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Speciale Festival Verdi: l'inserto della Gazzetta di Parma - 2

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Dall'inserto della Gazzetta di Parma

Al Valli, «sull'ale dorate» A Reggio Emilia «Nabucco» - di Elena Formica

Quel 9 marzo del 1842 il bis del coro non venne richiesto per «Va, pensiero». Alla prima scaligera del «Nabucco» di Verdi, se ben si legge la cronaca, venne replicato il coro a cui «tutti i personaggi del dramma prendono parte» facendo «del concetto musicale un insieme nuovo e meraviglioso» («La Gazzetta Privilegiata di Milano»). No, non poteva essere «Va, pensiero», magnifica «aria per soprani, contralti, tenori e bassi» secondo la definizione di Rossini. «Va, pensiero», che ben presto sarebbe diventato adesivo permanente del Risorgimento italiano, non coinvolge tutti i personaggi: gli Ebrei, in quel coro, cantano da soli l’infinito dolore per Gerusalemme perduta. Il debutto del 1842 Ad essere «bissato» fu dunque «Immenso Jeovha», dove tutti i personaggi in scena (tranne Abigaille che, morente, giungerà dopo) proclamano la grandezza del Dio d’Israele. Una precisazione, questa, avanzata dalla critica recente (Foletto) dopo che tanto sommariamente era stato trattato il cosiddetto «primo Verdi» da pur illustri studiosi che non avevano trivellato a fondo il pozzo della storia operistica coeva. Roger Parker, che ha curato l’edizione critica di Nabucco, si fa garante di quanto dichiarato: nessun documento attesta che «Va, pensiero» sia stato recepito con un entusiasmo straordinario da parte del pubblico che assistette alla prima del 1842; questo coro, destinato a imperitura fama, venne accolto bene e niente più.

Sta di fatto, comunque, che Nabucco piacque, piacque davvero: immediatamente ottenne 8 repliche, non di più perché la stagione era in chiusura; alla ripresa, in agosto, ne vennero programmate una sessantina e il titolo - come si sa - non uscì mai di repertorio. Che poi il Risorgimento se ne sia appropriato (e dell’opera e, soprattutto, del «Va, pensiero») è faccenda nota sebbene inquinata da ampie retoriche. La stupenda linea melodica del coro degli Ebrei che, sulle sponde dell’Eufrate, vagheggiano con parole indimenticabili la patria perduta ha realmente rappresentato per la gente, non solo per quanti assistettero all’opera in teatro, un canto di condivise speranze patriottiche. In «Nabucco», del resto, il «brano famoso» non è un’aria, non è un concertato, ma è un coro: «E' la chiara vittoria - osserva Baricco - della dimensione collettiva su quella individuale, privata». Monumentale storia biblica Scritta su libretto di Solera tratto dal dramma «Nabuchodonosor» di Anicet-Burgeois e Cornu, con quest’opera - ricorda Verdi - «si può dire veramente che ebbe principio la mia carriera artistica». Nabucco che conquista Gerusalemme e deporta gli Ebrei a Babilonia; l’amore tra sua figlia Fenena e l’ebreo Ismaele come «incistato» nel corpo di una monumentale storia biblica; Abigaille che, presunta figlia di Nabucco, si scopre schiava e compie di fatto un colpo di stato, spodestando il re impazzito che si era proclamato dio; Nabucco rinsavito che salva tutti; Abigaille suicida: sembra, ma non è, una tipica storia da melodramma dell’'800 con l’amor sofferto e poi vittorioso in barba a guerre, troni, follie. In verità «Nabucco» ha sì molto a che vedere con la tradizione operistica ottocentesca, ma con quella che verrà, con quella che Verdi lì preannuncia.

La storia politica, con le sue azioni militari e le sue congiure, era stata mille volte l’habitat naturale della storia privata - e veramente centrale - di giovani amanti e contrastati cuori. Qui però accade qualcosa di diverso: la vicenda amorosa viene traslata su un altro piano, meno in vista, e il personaggio di Abigaille, potente e definito, si staglia fin dalla prima entrata come la tragica e non casuale miccia del dramma. Se Nabucco non è solo un feroce pagano, un sovrano assoluto poi delirante e penoso, è perché Abigaille gli contende, con oplitico desiderio e dall’interno della famiglia, un ruolo di comando, un primato, uno spazio vitale. La coppia degli amanti è defilata e il potere, che è passione delle passioni, annienta Abigaille, mentre Nabucco è costretto a un percorso che gli frutta il senno di un possibile «padre verdiano». Il «Nabucco» del Festival andrà in scena al Teatro Valli di Reggio Emilia. Protagonisti Anthony Michaels Moore (Nabucco) e Dimitra Theodossiou (Abigaille). Sul podio Michele Mariotti. Regia di Daniele Abbado.

 

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