Spettacoli

Il Festival del Cinema di Venezia apre con George Clooney

Il Festival del Cinema di Venezia apre con George Clooney
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Vittoria Puccini, madrina in abito anni '40 in lamè oro «attrice ma prima di tutto spettatrice», la nuova Sala Grande riportata agli splendori del '37 quando ad inaugurare la quinta edizione del festival c'erano Fred Astaire e Ginger Rogers con Shall we dance e si aspettava Marlene Dietrich, ma soprattutto George Clooney super star generoso di autografi sul tappeto rosso, affascinante come un divo d’epoca, sorridente quando fuori del Palazzo del Cinema vede il cartello di una fan con scritto "George sposami".

E' l’apertura di Venezia 68, filata via con eleganza, cui Clooney e il suo formidabile cast delle "Idi di Marzo" ha aggiunto innegabile glamour. Tanto cinema in platea, poche istituzioni: assente all’ultimo momento l’atteso Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ci sono invece il presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta e il ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan che il presidente della Biennale Paolo Baratta ha ringraziato «per l’attenzione particolare alle nostre iniziative».
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mandato un messaggio di auguri per il pieno successo dell’evento. Dentro la sala non c'è nessuno di Sky Cinema: il cerimoniale della Biennale non avrebbe previsto inviti per loro e così i manager di Sky avrebbero deciso di non partecipare più alla Mostra, ritirando la propria delegazione e annullando le attività di incontri con i partner internazionali per future acquisizioni e le attività con la stampa prevista per il 2 settembre per la serie evento "Mildred Pierce" con Kate Winslet, una produzione Hbo in onda ad ottobre su Sky.

Il giovane talento Darren Aronofski, che un anno fa ha aperto la Mostra del cinema con Il cigno nero dopo aver vinto il Leone d’oro con "The Wrestler" e quest’anno è il presidente della giuria di Venezia 68, ha duettato con non troppo buon gusto con Clooney. «George, un anno fa c'ero io seduto dove sei tu ora, ero tra il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e la mia protagonista Natalie Portman, per l’emozione ho fatto pipì sulla poltrona. Non temere - ha detto il regista - per fortuna la sala è stata rinnovata».

Più seriamente poi, parlando a nome degli altri giurati, tra cui gli italiani Alba Rohrwacher e Mario Martone, ha ringraziato il direttore Marco Mueller per «l'incredibile selezione dei film. Sarà per noi ogni giorno Natale, ogni giorno avremo un regalo da scartare. Posso assicurare che affronteremo ogni film con la mente lucida e il cuore aperto e giudicheremo ciascun film per come ci fa sentire». Per Aronofski «è un sogno che si avvera. Da sempre Venezia per me è un festival mito, dove si proiettano i film dei miei registi preferiti da Kurosawa a Fellini a Cassavetes».

Per tutta la cerimonia Vittoria Puccini, bella ed elegantissima, ha trattenuto l’emozione, presentando la mostra con piglio da attrice, evocando ricordi personali - la proiezione a Firenze al Forte Belvedere del Silenzio degli innocenti - raccontando il cinema che «è sempre un viaggio dentro se stessi, che è emozione, indignazione, conoscenza, una meraviglia che esalta e che non ci fa perdere la curiosità verso il diverso da noi. Un cinema che bisogna difendere». Fuori del Palazzo del Cinema due proteste, piccole ma rumorose, i sindacati di polizia che hanno issato sagome di poliziotti pugnalati alle spalle e i precari e i lavoratori stagionali della Biennale. Entrambe non sono riuscite a distogliere l'attenzione da Clooney e dal suo show sul red carpet, con Philip Seymour Hoffman, Evan Rachel Wood, Paul Giamatti, Marisa Tomei e la sua ospite Cindy Crawford, mentre entravano in sala tra gli altri le attrici Cristiana Capotondi, Valeria Solarino, Violante Placido, Valeria Marini e poi ancora Massimo Boldi, la direttrice di Vogue Franca Sozzani, il presidente della Rai Paolo Garimberti, la designer della casa reale russa Olga Sorokina, Marina Cicogna, Lina Wertmuller.

(Alessandra Magliaro - Ansa)

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