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"Diaz", anteprima che brucia

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Enrico Marcoz

A Genova arriva «Diaz», film di Daniele Vicari sulle violenze compiute dalle forze dell’ordine in occasione del G8 del 2001, e nella città ligure si riapre una ferita mai del tutto rimarginata. Come un lutto non elaborato, come uno choc mai smaltito, le drammatiche vicende di quei giorni riaffiorano nella memoria collettiva al primo spunto. Ne è sicuro l’assessore genovese alla cultura, Andrea Ranieri, che parla del bisogno di «ricucire una delle ferite peggiori della democrazia italiana». Ne è sicuro il regista Daniele Vicari, secondo cui «Genova è ancora investita dall’onda d’urto del G8 e tutt'ora si interroga su cosa è accaduto: sono passati troppo pochi anni per dimenticare». Ne è sicuro il produttore Domenico Procacci, che parla «della tragedia di una società, anzi di una civiltà». Ma soprattutto ne è sicuro Ignazio Oliva, attore e genovese doc, che all’epoca dei fatti era in piazza tra i manifestanti: «Sono stati i giorni più brutti della mia vita. È stata una sensazione forte rivivere quei momenti davanti alla telecamera. Le ferite qui a Genova non si sono per niente rimarginate».
Il film è stato girato solo in parte (una decina di giorni) nel capoluogo ligure mentre il set principale è stato allestito alla periferia di Bucarest. «Appena arrivati a Genova ci sono stati sequestrati tutti i mezzi di scena, non è stato un gran benvenuto» rivela Vicari sorridendo. «Vedendo il film - aggiunge – si scoprono molte cose. È una cucitura di avvenimenti complessi che da soli perdono significato: non si capiscono i fatti della Diaz senza quelli della caserma di Bolzaneto e viceversa». La ricostruzione è stata fatta sugli atti processuali e sulle sentenze della Corte di Appello, «che ho impiegato tre anni, giorno dopo giorno, a leggere» sottolinea il regista. Poche le immagini di repertorio: l’irruzione della polizia nella scuola Diaz, l’uscita dei feriti, la morte di Carlo Giuliani, il premier Berlusconi che accoglie i capi di Stato, gli scontri. «E' un film selettivo – prosegue Vicari – che racconta in modo stretto i fatti. È anche un film corale, perchè la vicenda coinvolge tutta la collettività». Il cosiddetto “livello politico” nella catena delle responsabilità è rimasto fuori, «per non tradire un avvenimento che non può avere alcuna giustificazione». «Temo comunque – osserva Domenico Procacci – che il film possa diventare terreno di scontro politico, come in Italia da parecchi anni accade su tutto».
«Diaz» uscirà nelle sale italiane il 13 aprile e sarà distribuito in numerosi paesi esteri. «C'è stata tanta richiesta, non accade spesso ai film italiani» spiega il fondatore della casa di produzione Fandango, prima di rivelare di aver «sviluppato all’inizio un progetto sulla morte di Carlo Giuliani, in particolare sul tentativo dei genitori di arrivare al processo, ma che non è andato a buon fine». Poi ammette: «Sarebbe bello fare un film anche su di lui...».

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