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Cinema recensioni - Sfida senza regole

Cinema recensioni - Sfida senza regole
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di Lisa Oppici

L'occasione è di quelle ghiotte, almeno sulla carta: vedere insieme due mostri sacri come Al Pacino e Robert De Niro (quest’ultimo, a dire il vero, da qualche tempo piuttosto appannato, bravissimo nel distruggersi da solo con scelte sciagurate) non è cosa da tutti i giorni. Tutt'altro. Già, perché i due grandi attori italo-americani insieme hanno lavorato pochino: nel «Padrino parte II», dove però non recitano mai nella stessa scena, e nell’«Heat» di Michael Mann, dove s'incrociano solo per una manciata di minuti comunque memorabili. Qui invece sono insieme fin dall’inizio, fin dalle primissime inquadrature al poligono di tiro (una sorta di trailer nel film, quasi a «dichiarare» fin da subito al pubblico che qui la coppia c'è), ed è più facile contare le scene in cui non sono presenti entrambi che fare il contrario.

La coppia c'è, dunque, e le due star sono spesso per non dire sempre gomito a gomito; il film, però, c'è decisamente meno, soprattutto se si pensa a ciò che Avnet aveva a disposizione. De Niro e Pacino sono due poliziotti di New York che lavorano insieme da trent'anni: sbirri che ne hanno viste troppe, gente che di fronte alle storture e alle falle del sistema (un killer di bambini non condannato dal giudice in virtù di un alibi falso) è arrivata anche a pilotare il corso degli eventi andando contro le regole. Ora i due sono chiamati a indagare su una serie di omicidi compiuti dal «poeta», un assassino che sul luogo del delitto lascia sempre alcuni versi in rima: omicidi in buona parte «riparatori», di criminali sfuggiti alle maglie della giustizia. Rooster e Turk indagano con altri due agenti, e quando si fa strada l’ipotesi che «il poeta» sia un poliziotto le cose si complicano, perché i sospetti cadono subito su Turk. Dire che Jon Avnet non è né Francis Ford Coppola né Michael Mann è senz'altro tranchant, ma rende bene l’idea. Autore «terrestre», di mestiere, Avnet anche qui non va oltre se stesso, confezionando un thriller ordinario che i due divi non riescono a far decollare davvero. Colpa di una certa piattezza e lentezza di fondo (il film dura un’ora e quaranta ma sembra molto più lungo) e di una sceneggiatura che s'accende solo nell’ultimo quarto d’ora, quando anche le due star danno il meglio di sé (bello il faccia a faccia finale). Quel quarto d’ora «merita», anche se è poco per salvare tutta la pellicola: pellicola nella quale Pacino e De Niro (meglio il primo del secondo) si mettono al servizio della causa, ma forse i primi a non essere del tutto convinti dell’operazione sono proprio loro.

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