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Armiliato: "Così passo da Verdi a Woody Allen"

Armiliato: "Così passo da Verdi a Woody Allen"
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Elena Formica

In «Match Point» c'erano Donizetti, Verdi, Rossini, la loro musica. In «The Bop Decameron» ci sarà Armiliato, il tenore Fabio Armiliato. Woody Allen ama l’opera, è stato regista di un fortunato «Gianni Schicchi» e nel nuovo film che da poco ha terminato di girare a Roma, intingendo le idee nel Decameron del Boccaccio, non si è accontentato - si fa per dire - di star cinematografiche come Penelope Cruz e Alec Baldwin, ma ha voluto anche un tenore famoso e italianissimo: Fabio Armiliato. A Liegi, dove Armiliato e Daniela Dessì sono impegnati nel «Trovatore» (che stanno anche registrando come fecero in aprile con «Otello», poi sarà la volta della «Forza del destino»), la notizia ha creato eccitazione tra il pubblico e nei media. Questi sono solo i primi effetti di un evento indubbiamente eccezionale nella carriera di un cantante lirico: non tanto girare un film con un regista importante di cinema quanto lavorare con Woody Allen.
«Non potevo fare in Italia un film senza Benigni», aveva dichiarato lo stesso Allen durante le riprese a Roma. Infatti ci sarà anche Roberto Benigni in «The Bop Decameron». Ma è altrettanto evidente che il regista newyorkese, accendendo i riflettori sull'Italia, non ha voluto rinunciare a un elemento caratterizzante come l’opera lirica. Così ha scritturato Fabio Armiliato, che proprio col Trovatore debuttò al Metropolitan di New York (1993), dove poi  tornò più volte con opere verdiane e veriste per la bacchetta di James Levine.
Si sa che il film di Woody Allen sarà strutturato a episodi. Ci può anticipare qualcosa della trama, in particolare quella dell’episodio con il tenore? Canterà? E che cosa?
« Non posso svelare nulla - risponde Armiliato -, come tutti gli attori del cast mi sono impegnato a mantenere il massimo riserbo su tutto, anche sul mio ruolo, per evitare fughe di notizie che potrebbero rovinare la sorpresa di questo film così particolare, così italiano. Woody Allen ha voluto nel cast, oltre a Benigni, diversi importanti attori italiani: Antonio Albanese, Riccardo Scamarcio, Flavio Parenti e altri ancora. Si tratta, in un certo senso, di un omaggio estremamente originale al nostro Paese, alla nostra cultura. Non a caso il titolo richiama il Decamerone del Boccaccio».
Come le è arrivato l’invito a partecipare al film?
«Non me lo aspettavo, questo è certo. Ma, subito dopo, ho compreso che da tempo mi stavano tenendo d’occhio. Mi spiego: Woody Allen voleva un tenore per 'The Bop Decameron', un tenore conosciuto al grande pubblico, ma anche capace di recitare davanti alla macchina da presa. Così io, senza saperlo, sono entrato nel novero dei possibili interpreti, in tutto una quindicina e non solo italiani. Sono stato chiamato, ho fatto il provino come attore (non come cantante, ovviamente!), e Woody Allen ha scelto me. A Roma, durante le riprese, mi sono trovato benissimo. Grande rispetto, grande attenzione mi è stata rivolta non solo in quanto attore, ma soprattutto in quanto artista del teatro d’opera. Ciò fa capire quanto sia amata e in quanta considerazione sia tenuta l’opera in ambito internazionale: il melodramma è uno dei punti d’eccellenza della cultura italiana nel mondo e girare questo film, per me, significa anche poter rafforzare l’incisività di tale messaggio attraverso lo straordinario canale del cinema. Bisogna insistere, in Italia, nel diffondere a tutti i livelli la consapevolezza e l’orgoglio di questo enorme patrimonio culturale che ci appartiene, che ha conquistato il mondo e che pertanto non si può insensatamente disperdere».
Sul set con Woody Allen. Come si lavora con lui?
«E’ una persona riservata, un uomo di poche parole. All’attore dà indicazioni sintetiche, ma estremamente precise, senza tuttavia forzare l’approccio naturale alla scena o alla battuta. Woody Allen ama la voce, questo sì, e ciò è risultato assolutamente evidente durante le riprese. Il film è stato girato in inglese, con frasi sparse in italiano. Io non ho avuto difficoltà con l’inglese, che parlo senza particolari problemi. Ho lavorato in totale serenità e la possibilità di mettermi in gioco a fianco di grandi attori è stata veramente stimolante».
 Aspettative?
«Il fatto di girare un film diretto da Woody Allen va al di là di ogni aspettativa individuale. E' un’esperienza che ha valore e significato in sé, che va vissuta pienamente in quanto tale. E' un regista grandissimo, uno dei protagonisti della storia del cinema. Sono felice, semplicemente, di avere lavorato con lui».  

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