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Il "Don Giovanni" seduce la Scala

Il "Don Giovanni" seduce la Scala
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Un applauso lungo undici minuti ha accarezzato la ribalta finale del «Don Giovanni», opera in italiano di W.A. Mozart (su libretto di Lorenzo Da Ponte) che, com'è consuetudine alla vigilia dell'Immacolata, ha inaugurato la Stagione Scaligera. Per la cronaca, isolate critiche alla direzione di Daniel Barenboim (al debutto come direttore musicale del teatro) e alla regia di Robert Carsen impostata su un gioco di specchi. Applausi senza riserve a Peter Mattei, un Don Giovanni mattatore sulla scena, a Barbara Frittoli, indulgente Donna Elvira, al gallese Bryn Terfel, un Leporello da Commedia dell’arte, ad Anna Netrebko, tormentata Donna Anna e a Giuseppe Filianoti, il suo fidanzato Don Ottavio.

Oltre lo spettacolo, va detto che la Scala di Milano ieri si è trasformata nel centro della politica italiana, con seduti nel palco reale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Mario Monti. Era dal 2006 che un premier non assisteva all’inaugurazione della Stagione e allora, quando venne Romano Prodi, era il Capo dello Stato a mancare. Una presenza «simbolica» secondo il sovrintendente Stephane Lissner perchè «forse da questo luogo può ripartire l’Italia». Qualcuno fuori dal teatro ha protestato, un uovo ha raggiunto la macchina di Monti, da una limousine sono scese alcune persone che hanno srotolato uno striscione con scritto: «Cambia l'orchestra ma la musica è la stessa. I nostri sacrifici mantengono i vostri lussi». Ma la gente in piazza non ha preoccupato più di tanto il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. «Il momento è difficile – ha ammesso – ma penso che il Paese stia reagendo bene». Una delle parole chiave è stata sobrietà. Il «Monti-style» è ben diverso da quello del libertino Don Giovanni. Uno stile sobrio, che alla Scala ha portato tre ministri: quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, che fa parte del Cda del teatro, Anna Maria Cancellieri  e Lorenzo Ornaghi, il ministro dei Beni culturali, figura che alla prima della Scala mancava da due anni. All’insegna dello stile Monti, Napolitano, lo stesso premier, Passera, Ornaghi, hanno approfittato dell’intervallo per salutare gli artisti e i lavoratori in un breve incontro. Ad accompagnarli nei camerini è stato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Anche per lui la prima è stata un “debutto”. Pisapia ha voluto una prima lontana dal glamour e vicina alla gente, tanto che i 110 biglietti a disposizione del Comune non sono andati a politici e vip ma sono stati venduti, per usare i 200mila euro di incasso a favore delle popolazioni liguri alluvionate e a un progetto per la città.
«La prima della Scala ha tanti significati – ha sottolineato il presidente della Regione Roberto Formigoni – è la festa di Milano e la promozione di un bene culturale e anche economico». Fra pochi giorni il teatro manderà al governo la richiesta di autonomia. Intanto Passera ha dato rassicurazioni sul futuro della Scala: «siamo tranquilli» ha detto, in una delle poche dichiarazioni che i ministri hanno rilasciato in serata.     Lissner, parlando con i lavoratori del teatro nel retropalco, ha detto che il Capo dello Stato, Monti e Ornaghi «hanno fatto capire che per loro la cultura è necessaria». «La cultura – ha confermato Napolitano all’uscita – serve sempre». 

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  • federico

    09 Dicembre @ 17.25

    Molto bella la scena con il Commendatore nel palco reale della Scala : una vera ensemble di trapassati

    Rispondi

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