uhuru Park si è tenuta la grande festa finale. Un concerto spettacolo, tra esibizioni di giovani artisti e acrobati locali, una vera esplosione di vitalità fisica e di gioia dell’anima, e l'altra che significativamente in quest'anno anniversario dell'Unità d'Italia (ma per il quale egli certo non ha aspettato questa ricorrenza) Muti ha voluto fosse tutta espressione di quella “lingua madre”, quel retaggio tutto italiano che è l’opera lirica di Bellini e più ancora di Verdi. E ancora una volta abbiamo ammirato Riccardo Muti (sul podio di Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Orchestra Giovanile Italiana e a Nairobi anche l'Orchestra Giovanile di Nairobi, cori de La Stagione Armonica e del Teatro Municipale di Piacenza, maestri del coro Sergio Balestracci e Corrado Casati, ottimi solisti Anna Kasyan, Anna Malavasi, Piero Pretti, Alessandro Luongo, Luca Dall’Amico) scendere come lui è capace nel più profondo di questa musica e darle tutta la forza la nobiltà e il significato di cui spesso la troppa, e la troppo cattiva frequentazione, le tolgono: sono così risuonate con rinnovata forza sinfonie e intere scene da Norma e Puritani e poi di Rigoletto, Trovatore, La Forza del destino, Nabucco, per concludersi in maniera toccante, profondamente emozionante, con un «Va, pensiero» cui si sono uniti a Ravenna i bambini romagnoli e delle comunità africane che qui risiedono, e a Nairobi i giovanissimi alievi delle missioni italiane, in un canto che crediamo abbia toccato gli oltre 5.000 presenti così come ha toccato noi. 
Un viaggio avventuroso, non solo perché è quello che è andato nella terra culturalmente più lontana di tutti i precedenti, ma anche perché per un po' si è persino temuto di non poterlo fare. Di questo viaggio, del suo significato, delle sue difficoltà e in fine delle sue gioie, Cristina e Riccardo Muti ce ne hanno parlato con malinconia, gioia e speranza, fierezza e responsabilità. Mille ancora sarebbero le immagini che esso ci ha lasciato e vorremmo trasmettere. Chiudiamo invece con due frasi: la prima, il motto del Kenya come ce lo ha detto la sua ambasciatrice in Italia: «Don't give up», non mollare; la seconda, quello dell'associazione di padre Renato “Kizito”: «We belongs to each other», noi apparteniamo ognuno all'altro. In questo paese giovane, a metà tra passato e futuro, ma dove in quest'anno a migliaia stanno ancora morendo per la siccità e quindi per la fame, parole sulle quali vale la pena riflettere insieme. 
 

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