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Zucchero torna a Reggio: "Vorrei suonarci ogni Natale"

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«Ho voluto fortemente questo appuntamento a Reggio. Ci pensavo da un po'. Manco da qualche anno, l’idea era di creare una specie di tradizione. Come il panettone. Verso Natale uno torna a casa dal mondo e divide il panettone con gli amici». Con le tre serate al Valli di Reggio Emilia, la prima stasera, la seconda domani in diretta sulla Rai, Zucchero Fornaciari non fa solo il debutto in teatro ma inizia una tradizione che lo lega ancor più alla sua terra.

Nato a Roncocesi, paesino alle porte di Reggio Emilia, è legatissimo alle sue origini. L’ultimo album, Chocabeck, è un inno alla domenica del paese, alle cose semplici. Tornare segna il compimento di un percorso che comincia con l’album, prosegue con l’autobiografia («Il suono della domenica»), si conclude con i concerti: «Penso però a un appuntamento che possa ripetersi tutti gli anni con formula diversa. Una volta con l'orchestra, una volta acustica, un’altra con una sola sezione di soul e rhythm and blues. Ma non c'era mai stata l’occasione. Quest’anno ho aggiunto 9 date apposta in Francia per fare capitare sotto Natale Reggio Emilia. Perchè quest’anno in modo particolare ha più senso cominciare questa tradizione: perchè ho fatto un disco che parla solo delle mie radici e ho scritto un libro che parla delle mie radici. È un coordinato. In questo splendido teatro ho sempre sognato di poter suonare. Domani sera ci sarà la ripresa televisiva in diretta (alle 21 su Raidue): sono piuttosto in ansia perchè me le vado a cercare. Fosse registrata, puoi aggiustarla come fanno molti. Ma il bello di questo mestiere è anche andare senza paracadute».

Il debutto in teatro un po' spaventa, dunque. «All’inizio mi dicevano: in teatro non ci sei mai stato, è la prima volta. E allora? Lì non è che puoi suonare troppo forte... Vedremo. La musica basta che sia buona. All’inizio ho detto: proviamo con una sera. È andata bruciata in due ore. Ne abbiamo aggiunta una seconda, poi una terza.... Dovevamo farne sei, ma ho una band variopinta. Ci sono molti americani che per arrivare la vigilia di Natale a casa devono partire per forza il 22 dicembre. Se no potevamo fare altre tre date. Le faremo un’altra volta».

L'appuntamento clou è domani. «Ci sarà un coro gospel per la diretta che abbiamo chiamato direttamente Los Angeles - spiega – 40 cantanti di gospel che canteranno con me Diamante, Celeste, Va pensiero, Overdose d’amore. Poi con loro c'è un cantante mitico, Eddie Floyd, quello di Knock on wood’'.

Per Zucchero è un tuffo nel passato. Ma vuole che non sia un semplice «amarcord’'. A Reggio, spiega, ha vissuto «cose forti, che altre non sono mai riuscite a rimpiazzare. Nonostante i riconoscimenti, i successi, sono rimaste insostituibili».

Infine «Il suono della domenica»: «Un suono rarefatto, caldo, pastoso – spiega – che purtroppo non sono riuscito mai più a trovare. Perchè non lo senti più. Ti alzi la domenica mattina ed è una giornata come un’altra. Il solito traffico, il solito casino. Una volta alla domenica non sentivi una macchina passare. Venivi svegliato dai bimbi che giocavano fuori, dalle campane della chiesa, dall’odore del ragù. Era il sapore della pace, della tolleranza, della solidarietà. Chocabeck non è però un album amarcord, è fatto per contrappunto al casino di oggi, alla mancanza di solidarietà. Qui stiamo andando male. Voglio dire, ricordatevi che si potrebbe anche vivere in modo più umano. C'è poco amore nel mondo. È un problema generalizzato. Io vivo in un paesino in montagna dove la domenica è domenica. Come diceva Pavarotti, puoi essere planetario, ma poi parli dialetto. Con lui facevamo cene nella sua casa su Central Park coi ciccioli e il Parmigiano Reggiano e parlavamo dialetto. C'era l’amico d’infanzia Panocia con cui giocavamo a briscola». Anche oggi Zucchero cerca di «santificare» la domenica». «Quando non sono in tournè - racconta – la domenica non riuscirei a lavorare. Deve essere dedicata a te, alla famiglia, altrimenti è un casino».

 Alla fine della conferenza il sindaco Graziano Delrio e il presidente del Comitato Primo tricolore hanno donato a Zucchero una copia della bandiera che fu scelta a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 come vessillo della Repubblica Cispadana. «Ci tenevo molto, davvero», ha commentato Zucchero.

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