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Ulver, tempo da lupi al Regio

Ulver, tempo da lupi al Regio
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Marco Pipitone
I lupi stanno tornando, l’allarme è scattato alcuni giorni fa, mentre scendevano lentamente a valle, sospinti dal vento del nord. L’arrivo dalle nostre parti è previsto a novembre. Non agitatevi, gli Ulver (lupi in norvegese) in realtà sono una band di avant-garde metal che suonerà «nel salotto buono» della nostra città, sabato 12 novembre alle 21,30. Stiamo parlando del Teatro Regio naturalmente, il quale avrà il piacere e l’onore di ospitare il gruppo scandinavo. L'evento è organizzato da LiveAlivE di Alessandro Albertini, in collaborazione con Natura Dèi Teatri - Lenz Rifrazioni e assessorato alla Cultura del Comune di Parma.
Dopo Charles Aznavour e il duo Noto/Bargeld, la LiveAlivE prova dunque a stravolgere nuovamente, le consuetudini cittadine; il viatico per riuscirci è la band capitanata da Kristoffer «Garm» Rygg.
 Le «orme» lasciate in questi anni dagli Ulver si snodano dentro le trame di un gruppo fuori dalle logiche commerciali. Garm è «il capo branco» di una nobile famiglia: Jørn H. Sværen suona praticamente di tutto, chitarra, basso, tastiere, effetti e sintetizzatori. Tore Ylwizaker «duplica» le tastiere con i campionamenti, mentre Daniel O'Sullivan è alla chitarra e al basso. La lista però, è ancora lunga: Ole Alexander Halstensgård muove l’elettronica delle composizioni, Tomas Pettersen «pesta» alla batteria e infine - a corredo del tutto - ci sono le visualizzazioni di Kristin Bøyesen.
Si spranghino - a questo punto - le porte, si chiudano le finestre a morto. Le tradizioni musicali dei parmigiani stanno per essere messe a dura prova, poiché molto distanti da tutto ciò; almeno quanto gli esordi degli Ulver, datati 1994. Da quel momento il gruppo ha saputo canalizzare le proprie sperimentazioni in una discografia ricca e variegata. Così, il black metal degli esordi è solo l’inizio di un percorso tortuoso che compie le proprie evoluzioni attraverso le infinite variazioni della musica rock. Il manto scuro che avvolge gli inizi degli Ulver, si arricchisce molto presto delle gialle velature del folk. La congiunzione di due mondi così apparentemente distanti genera un suono che non ha nulla di rassicurante eppure - a tratti - illumina. La trilogia degli esordi è un testamento apocrifo nel quale attingere per scoprire la fede; magari dentro la purificazione di una catarsi.
Le «tracce» degli Ulver tornano nuovamente a farsi visibili nei territori sommersi dell’elettronica. I dischi successivi sono un connubio tra la musica industrial degli Einsturzende Neubauten, il suono oscuro dei Coil e le trame rarefatte degli Autechre. A conti fatti, il riverbero generato dal cambiamento, rimette in moto il branco, inerpicatosi tra le lande sterminate del suono sintetico: dark - post-rock - trip hop, in altre parole, «Il vangelo secondo Garm». Una rivoluzione pagana, capace di agitare la line-up della band, testimone - nel corso del tempo - di una profonda selezione naturale.
Ai giorni nostri gli Ulver mantengono inalterata la direzione intrapresa - come si diceva - scendendo a valle, sospinti dal vento del cambiamento, il quale soffia medesimo su Parma. Certo è che le note alle quali la nostra città è abituata restano molto distanti da raggiungere. Si confida nella volontà delle persone e nel desiderio dei cittadini di voler provare a credere che la musica, in città, sta veramente cambiando. 
 

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