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Paul McCartney "On the run" a Bologna: omaggi a John Lennon, George Harrison e Jimi Hendrix

Paul McCartney "On the run" a Bologna: omaggi a John Lennon, George Harrison e Jimi Hendrix
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«E' bello essere qua per la prima volta. Ciao Bologna, come va?». Paul McCartney ha salutato così i 12mila dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna), in cui ha aperto, cantando Magical Mistery Tour, l'On the run tour 2011 (altra tappa italiana Milano), che si concluderà nella sua Liverpool il 20 dicembre 2011. In un completo nero lucido stile coreano e camicia bianca, imbracciando il basso Hofner e sfoggiando una voce ancora potente e musicale come poche, il baronetto ha scaldato cuori e anime di un pubblico di appassionati vecchi e giovanissimi, accorsi anche dall’estero per la prima tappa della sua formidabile tournee.

Una formazione di cinque elementi - con lui due chitarre, tastiere e batteria - e un impianto voci che ha squarciato senza infastidire le volte del palasport gremito, su un mastodontico e fantascientifico palco ha dato sfoggio del meglio del repertorio di McCartney, dai pezzi mitici dei Beatles a quelli della sua altrettanto fortunata carriera da solista, con i Wings o con le altre formazioni che lo hanno accompagnato.

Una scaletta straordinaria di 39 pezzi (diversi i bis), conclusa con la sequenza Golden Slumbers, Carry that weight e The end che chiude anche Abbey Road. «Grazie mille, grazie molte», ha detto ancora prima di annunciare, sempre in italiano, The night before: «Questa è la prima volta che la suono in Italia, a Bologna». E poi ha sfornato a ritmo inesorabile pezzi come All my loving, Got to get you into my life, Paperback writer, Long and winding road (eseguita suonando il pianoforte a coda, come Maybe I'm amazed e altri titoli), I'm looking through you (alla chitarra come And I love her, cantata anche dalla folla, e Eleanor Rigby), Band on the run, Obla Di Obla Da, Back in the Ussr, I gotta feeling (alla Gibson in un’arrembante nuova versione), Let it be, Live and let die (con i fuochi artificiali sul palco, alla fine il Beatle si è lamentato per il fastidio a occhi e orecchie), Hey Jude (da brivido il coro della folla: «Solo le donne», e poi «tutti insieme»).

In mezzo anche un omaggio ai due enormi personaggi che lo hanno accompagnato per un lungo tratto della sua vita e che sono scomparsi prematuramente, stroncati uno da un cancro, l’altro dalla pistola di un folle: George Harrison, con Something («Dedico questa canzone al mio amico Georgio», suonandola con l'ukulele), e John Lennon, con A day in the life-Give Peace chance e The word/All you need is love. E poi: «Ho scritto questa canzone per il mio amico John, Giovanni», per poi esibirsi in una commovente Here Today. Ieri sera al Lumiere la prima assoluta italiana del film di Martin Scorsese, Living in a material world, sulla vita di Harrison ha avuto un lungo applauso dalla folla, in mezzo anche l’ex ministro dei beni culturali Walter Veltroni: «McCartney è come Steve Jobs - ha detto - ha cambiato le nostre vite».

E poi, dopo una strepitosa versione di Foxy lady, in inglese Sir Paul ha precisato: «Questo è un tributo al grande Jimi Hendrix». Quindi un omaggio anche alla canzone italiana: suonando il mandolino, ha intonato le parole O sole mio, ma era solo l’introduzione del brano Dance tonight. Poi ha sventolato il tricolore, insieme alla Union Jack

In mezzo a tanti appassionati, anche Dodi Battaglia dei Pooh e il bolognesissimo Lucio Dalla, ma soprattutto tanta gente, avanguardia di una città che ha accolto con un entusiasmo degno della Beatlesmania anni Sessanta uno dei due sopravvissuti, con Richard Starkey alias Ringo Starr, della favolosa epopea partita dalla Cavern di Liverpool negli anni '50, esplosa nelle taverne di Amburgo e deflagrata come una rivoluzione a partire da Please please me, primo pezzo della colonna sonora della Swinging London e del rock britannico, capace di trasformare il pianeta come seppe fare l’invenzione della ruota. La voglia di suonare
è, a 69 anni, intatta, come ai tempi di Love me do e A Taste of Honey, l’energia intonsa, il talento immenso come sempre. Esplosi nella lunga sequenza di bis, in cui ci sono state anche Yesterday e Helter skelter, il miele e l’hard rock. Perchè in sir Paul c'è tutto questo. Ed’è trionfo.

(articolo di Giampiero Moscato - agenzia Ansa)

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  • Jeko

    28 Novembre @ 20.14

    Concordo con Lo So!! è stato un po' come sentire i beatles davvero, stesse note, stessa voce, suonate allo stesso modo.. è stato emozionate dall'inizio alla fine e ne io ne la mia ragazza siamo riusciti a trattenere le lacrime! era da quando avevo 5 anni che aspettavo un momento simile!! Voglio assolutamente rivederlo a costo di dover andare chissà dove

    Rispondi

  • Uno

    28 Novembre @ 14.12

    Paul is dead.

    Rispondi

  • Massimiliano

    27 Novembre @ 22.15

    Io ero là. Nuotavo tra i fans entusiasti della più grande rock star vivente e beandomi di tale fortuna mi sono sorbito le sue note di ENERGIA, cercando di carpire il segreto dell'eterna giovinezza. Mitico Paul, continua così; cosa vuoi che siano 69 anni. A chi importa che i Beatles si siano sciolti nel 1970 finchè ci sei tu in mezzo a noi. Sei e sarai sempre il numero 1.

    Rispondi

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