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Franconi Lee: "In questa Aida è l'amore a prevalere nel finale"

Franconi Lee: "In questa Aida è l'amore a prevalere nel finale"
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 Giulio Alessandro Bocchi

Va subito al proprio maestro il pensiero di Joseph Franconi Lee. Era il 2005 e nel pieno della preparazione di «Aida», per il Festival Verdi, il regista Alberto Fassini, che era stato anche collaboratore di Luchino Visconti, era venuto a mancare. Al giovane Franconi Lee era dunque toccato il compito di portare in scena quella che era l’idea di Fassini, cercando di rendere omaggio, il più possibile, all’arte del maestro.
«Quest’Aida con le scene e i costumi di Mauro Carosi - spiega il regista parlando dell'allestimento dell'opera che inaugurerà venerdì alle 20 la stagione 2012 del Regio - tornerà con qualche sottile differenza in quello che riguarda l’aspetto mimico e nei balletti. In questo mi ha dato un aiuto importante la coreografa Marta Ferri con la quale abbiamo analizzato a lungo molti geroglifici per ispirarci. Quest’Aida, infatti, è costruita quasi come se si scendesse in una tomba egizia e poco a poco i geroglifici prendessero vita. È uno spettacolo ispirato al mondo dei morti, come si vede anche dai suoi colori tra i quali prevale un blu lunare; nel finale però, a differenza del 2005, più che il terrore per la sepoltura prevarrà l’amore e la speranza nel sogno di un mondo migliore per Aida e Radames, come sottolinea anche la bellissima musica scritta da Verdi. In questo mi sono fatto aiutare molto anche dalle luci di Guido Levi».
Franconi Lee, nato a New York, ha intrapreso anche studi musicali alla Juilliard School e forse anche per questo ritiene che per uno spettacolo sia vitale l’accordo con il direttore d’orchestra. 
«Le mie regie sono tradizionali - continua - soprattutto nel senso del rispetto della musica: la musica nell’opera lirica deve restare sovrana. Alcuni registi cercano di prevalere sugli autori imponendo la loro visione, ma molto raramente ci riescono se partono già con quest’idea di mettere l’opera in secondo piano. Per questo è importante lavorare in pieno accordo con i direttori. Sono molto contento perché Antonino Fogliani ha partecipato a tutte le mie prove».
Anche il rapporto con i cantanti è vitale.
 «Non bisogna mai chieder loro - prosegue - cose che li mettano in difficoltà. Con questo cast tutto composto da giovani, comunque, mi sono trovato perfettamente e devo ammettere che per una volta tutti davvero avevano il "phisique du rôle"».
 Forse per il particolare rispetto dell’opera e delle tradizioni (pur cercando di inserire sempre elementi personali) nei suoi allestimenti, la severità del loggione non gli ha mai dato problemi. 
«Qui a Parma ho presentato già molte regie e con il pubblico del Regio mi sono sempre trovato molto bene». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • serena

    26 Gennaio @ 09.09

    ero alla generale ieri pomeriggio,mi è piaciuta molto,curiosi i costumi stile Hollywood sul Tevere anni 50, ho notato errori ma forse voluti, tipo la scena davanti allo statuone del dio Ptah che rappresentava invece un faraone.ed altre piccole cose ma l'impostazione scenica era quella di una favola (amneris aveva in testa un copricapo come quello delle zarine medievali.... Mi è piaciuta molto Aida e suo padre.... un pò meno radames soprattutto agli inizi. Insomma mi sono divertita

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