Spettacoli

Ivano Fossati: "Se guardo indietro potrei perdermi"

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Non c'è tempo per voltarsi e guardarsi alle spalle. Bisogna sempre andare avanti. Ma il passato, come una 'Dolce acqua', bagna ogni momento del suo presente, traccia viva che segna il solco del suo futuro. «Ho scritto così tanta musica che raramente mi sono voltato a guardare indietro e quando ho avuto voglia di farlo qualcuno mi ha subito chiesto di scrivere qualcosa di nuovo». Ivano Fossati si racconta all’ANSA alla vigilia della tappa sarda, l’8 gennaio al Teatro Lirico di Cagliari, di «Decadancing Tour», ciclo di concerti d’addio alle scene che ha fatto registrare il gran pienone dal nord al sud dello Stivale.
E la Sardegna è entrata di prepotenza per suo preciso desiderio nell’itinerario italiano dell’ultima fatica live e della sua sconfinata carriera. «Un genovese in Sardegna non può trovarsi male – racconta il cantautore ligure – Si dice che noi genovesi siamo spesso spigolosi e diretti. Lo stesso si dice dei sardi. Ci piace la riservatezza, concediamo l’amicizia quando ne vale la pena e forse non sono luoghi comuni. Poi in genere non amiamo le parole inutili proprio come voi, però entrambi sappiamo goderci la vita e l’amicizia. Siamo popoli antichi, con uno sguardo ci riconosciamo e basta poco per capirsi».
Il concerto promossa da Spettacoli&Musica regala ai suoi fan un’antologia musicale: brani tratti dal suo ultimo album, e altri, intramontabili, da «Viaggiatori d’Occidente» a «La mia banda suona il rock» a «C'è tempo», fino alle indimenticabili note a metà tra jazz, rock e sperimentazioni di «Dolce Acqua», il successo targato Delirium del lontano 1971. Brani che hanno impreziosito le pagine della storia della musica italiana d’autore. Una carrellata tra sogno, magia, quotidianità, emozioni, impegno civile e ricerca incessante. Partito il 9 novembre da Milano, il tour dell’autore di «La costruzione dell’amore», si conclude nella sua Genova che porta ancora i segni della terribile alluvione.*
«Genova – dice il cantautore – è la città più blues d’Italia e invece tutti la conoscono solo per i cantautori. Ho sentito suonare il blues elettrico nei locali fin da quando avevo quattordici anni. Nelle città di porto la musica paradossalmente ha sempre circolato perfino più velocemente che in rete. A Genova oggi si suona insieme ai musicisti senegalesi, con gli algerini e così la musica e l’ispirazione si rinnovano. Per questo penso che Cagliari, Napoli, Genova, Marsiglia con i loro porti si somiglino, soprattutto nell’essere dei grandi contenitori di umanità preziosa che fa circolare le idee e lascia avvicinare il futuro, ma dolcemente alla velocità giusta». 
(di Maria Grazia Marilotti)


 

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