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Crialese: "Felice nonostante le malignità"

Crialese: "Felice nonostante le malignità"
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Alessandra Magliaro
Emanuele Crialese è contento per il premio ma, non lo nega, anche amareggiato per le insinuazioni della stampa di aver avuto il Gran Premio speciale della giuria, terzo premio per importanza alla Mostra del Cinema di Venezia, con «Terraferma», per fare in qualche modo un favore all’Italia e propiziare una conferma del direttore della Mostra, Marco Muller.
«Perchè rovinare la festa a un regista italiano? Questo è autolesionismo, siamo un Paese di masochisti e a me non piace affatto» dice Crialese in un’intervista all’Ansa, sulla terrazza dell’Excelsior il giorno dopo a Venezia 68.
Crialese riflette ad alta voce: «Siamo sempre divisi, c'è sempre un complotto per spiegare le cose, questo modo di fare mi fa venire voglia di emigrare, perchè come si fa a trovare entusiasmo per andare avanti?». Il regista racconta l'accidentato viaggio per arrivare al Lido, «senza sapere che cosa avevo vinto, sereno che male che andasse avrei vinto una Osella con il buco» scherza, immaginando un fittizio premio microscopico. «L'idea che la giuria del Festival – si sfoga – possa essere stata influenzata, che Darren Aronofski sia corruttibile, è una cosa offensiva per lui e per gli altri. Chi siamo noi per mettere in discussione un verdetto, avere questa mancanza di rispetto per Darren e gli altri e per screditare in questo modo?» dice Crialese rispondendo alla domanda sulle eventuali pressioni avute per inserire tra i premi un film italiano a tutti i costi. Il regista di «Terraferma», proprio a dispetto di queste malignità, dice di essere «felicissimo innanzitutto di aver portato il film in una gara di livello così alto. È stato come giocare contro Pelè e Maradona. Essere poi tra i primi tre è al di là di ogni aspettativa. Questa mostra – prosegue – ha dato spazio a tanti maestri dell’immagine, penso a Polanski, Cronenberg, Sokurov, a film come “Shame”. Grande soddisfazione l'ho provata anche leggendo la stampa internazionale. Quella italiana su “Terraferma” si è un pò divisa, e se hai un minimo di senso critico ne sei colpito. Ma vedere che la stampa inglese e americana ha capito il mio film è stata una ulteriore vittoria, perchè ho ottenuto quello che volevo, fare un film con un linguaggio universale, che parlasse al mondo e non solo all’Italia».
Per arrivare a Venezia sabato, il viaggio è stato tragicomico: «Siamo partiti alle sei di mattina da Lampedusa, il verdetto era blindato, mi avevano solo detto che c'era un qualche premio. Saliti sull'aereo, i motori si sono spenti due volte e io, che sono ansioso, avevo deciso di scendere e non ripartire più. Poi un charter diretto a Rimini mi ha fatto cambiare idea, a prenderci un camioncino con gli ammortizzatori di un trattore. Siamo arrivati al Lido ieri pomeriggio (sabato, ndr), mi sentivo stordito, teso e come uscito da una lavatrice. Ma la gioia del premio è stata più forte di tutto, anche se ero pronto all’Osella con il buco». Emanuele Crialese trova infine «scandaloso» quel che è capitato a Venezia alla sua collega Cristina Comencini, fischiata dalla stampa durante la proiezione del film «Quando la notte», in concorso. «Trovo disgustoso che durante la proiezione di un film qualcuno sia così incivile da fischiare, questo influenza una proiezione, toglie imparzialità, contamina un giudizio. Sono manifestazioni da stadio, quelle persone – conclude Crialese esprimendo solidarietà alla collega - andassero a vedere la partita invece di vedere i film della Mostra».

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